IL VOTO

Il Parlamento europeo vota la fiducia alla Commissione von der Leyen. I 5S si spaccano

L'Eurocamera dà il via libera all'esecutivo guidato dall'ex ministro tedesco. Nel suo discorso al Parlamento europeo, la presidente in pectore dell'esecutivo ha aperto a una maggiore flessibilità sulle regole di bilancio ed elogia il commissario designato dall'Italia

di Alb.Ma.


Commissione Ue, maggioranza più rischiosa ma più originale e coraggiosa

4' di lettura

Il Parlamento europeo, riunito in plenaria a Strasburgo, ha votato la fiducia alla Commissione di Ursula von der Leyen con 461 sì, 157 no e 89 astensioni.

Il collegio ha incassato il via libera dell'assemblea grazie al sì (quasi) compatto del fronte pro-europeo di Popolari, Socialisti e i liberali di Renew Europe, con il sostegno esterno di partiti singoli. La delegazione italiana dei Cinque stelle si è spaccata con 10 voti favorevoli, due astensioni e due voti contrari. Gli eurodeputati grillini minimizzano la divisione, parlando di «scelte personali» e ribadendo che la maggioranza del gruppo è favorevole al nuovo esecutivo europeo.

Ora la squadra di von der Leyen deve passare per il via libera formale del Consiglio europeo prima di entrare in carica il 1 dicembre. Il suo debutto arriva con un ritardo di un mese rispetto alla data di insediamento originaria, prevista per il 1 novembre scorso.

L’apertura alla flessibilità e la «fiducia» in Gentiloni
Nel suo discorso (PDF) prima del voto, von der Leyen aveva aperto all’utilizzo della flessibilità sulle regole di bilancio. «Dare tempo e spazio per permettere alle nostre economie di crescere. Dobbiamo usare tutta la flessibilità consentita».

Von der Leyen ha sottolineato la sua fiducia per l'ex premier italiano Paolo Gentiloni, indicato per il portafoglio dell'Economia nell'esecutivo che si dovrebbe insediare il primo novembre. La scelta di Gentiloni aveva sollevato qualche critica, soprattutto sulla (presunta) parzialità del politico rispetto alla situazione delle finanze italiane. «Ogni Stato membro dell'Ue si è impegnato per gli obiettivi di sviluppo sostenibile dell'Onu - ha detto -Paolo Gentiloni gestirà il raggiungimento degli obiettivi ne è convinto e io credo in lui».

    L’unione bancaria e l’emergenza climatica
    Nel suo discorso, Von der Leyen ha indicato i punti-chiave del suo programma in visto del quinquennio a Palazzo Berlaymont. «Nei prossimi 5 anni - ha detto - la nostra unione porterà avanti una trasformazione di società e economia, è la cosa giusta da fare e non sarà semplice». Fra le prime urgenze c’è il completamento dell’unione bancaria: «Va completata l'unione bancaria per rendere il sistema finanziario più forte e in grado di reagire agli choc» ha detto.

    Von der Leyen ha calcato la mano anche sulla necessità di estendere gli standard europei sul clima oltre ai confini della Ue. Sullo sfondo c’è il progetto di un green new deal, un piano di riconversione ecologica dell’industria dell’Eurozona. «Il cambiamento climatico riguarda tutti e noi ci candidiamo a essere un soggetto in grado di definire gli standard globali - ha detto - Ma è evidente che dobbiamo portare con noi il mondo intero a convergere sugli obiettivi». D’altronde, ha aggiunto von der Leyen, l’obiettivo è garantire che si mantengano «parità di condizioni nel mercato».

    Venezia sott’acqua, non perdiamo tempo
    Sempre sul fronte dell’emergenza climatica, von der Leyen ha ricordato il caso di Venezia. «La protezione del nostro clima è una questione esistenziale per l'Europa e per tutto il mondo e non potrebbe essere altrimenti - ha detto - Vediamo Venezia sott'acqua, le foreste in Portogallo colpite da incendi, la siccità in Lituania; è successo anche in passato, ma non possiamo perdere neanche un secondo, dobbiamo lottare contro il cambiamento climatico».

    L’equilibrio sulla questione migratoria
    Su un altro dossier scomodo, quello delle migrazioni, von der Leyen ha provato a manteere un approccio equilibrato. Da un lato sono scattati gli applausi quando ha dichiarato che l’Europa «sarà sempre un riparo
    per coloro che hanno bisogno di protezione internazionale». Dall’altro, von der Leyen ha ribadito l’importanza della «responsabilità» nella gestione dei flussi e dei rimpatri.

    «È nel nostro interesse che coloro che rimangono siano integrati nella nostri società, ma dobbiamo anche far si che coloro che non hanno il diritto di rimanere ritornino in patria - ha detto -. Dobbiamo spezzare questo modello crudele dei trafficanti e dobbiamo riformare i nostri sistemi di asilo senza dimenticare i valori di solidarietà e responsabilità».

    Nessun compromesso sullo stato di diritto
    Von der Leyen si è concessa anche una stoccata, tutt’altro che velata, ai paesi più riottosi rispetto allo stato di diritto europeo: Polonia, Ungheria e il blocco di Visegrad. I governi nazionalisti dell’Est Europa hanno creato più di una turbolenza con riforme giudicate autoritarie e lesive dei principi fondativi dell’Unione europea. Di recente, una sentenza del tribunale europeo ha contestato una riforma del sistema giudiziario polacco che diminuirebbe l’indipendenza della magistratura rispetto al potere politico. «Non ci può essere compr0messo quando si tratta di rispettare lo stato di diritto - ha detto - Non ci sarà mai un compromesso»

    Brexit: sarò sempre una remainer
    Sul fronte Brexit, von der Leyen ribadisce una linea già nota.
    «Un membro della nostra famiglia intende lasciare la nostra Unione - ha detto - io non ho mai sottaciuto che sarò sempre una remainer». Al tempo stesso, però, «rispetteremo la decisione dei britannici e troveremo sempre
    delle soluzioni alle sfide comuni, ma qualsiasi cosa serba il futuro per noi il legame e l'amicizia dei nostri popoli non possono essere spezzati».

    I pronostici e il voto dei gruppi
    In teoria, von der Leyen non dovrebbe soffrire troppo per incassare la fiducia dell’Eurocamera. Il fronte pro-europeo fra i Popolari, i Socialisti e i liberali di Renew Europe si è compattato per il sì alla presidente eletta, garantendo una soglia minima che va ben oltre la maggioranza semplice richiesta all’Eurocamera: 444 voti, un margine che va sommato ai 15 voti dei deputati italiani del Movimento cinque stelle e altri sostenitori sparpagliati fra i vari gruppi dell’emiciclo (inclusi i nazionalisti polacchi di Diritto e giustizia).

    A far clamore è soprattutto l’astensione dei Verdi (74 seggi), annunciata alla vigilia del voto e ribadita in plenaria dalla capogruppo tedesca Ska Keller: «I “titoli verdi” non sono abbastanza - ha detto Keller - Senza una riforma profonda delle policy del sistema agricolo e le agende del commercio, qualsiasi politica sul clima rimane a metà. Non abbiamo tempo per questo». Keller ha comunque precisato che il gruppo sarà disponibile a «collaborare» con l’esecutivo, lasciando intendere un sostegno a specifici dossier della Commissione.

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