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Volvo XC60, come va e come è fatto il suv medio svedese

di Giulia Paganoni


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3' di lettura

Volvo XC60, la sorella minore della XC90. Nata nel 2008 portando in dote il sistema di frenata d'emergenza, fino a quel momento inedito. Negli ultimi tre anni è stato il suv di media dimensioni più venduto in Europa, totalizzando quasi un milione di esemplari al livello globale, circa il 30% del fatturato complessivo di Volvo. Facile intuire che la nuova generazione porta con sé un'eredità importante ma nasconde anche alcune novità di altrettanto valore, dato che dovrà vedersela con modelli come Alfa Romeo Stelvio, Audi Q5 e Bmw X3.

Volvo XC60, tutte le foto del suv

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La casa svedese sta vivendo un momento di razionalizzazione produttiva importante che vedrà nei prossimi anni l'impiego di due sole piattaforme per l'intera gamma: la SPA (Scalable Product Architecture) per le serie 90 e 60 e la CMA (Compact Modular Architecture) per la serie 40.

La nuova XC60 è costruita appunto sulla SPA e ciò significa una condivisione tecnologica, infotainment e sistemi di propulsione con la più grande XC90. Le sue dimissioni sono generose: lunga 4,69 metri, larga 1,90 metri con un'altezza da terra di 1,66 m che le permette di avere un aspetto robusto e dinamico.

Il bagagliaio è capiente ma da una Volvo di queste dimensioni ci si aspetterebbe qualcosa in più di 505 litri, soprattutto guardando ai 525l della Stelvio o ai 550l di Audi Q5. Nell'anteriore si fanno notare i fari a led a forma di martello di Thor mentre nel posteriore una novità è rappresentata dai fari a forma di L che si estendono anche al portellone. Negli interni è ben visibile la qualità dei materiali e le rifiniture. Dal punto di vista tecnologico, si è cercato di rendere più immediata la fruizione delle informazioni dell'auto.

Il cruscotto è digitalizzato e comunica con il display touch da 9 pollici posto al centro della plancia in posizione verticale da cui si gestiscono tutte le funzioni dell'auto, dall'impostazione della navigazione all'attivazione dei sistemi di sicurezza fino alla climatizzazione. Quest'ultima, a nostro parere, non è una scelta ottimale in vista della sicurezza stradale, dato che distrae l'attenzione dalla guida. La connettività si basa sulla piattaforma Sensus di proprietà di Volvo e permette di stare sempre connessi avendo a disposizione 20 GB al mese per i primi sei mesi per poi decidere se prolungarlo, fare un contratto a parte o sfruttare l'Hotspot dello smartphone per navigare. È possibile anche sfruttare il traffico dati dell'auto per navigare con lo smartphone.
Oltre al livello estetico e di infotainment, le seconda generazione di XC60 si distingue per i sistemi di assistenza alla guida, in particolare per il Pilot Assist che gestisce freno, acceleratore e sterzo fino a una velocità di 130 km/h e senza necessariamente avere un'auto che precede a cui “attaccarsi”. Questo è un ulteriore passo che la casa di Göteborg fa verso l'obiettivo fissato per il 2020 di portare a zero il numero di incidenti stradali fatti con delle Volvo. Inoltre, con questi sistemi, negli ultimi cinque anni è stata riscontrata una diminuzione della richiesta di lamierati di ricambio del 50%. Da precisare che non si tratta di guida autonomia, bensì di sistemi di guida assistita che richiedono sempre attenzione da parte del conducente e che questo tenga le mani sul volante, come previsto dalla legge italiana. Durante il test drive, abbiamo riscontrato una buona risposta del sistema in contesto autostrade, mentre sulle strade collinari e in città è ancora da perfezionare per la lettura della segnaletica orizzontale, per l'avvicinarsi di rotatorie e perché non è in grado di ripartire da sola dopo un arresto completo.
Le prime motorizzazioni disponibili saranno quattro cilindri 2 litri: il D4 AWD da 190 cv, il D5 da 235 cv AWD, il T5 AWD da 245 cv e, rispondendo alla strategia di elettrizzazione annunciata, viene proposta la versione T8 Twin Engine Plug-in Hybrid che vede il motore termico accoppiarsi al motore elettrico posizionato sull'asse posteriore, raggiungendo quindi una potenza di 407 cv. Oltre a questi, prossimamente arriveranno anche il D3 e il D4, entrambi con trazione anteriore e sempre quattro cilindri 2.000cc.
Per la prova abbiamo utilizzato il D5 da 235cv con cambio automatico a otto rapporti. L'erogazione della potenza non è aggressiva e il cambio è ben accoppiato. Si è notato un buon comportamento in fuori strada impostando la modalità di guida off-road, quasi come se avesse delle ridotte. Inoltre, è molto maneggevole nelle manovre grazie alla telecamera 360 che permette di avere un'ottima visuale dell'auto e del suo intorno, potendo scegliere di zoomare sulla telecamera anteriore, posteriore, laterale sinistra e laterale destra. Il prezzo parte da poco più di 48mila euro per la motorizzazione D4 e con l'arrivo del D3 il prezzo di abbasserà fino a poco più di 44mila euro.

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