elezioni EUROPEE 2019

Volt Europa si candida in sette Paesi e punta a 25 deputati

di Riccardo Sorrentino


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Andrea Venzon, fondatore e presidente del movimento - Imagoeconomica

3' di lettura

Almeno 25 deputati. È questo l’obiettivo che si è posto, nella sua assemblea generale di Amsterdam, Volt Europa, il movimento paneuropeo che si presenterà alle prossime elezioni in almeno sette Paesi dell’Unione con un programma unico, approvato nel fine settimana da 500 persone riunite nella capitale olandese.

Un nuovo europeismo
Il movimento, presente in 32 Paesi - raggiunge quindi anche stati che della Ue non sono membri - è dichiaratamente europeista: «Il semplice fatto che centinaia di persone provenienti da tutta Europa abbiano discusso, e alla fine concordato, su di un programma politico così ambizioso è la prova
che l’Europa, per quanto diversa, possa essere unita in una causa comune» è il commento - affidato a un comunicato - di Colombe Cahen-Salvador, leader politica del movimento che, dopo le europee, si presenterà alle elezioni locali e nazionali.

Una sfida «dura»
Volt non si nasconde le difficoltà: «Sarà dura, lo sappiamo - spiega Andrea Venzon, fondatore e presidente del movimento - ma sappiamo che la politica è questo, non è una favola da ascoltare e in cui fare gli spettatori. Vogliamo colmare le lacune lasciate dalla realtà politica di questi anni, conoscere nuove persone e stiamo lavorando per questo».

Tre obiettivi per l’Europa
Volt ha adottato tre obiettivi: “riparare” l’Europa, trasformarla in una potenza economica, e costruire una società giusta e sostenibile. All’interno di queste tre parole d’ordine, il programma sembra accogliere accoglie suggerimenti di diversa origine: il progetto europeista di Emmanuel Macron insieme alle nuove frontiere della democrazia partecipativa, l’adozione entusiasta dell’economia della conoscenza e della crescita sostenibile associato a un federalismo delle nazioni.

Superare l’unanimità
Sul piano politico il movimento - fondato da tre giovani: l’italiano Venzon, la francese Cahen-Salvador e il tedesco Damian Boeselager - è infatti dichiaratamente federale, anche se di un federalismo oggi limitato agli attuali Stati Nazione. Intende nello stesso tempo snellire il processo decisionale europeo introducendo una regola di maggioranza su tutte le materie, superando quindi il potere di veto che molti stati - sia pure solo su alcune questioni - ancora possiedono.

Crescita e occupazione obiettivi della Bce
Viene auspicato il completamento dell’Unione attraverso l’Unione bancaria e la creazione di un vero ministro delle Finanze. Quasi avvicinandosi a una certa cultura populista, almeno per un osservatore italiano, Volt propone di dare alla Bce il potere di sostenere occupazione e crescita oltre che di risolvere le crisi finanziarie: un’idea destinata in realtà solo a complicare la leggibilità della politica monetaria e ad aggiungere retorica inutile alla comunicazione della Banca centrale, che su questi temi può fare poco e male. Sul piano fiscale, il movimento intende armonizzare le imprese sulle imprese (15% l’aliquota proposta) e a escludere deroghe per le multinazionali.

Bilanci partecipati e assemblee di cittadini
Una maggiore trasparenza del Parlamento associato a nuovi strumenti di partecipazione politica come le piattaforme digitali per i cittadini, il bilancio partecipato, e più banalmente il voto elettronico rappresentano un’apertura verso la parte più giovane e più avanzata politicamente dell’elettorato, che in Europa è rappresentata solo rappresentata mentre in Italia potrebbe sentirsi ora troppo stretta dall’evoluzione impressa al Movimento Cinque Stelle.

Istruzione,ricerca e reddito minimo
La politica economica in senso stretto punta molto sull’istruzione, a tutte le età, e sulla ricerca e sviluppo - le cui spese devono raggiungere il 4% del pil entro il 2025 - finalmente considerate come un elemento fondamentale anche per la crescita. Non manca la richiesta di investimenti - possibilmente “verdi” e sostenibili, una costante per Volt - per le aree più in difficoltà sul piano occupazionale. Diventa un punto centrale la facilità di creare imprese - tre giorni a costi amministrativi minimi è l’obiettivo finale - e nello stesso tempo si vuole introdurre - ma le indicazioni restano molto generali - un reddito minimo che superi il livello di povertà: una misura, questa, che punta a risolvere problemi concreti e molto sentiti soprattutto in alcuni Paesi, tra cui l’Italia, ma la cui efficacia dipende molto da come sarà applicata.

Una politica uniforme sui rifugiati
Una parte importante del programma riguarda l’immigrazione, anche quella dei lavoratori, che - secondo la dichiarazione di Amsterdam - va gestita nel miglior modo possibile, uniformando le politiche e le regole sui rifugiati e i richiedenti asilo e adottando politiche che «assicurino l’integrazione e i benefici per l’economia». L’idea è di «proteggere lavoratori domestici e immigrati dagli effetti negativi delle migrazioni». I diritti delle donne, la riduzione delle violenze e delle discriminazioni da parte delle forze dell’ordine, e una politica per la casa completano il programma.

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