intervista a Giorgio Airaudo

Volumi e modelli per rilanciare la produzione

Segretario Fiom Piemonte

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2' di lettura

«Tra la vita e la morte sceglierei l’America». Risponde con questa battuta Giorgio Airaudo, segretario della Fiom Piemonte, alla domanda su ombre e luci della fusione tra Psa e Fca. «Voglio vedere le opportunità che derivano da questo passaggio per il Paese – chiarisce – a condizione che però il nuovo Governo si occupi di automotive».

Un bilancio positivo dunque?
L’operazione ha risolto alcuni problemi strutturali. C’è una dimensione di scala più ampia e piattaforme più innovative, con investimenti che Fca da sola non sarebbe stata in grado di fare. La fusione permette di recuperare i ritardi sull’elettrico, le piattaforme Peugeot sono un’eccellenza.

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Come impatterà il nuovo management sul tessuto produttivo italiano?
Noi dobbiamo relazionarci con Stellantis sapendo che l’ad non è un uomo della «nostra» azienda ma è «degli altri», dunque va conquistato all’Italia, al saper fare italiano, al sistema della fornitura globale costruito in Italia. Nel paese ci sono campioni internazionali di fornitura che vanno messi a valore. Serve un Governo che parli con Stellantis e con Tavares più di quanto fatto finora.

Lei ha fatto parte di una stagione di forti divisioni sindacali, siamo in un’altra epoca?
Quella stagione è finita, non ci sono più né i protagonisti né le condizioni. La dimensione globale di Peugeot e il radicamento europeo richiede un altro livello di relazioni. Il sindacato in Italia non può permettersi di essere diviso nel confronto con Stellantis. Serve oggi più che mai una legislazione sulla rappresentanza e sulla partecipazione che metta in condizioni i lavoratori italiani di pesare quanto i francesi e i tedeschi.

Volumi e modelli prodotti restano temi centrali per Torino e per l’Italia
Servirebbe andare oltre il “Piano Marchionne” che di fatto, complici anche le crisi di mercato, non si è realizzato. Gli stabilimenti italiani hanno continuato a fare cig e sono più dissaturati degli altri impianti europei. Abbiamo bisogno di volumi, di mercato e di infrastrutture per la nuova mobilità, anche produttive. In questo il Recovery Plan dovrebbe dare un contributo importante.

Maserati è un’occasione per Torino o un problema?
Maserati ha una nuova occasione, ma deve trovare un suo spazio. La destinazione del segmento di auto B alla Polonia, dove per la prima volta nascerà un’Alfa fuori dal territorio italiano, ci dice che in Italia si potranno fare modelli dal segmento C in su. Servono prodotti nuovi e forse una nuova distribuzione che permetta di sfruttare la capacità produttiva degli stabilimenti italiani.

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