COMMISSIONE ue

Von der Leyen, come funziona il voto di oggi e cosa può succedere dopo

Oggi la presidente designata della Commissione cerca il via libera dell’Eurocamera. Ha bisogno di 374 voti. Se li ottiene, si procede con la formazione della Commissione. Ma cosa può succedere in caso contrario? E di cosa si occupa il numero uno dell’esecutivo Ue?

di Alberto Magnani


Dall'Europarlamento alla Commissione, come funzionano le istituzioni Ue

3' di lettura

È il giorno del giudizio per Ursula von der Leyen . La ministra tedesca della Difesa, indicata dal Consiglio europeo come presidente della Commissione, dovrà passare dal voto del Parlamento nella seduta del 16 luglio. L’Eurocamera, riunita in plenaria a Strasburgo, esprimerà il suo verdetto tra le 18 e le 20, dopo il discorso tenuto da von der Leyen nella stessa mattinata di martedì. In caso di via libera dell’assemblea, la donna politica tedesca potrà passare agli step successivi per la scelta dei commissari e la formazione dell’esecutivo comunitario. In caso contrario, come ironizzano alcuni a Strasburgo, «saltano le ferie»: il Consiglio europeo, l’istituzione che riunisce i capi di Stato e Governo della Ue, dovrà rimettersi al lavoro per selezionare una nuova figura in tempi stretti. In quel caso l’Europarlamento dovrebbe tornare al voto a settembre, dopo la pausa estiva in calendario ad agosto.

Come funziona l’elezione in Parlamento e cosa può succedere?
Dopo la scelta del Consiglio, avvenuta con voto a maggioranza qualificata, il presidente passa al vaglio degli eurodeputati. Il via libera scatta in caso di maggioranza, cioè la metà più uno dei parlamentari. In teoria il margine richiesto sarebbe di 376 eurodeputati su 751. Von der Leyen avrà bisogno “solo” di 374 voti su un totale di 747 parlamentari, visto che mancano all’appello tre eurodeputati catalani esclusi dal Parlamento e il danese Jeppe Kofod, nominato ministro a Copenaghen e in attesa di essere sostituito). Il voto è a scrutinio segreto. In caso di esito favorevole, von der Leyen porterà avanti la procedura per l’insediamento della Commissione entro i termini stabiliti. In particolare, il neo-presidente sceglie insieme al Consiglio «l'elenco delle altre personalità che propone di nominare membri della Commissione», a propria volta sottoposte a un processo di selezione di fronte all’Eurocamera. E in caso di esito negativo? Se von der Leyen resta al di sotto della soglia necessaria, il Consiglio è obbligato a individuare entro un mese un nuovo candidato, sottoponendolo alla stessa procedura con l’Eurocamera.

Ci sono previsioni sull’esito del voto?
Più di una. Il «consensus» diffuso a Strasburgo è che von der Leyen possa incassare l’approvazione dell’Eurocamera, anche grazie ai buoni riscontri ottenuti con la sua doppia lettera ai gruppi politici dei liberali (Renew Europe, 108 seggi) e socialisti (Socialisti&Democratici, 154 seggi). I secondi, in particolare, potrebbero aver apprezzato l’annuncio di von der Leyen di scaricare il controverso numero due di Juncker Martin Selmayr. Una mossa comunicata, non accidentalmente, a margine di una riunione del gruppo sul voto di oggi. Come ha scritto il Sole 24 Ore, von der Leyen dovrebbe partire da una base di 400 consensi. L’asticella è al di sopra del minimo di 374 voti, ma con un margine abbastanza esiguo e frutto del compromesso fra forze all’estremo opposto dell’Eurocamera. Il timore è che la Commissione nasca già fragile, con una legittimazione più tenue di quelle che servirebbe per una legislatura a prova di pulsioni euroscettiche.

Ma cosa fa il presidente della Commissione?
Il presidente della Commissione equivale, a grandi linee, a un capo di governo della Ue. Il suo ruolo e la sua elezione sono disciplinati dall’ articolo 17 del Trattato sull’Unione europea . Il numero uno dell’istituzione ha il compito di definire la linea della Commissione («definire gli orientamenti nel cui quadro la Commissione esercita i suoi compiti»), decidere «l'organizzazione interna della Commissione per assicurare la coerenza, l'efficacia e la collegialità della sua azione» e nominare i vicepresidenti tra i commissari, fatta eccezione per l'alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza. In aggiunta, il presidente è investito da un ruolo di leadership (l’articolo 248 del Trattato sul funzionamento della Unione europea stabilisce che «i membri della Commissione esercitano le funzioni loro attribuite dal presidente, sotto la sua autorità») e può richiedere le dimissioni di un membro della Commissione. La figura è uscita rinforzata dal trattato di Lisbona (efficace dal 2009), visto che il suo insediamento è legittimato dall’unico organo eletto direttamente dai cittadini, il Parlamento. In primo luogo il Consiglio europeo deve tenere conto dei risultati delle elezioni continentali per indicare il suo nome, anche se il peso effettivo della prassi è stato messo in dubbio con lo smantellamento del meccanismo degli spitzenkandidaten (i candidati indicati dai gruppi politici ai leader europei). In seconda battuta il presidente «designato», come si chiama la figura scelta dal Consiglio, deve appunto ottenere il voto a maggioranza dei parlamentari europei. Quello che cercherà di fare, oggi, von der Leyen

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