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Von der Leyen: «Sui conti monitorerò Italia da vicino». E Giorgetti rinuncia a ipotesi candidatura Ue


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Ursula von der Leyen e Angela Merkel (AFP)

2' di lettura

La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen avverte l'Italia sul commissario e sui conti. E mentre Giancarlo Giorgetti sale al Colle per annunciare la sua rinuncia definitiva alla candidatura per far parte della compagine europea, la partita sul rappresentante italiano si ingarbuglia ogni giorno di più, tra accuse incrociate di tradimento e sfide all'ultimo coltello tra Lega e 5 Stelle.

«Ogni Stato membro ha diritto a proporre i propri commissari», come «il presidente ha quello di chiedere altri nomi qualora se ne ravvisino buone ragioni», ha detto la leader del nuovo esecutivo comunitario mettendo in guardia rispetto alla possibilità di un commissario leghista.

E anche sui conti, nella prima intervista concessa ai principali quotidiani europei fra cui Repubblica e Stampa, la tedesca invia un chiaro segnale: «La Commissione che presiederò monitorerà da vicino la situazione in Italia», con l'obiettivo di «riuscire a investire per stimolare la crescita, ma senza contravvenire alle regole».

I messaggi per Roma, insomma, sono diretti e forti. E anche da Strasburgo il presidente del Parlamento europeo David Sassoli (Pd) invita a ponderare bene le prossime mosse: «In Europa se sei nello schema europeista sei in serie A, altrimenti giochi in una categoria dove difficilmente tocchi palla».

Ma in Italia la bufera politica impazza. E Giorgetti sale al Quirinale per spiegare al presidente Sergio Mattarella i motivi della sua rinuncia alla candidatura europea. Tornano così a salire le quotazioni della ministro della Pubblica amministrazione Giulia Bongiorno e del capo della Farnesina Enzo Moavero, che ha scortato il ministro degli Affari europei Lorenzo Fontana a Bruxelles, nella sua prima partecipazione ad un Consiglio Affari generali.

Ad attizzare il fuoco dello scontro politico sono soprattutto i due vicepremier, che si ringhiano a distanza. Il Carroccio «si è sfilato» sul voto a von der Leyen «perché non ha avuto garanzie sul commissario», attacca Luigi Di Maio. Mentre Matteo Salvini rilancia: «Da due giorni i 5stelle ed il Pd sono al governo insieme, per ora a Bruxelles. Tradendo il voto degli italiani che volevano il cambiamento. Hanno votato il presidente della nuova Commissione europea, proposto da Merkel e Macron, assieme Renzi e Berlusconi. Una scelta gravissima».

Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, sempre più strattonato anche sulla questione del commissario, cerca di tenere la barra dritta: «Non si tratta di rivendicare una poltrona a beneficio di una singola forza politica». Ma «di difendere gli interessi nazionali e di rivendicare per l'Italia il posto di prestigio che merita».

Intanto è partita la sfida dei pentastellati ai coinquilini di governo, decisi ad aspettare di veder scendere il cadavere lungo il fiume: «La Lega ha promesso di portare a casa il commissario alla Concorrenza. Lo faccia. Non tradisca la fiducia degli italiani». È chiaro però, come affermato dalla capo delegazione M5S a Strasburgo Tiziana Beghin, che «dopo il voltafaccia» leghista al voto per von der Leyen «sarà molto difficile che un leghista superi il test del voto al Parlamento europeo».

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