Lo scontro

Von der Leyen: legge Ungheria anti-Lgbt vergognosa, se non cambia passeremo ai fatti

Si alza lo scontro fra la Commissione e Viktor Orban sulla legge che equipara omosessualità e pornografia. Nel mirino anche la Polonia e le zone «Lgbt free»

di Alb.Ma.

Von der Leyen: "Vergognosa la legge anti-Lgbt ungherese"

2' di lettura

Si alza il livello dello scontro fra i vertici Ue e l’Ungheria di Viktor Orbán. La presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, ha sferrato un colpo diretto al leader magiaro e alla legge che vieta la condivisione di contenuti relativi all’omosessualità ai minori. «I capi di stato e di governo hanno condotto una discussione molto personale ed emotiva sulla legge ungherese, praticamente l’omosessualità viene posta a livello della pornografia, e questa legge non serve alla protezione dei bambini, è un pretesto per discriminare. Questa legge è vergognosa» ha detto der Leyen al dibattito in plenaria al parlamento europeo sulle conclusioni dell’ultimo Consiglio europeo. Se l’Ungheria non «aggiusterà il tiro», ha aggiunto von der Leyen, la Commissione «userà i poteri ad essa conferiti in qualità di garante dei trattati, dobbiamo dirlo chiaramente noi ricorriamo a questi poteri a prescindere dallo stato membro».

Nel mirino anche la Polonia: «Reagiremo su zone Lgbt free»

L’affondo di von der Leyen suggella il clima sempre più ostile fra Bruxelles e Budapest, dopo anni di schermaglie che hanno già condotto all’attivazione dell’articolo 7 dei trattati contro l’Ungheria. In questo ultimi caso, i «poteri» evocati da von der Leyen consisterebbero forse nello stop ai fondi destinati a Budapest da Next Generation EU, pari a un valore di circa 7 miliardi di euro. Il giudizio della Commissione sul Piano nazionale di rirpesa e resilienza è atteso per il 12 luglio, ma la finestra che si apre nel frattempo offre uno strumento di pressione a Bruxelles. «Dall’inizio del mio mandato abbiamo aperto circa quaranta procedure di infrazione legate alla protezione dello stato diritto e altri valori Ue e se necessario apriremo altre procedure» ha specificato von der Leyen.

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La stretta della Ue sul rispetto dei diritti della comunità Lgbt riguarda anche un altro paese accusato di inclinazioni autocratiche: la Polonia. Von der Leyen, sempre nel dibattito in plenaria, ha stigmatizzato l’istituzione delle cosiddetti zone «Lgbt free», ovvero le amministrazioni del Paese che si auto-qualificano come libera dalla presunta «ideologia Lgbt». «Non possiamo - ha detto von der Leyen - restare a guardare quando ci sono regioni che si dichiarano libere dagli Lgbt. Non lasceremo mai che parte della nostra società sia stigmatizzata a causa di quello che si pensa, dell’etnia, delle opinioni politiche o credi religiosi». «Non dimentichiamo che quando difendiamo parti della nostra società noi difendiamo la libertà di tutta la nostra società», ha aggiunto.

Portavoce Orbán. dibattito a Eurocamera? Una parata da circo

Orbán non sembra intenzionato a fare passi indietro. Il primo ministro ungherese aveva già rispedito al mittente le accuse, ribadendo la tesi che la legge «non è omofoba» ed è stata concepita per tutela dei minori. Zoltan Kovacs, il suo portavoce, ha definito una «parata da circo» il dibattito all’Eurocamera e accusato la Commissione di «imperialismo morale» verso l’Ungheria. «Che peccato! Il cosiddetto dibattito oggi al Parlamento europeo sulla legge sulla protezione dell’infanzia in Ungheria è stata una parata da circo, un nuovo livello di imperialismo coloniale e morale, un attacco all’Ungheria e Orbanofobia». La presidente della Conservatori e riformisti Giorgia Meloni, ha criticato in mattinata «l’ennesimo inaccettabile ricatto politico contro il legittimo governo di una nazione sovrana».

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