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Vontobel punta all’Italia: «C’è il miglior risparmio d’Europa

La società per la seconda volta guarda al nostro Paese dove può contare su un business di circa 14 miliardi per presidiare il segmento di clientela high net worth

di Lucilla Incorvati e Marzia Redaelli

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La società per la seconda volta guarda al nostro Paese dove può contare su un business di circa 14 miliardi per presidiare il segmento di clientela high net worth


3' di lettura

Vontobel torna a guardare l’Italia ed in particolare al segmento high net worth. La prima sede milanese della banca svizzera fu aperta nel 2002 da Francesco Tarabini Castellani (oggi head of Sales Southern Europe and Latin America), che per molti anni ha guidato lo sviluppo del brand in Italia.

La società fu fondata nel 1924 da Jacob Vontobel, è quotata alla borsa di Zurigo e ha sedi in 19 paesi (da New York a Dubai); è attiva nell’asset management, nell’investment banking e nel private banking. Nel 2008, avviata la Financial Product Division, inizia a muovere i primi passi anche il progetto di sviluppo del Private Banking italiano di Vontobel, che prende corpo nel 2010 con la nomina di Stefano Calvi e il trasferimento nel 2011 della sede dalla via Galileo Galilei del capoluogo lombardo a Piazza Affari (dove oggi c’è Vontobel Asset management). Ma l’iniziativa ebbe vita breve, perché a Milano il Private banking di Vontobel chiuse il primo luglio del 2013. Tuttavia, la clientela italiana restò sotto l’egida della sede di Lugano, soprattutto a partire dal 2015, quando Vontobel rilevò da It almobiliare Finter Bank, una banca svizzera specializzata nel private banking, per circa 74 milioni di euro (80 milioni di franchi). Per Vontobel l’acquisizione significò il rafforzamento delle attività con la clientela italiana, visto che Finter offriva servizi di private banking a clienti domiciliati in Svizzera e in Italia e amministrava all’epoca un patrimonio in gestione di circa 1,6 miliardi di franchi.

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Con l’avvio nel marzo scorso della Sim che ha passaporto europeo, il Gruppo Vontobel torna a presidiare il mercato del Wealth Management in Italia, focalizzandosi sulla gestione di patrimoni individuali. Il Sole 24 Ore ha incontrato il ceo Zeno Staub che ha illustrato le strategie per i prossimi mesi.

Dottor Staub dunque con la neonata Sim tornate a credere nel wealth management italiano?
L’iniziativa del 2011 aveva caratteristiche diverse da quelle attuali. In quegli anni si voleva presidiare un mercato, diverso da quello svizzero, all’epoca off shore e con una regolamentazione diversa. Oggi la struttura dei prodotti e delle soluzioni che proponiamo ai clienti è esattamente la stessa di quella svizzera. Quello che ci distingue e che pensiamo possa essere d’appeal per la clientela italiana è un modello di servizio a tutto tondo, ma sopratutto un’offerta distintiva in grado di superare la complessità dei mercati attuali, grazie ad expertise uniche. Penso alla nostra gestione attiva e alla capacità di individuare soluzioni uniche e originali. Mi riferisco in particolare alle nostre soluzioni nel mondo obbligazionario, una asset class che è divenuta estremamente complessa. Il tempo dei Titoli di Stato che davano rendimenti a doppia cifra sono molto lontani. Oggi, i rendimenti si trovano in altri segmenti del mercato obbligazionario, ma non è facile ottenerli. E i risultati che abbiamo ottenuto ci danno ragione.

C’è ancora premio per il rischio sui mercati obbligazionari?
Crediamo di sì, se c’è una gestione attiva. La nostra eccellenza è una visione globale dei mercati, che siano azionari, obbligazionari o delle valute. Trecento su duemila dipendenti del Gruppo sono gestori dislocati in varie parti del mondo..

Vi rivolgete agli high-net-worth individuals?
In questi anni in Italia abbiamo avuto risultati molto buoni nel mondo istituzionale e wholesale, grazie alla Sicav lussemburghese che ha una gamma estremamente ampia e diversificata di prodotti. Abbiamo sempre pensato che in Italia ci fosse un grande potenziale anche nell’offerta per la clientela privata. Guardiamo a clienti che abbiano un patrimonio investibile non inferiore al milione di euro. È una massa critica indispensabile, sia a fronte dei nostri costi, sia per poter supportare un progetto d’investimento che valorizzi le nostre soluzioni in termini di diversificazione.

Siete cari?
Per i servizi che offriamo, il nostro pricing è ragionevole, trasparente e adeguato.

Il Covid ha cambiato il modo di investire o i vostri progetti sull’Italia?
No, non crediamo che ci sarà un secondo lockdown come quello di quest’anno e il coronavirus ha soltanto accelerato dei processi economici già in atto, come la digitalizzazione o la guerra commerciale.

Che obiettivi di crescita avete?
Nel mercato italiano siamo appena partiti e contiamo una struttura di circa 20 professionisti dipendenti. A livello globale il nostro obiettivo è di crescere nel periodo 2020-2022 del 4%-6% annuo. A fine giugno le attività in Italia ammontavano a 13,5 miliardi (+16% sullo stesso periodo del 2019), il 7% delle masse gestite (era il 5% a giugno 2019). In Italia siamo il secondo operatore in termini di quota di mercato per i prodotti a leva quotati (dati al primo semestre 2020). La nostra quota di mercato è cresciuta dal 14,9% al 17,5% nell’ultimo anno.

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