SALTA INCONTRO CON NAZIONALISTI

Von der Leyen, corsa a ostacoli per la Commissione. Voto in bilico all’Europarlamento

La presidente designata della Commissione si prepara al voto dell’Eurocamera nella plenaria di Strasburgo. La ministra tedesca ha bisogno di 374 voti su 747 parlamentari per ottenere il via libera alla guida dell’esecutivo Ue. Salta il vertice con la destra di Identità e democrazia

dal nostro corrispondente Beda Romano


Ue, Von der Leyen: il debito dell'Italia e' critico

3' di lettura

Sarà un difficile e complesso esercizio di equilibrismo politico quello che sarà chiamata a compiere martedì al Parlamento europeo la presidente designata della Commissione europea. In buona sostanza, Ursula von der Leyen dovrà convincere il maggior numero di deputati europei senza urtare il nocciolo duro dei parlamentari europeisti. In una assemblea più fragmentata che in passato, il rischio di una maggioranza risicata o debitrice dei voti nazionalisti è elevato.

Il programma dei lavori, così come stabilito giovedì scorso, prevede un discorso della presidente designata, e poi un dibattito, seguito dal voto di fiducia a scrutinio segreto. La maggioranza richiesta è di 374 voti su un totale di 747 parlamentari. In questi giorni, la signora von der Leyen ha incontrato tutti i gruppi politici, salvo per ora quello che raggruppa i partiti più nazionalisti, ossia Identità & Democrazia, che raccoglie la Lega, Alternative für Deutschland e il Rassemblement National.

Il vero problema è la vicinanza all’AFD
Non è chiaro se la scelta sia dettata dai tempi stretti; dall'urgenza di coltivare gruppi più vicini alle sue idee; o dal desiderio di non avere contatti con i partiti più radicali. In quest'ultimo caso, a preoccupare la signora von der Leyen potrebbe non essere tanto la Lega (anche se la vicenda di presunti finanziamenti dalla Russia non aiuta) quanto l'AfD, un partito ai margini della scena politica tedesca. Incontrare il Rassemblement National sarebbe anche fare un torto al presidente francese Emmanuel Macron. Poco importa. Lo sguardo ormai corre al discorso a cui sta lavorando in queste ore. La presidente designata si concentrerà sui temi già emersi in questi giorni: la lotta al cambiamento climatico, il rispetto dello stato di diritto, il dossier migratorio, la riforma dell'Unione europea in senso più democratico, l'eguaglianza dei sessi, la rivoluzione digitale, la relazione con gli Stati Uniti, la Cina e la Russia, la necessità di preservare un mondo regolato da norme condivise.

Il desiderio è di trovare un equilibrio che possa convincere popolari e socialisti, liberali e verdi, e possibilmente anche alcuni conservatori e non-iscritti (di cui fa parte il M5S). In altre parole: sì all'ambiente ma senza mettere a repentaglio l'industria. Sì alla difesa dello stato di diritto, ma senza provocare eccessive tensioni nell'Unione e affidandosi alle decisioni della Corte europea di Giustizia. Sì alla flessibilità di bilancio, ma senza eccessi e rispettando appieno il Patto di Stabilità. La signora von der Leyen è certamente una europeista convinta, ma non della stessa matrice di Jean-Claude Juncker, l'attuale presidente della Commissione.

LEGGI/Chi è Ursula von der Leyen

Da lussemburghese, quest'ultimo incarna le due grandi culture del continente, quella latina e quella germanica. A scuola i suoi primi anni sono stati in tedesco, quelli successivi in francese. Ha quindi una straordinaria capacità a capire le due anime europee. Pur nata a Bruxelles, la signora von der Leyen ha le sue radici nella Germania profonda.
«In quanto europei – ha spiegato la presidente designata della Commissione europea la settimana scorsa qui a Bruxelles – dobbiamo diventare più assertivi, più coinvolti nel nostro vicinato». In questi anni, Jean-Claude Juncker ha voluto imporre una dose di federalismo in un assetto principalmente confederale.

L’incognita sul futuro dell’Europa
Sarà interessante capire come la signora von der Leyen intenda rafforzare l'Europa. In tempi di nazionalismo, la parola federalismo fa più paura di prima. Caratterialmente non dissimile dalla cancelliera Angela Merkel (una fisica), la presidente designata alla guida della Commissione europea (una dottoressa) preferirà probabilmente utilizzare la ruhige Hand, la mano leggera, come si dice in tedesco. Ciò non vuole dire che non sia una donna di polso, anzi; ma la sua gestione del potere è fondata sulla legge più che sulla forza, sulla determinatezza delle regole piuttosto che sull'incertezza dell'innovazione, sulle procedure più che sulle fantasticherie.

Secondo le informazioni raccolte qui a Bruxelles, la signora von der Leyen avrebbe il sostegno di 400 deputati. Il problema è capire se sarà una maggioranza debitrice del sostegno dei partiti euroscettici. La presidente designata gode del sostegno esplicito dei popolari e implicito dei liberali. I socialisti sono divisi. Contrari i verdi e la sinistra radicale. Incerti i conservatori e i non-iscritti. Al di là delle raccomandazioni di voto, non mancheranno i dissidenti, da una parte e dall'altra.

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