“Il mondo che verrà” / 9

Voto dottor House

Dopo il Covid-19 nulla sarà più come prima nemmeno le elezioni. L’attuale classe politica, in Italia ma anche nel mondo, ha dimostrato di non avere nei cassetti la busta da aprire in caso di emergenza. Così ha reinventato sul momento protocolli anti-epidemici in circolazione almeno dai tempi della guerra di Crimea

di Anna Zafesova

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Domestica, 2020. «Immagini che raccontano il mio quotidiano, ma che al tempo stesso riflettono in modo indiretto e non evidente sulla condizione fuori.Sono auspici, paure, talismani», dice Silvia Camporesi, autrice della foto

Dopo il Covid-19 nulla sarà più come prima nemmeno le elezioni. L’attuale classe politica, in Italia ma anche nel mondo, ha dimostrato di non avere nei cassetti la busta da aprire in caso di emergenza. Così ha reinventato sul momento protocolli anti-epidemici in circolazione almeno dai tempi della guerra di Crimea


3' di lettura

Il postino ha suonato per recapitare una raccomandata, senza firma come si usa di questi tempi. Era la tessera elettorale, recapitata con implacabile efficienza in mezzo al caos calmo del lockdown. L'ho estratta dalla busta come una lama da un fodero, chiedendomi quando e come avrei potuto utilizzarla. Perché nulla sarà più come prima, nemmeno le elezioni. La maggior parte dei politici del catalogo attualmente disponibile non ha ancora fatto una brutta fine soltanto perché non possiamo uscire di casa. In Italia, nel mondo, hanno negato, sottovalutato, rimandato, cincischiato e mentito. Sono stati incapaci di organizzare, finanziare, decidere e dare la precedenza.

Non avevano nei cassetti la busta da aprire in caso di emergenza, o non sono riusciti a trovarla, reinventando sul momento protocolli anti-epidemici in circolazione almeno dai tempi della guerra di Crimea. Ci hanno messo in pericolo più di quanto avrebbe fatto il virus da solo. Il problema della qualità dei politici è però sempre un problema degli elettori. Sono stati loro (siamo stati noi) a votare chi tagliava le spese per la sanità, e a non chiedergliene conto. Ad appassionarsi a no-vax, terrapiattisti e complottisti. A scegliere i personaggi che stavano simpatici, o che dicevano le stesse cose che diciamo noi al bar, invece dei tecnici noiosi e competenti. A confondere la politica con il Grande Fratello, e un lavoro serio con lo spettacolo. A parlare di Nutella e dei modi di mangiarla invece che dei posti letto negli ospedali. Ad affidare il proprio disagio non a professionisti, ma a venditori di pozioni magiche.

La paura del Coronavirus – la paura della morte, chiamiamo le cose con il loro nome vero – ha fatto sparire come per miracolo le fobie che hanno dettato la nostra agenda negli ultimi anni: la paura dell'invasione dei migranti, delle scie chimiche, dell'Europa e della conquista musulmana. La paura vera ha annientato le paure immaginarie che alimentavano il populismo. Non resta che sperare che sia un vaccino che dura, possibilmente tutta la vita. E che alle prossime elezioni voteremo chi è competente e non chi è divertente. Chi fa quello che è necessario e non quello che ci piace. Chi guarda la prospettiva e non i like. Chi si circonda di specialisti e non di bestie.

Perché il mestiere di colui che governa non è quello di intrattenerci, ma quello di avere una visione più ampia, e di saper organizzare la macchina dello Stato di conseguenza. È per questo che il sinonimo di governo è “vertice”: non perché comanda, ma perché ha più responsabilità. Inclusa quella di dire e fare cose sgradite e fastidiose, ma utili. Di lanciare allarmi. Di sopravvalutare un pericolo piuttosto che sottovalutarlo. Insomma, un incrocio tra il Dr. House e il capitano Cozier, il capitano della portaerei Roosevelt che ha denunciato il contagio dei suoi marinai, stipati in spazi angusti.

I politici e gli amministratori ci hanno chiesto di stare a casa perché non potevano fare altro per noi, perché nel mondo là fuori, organizzato da loro, mancano mascherine, posti letto e medici. Siamo rimasti a casa non perché ce lo hanno ordinato, ma perché abbiamo capito che ci dobbiamo salvare da soli. Che la vita non è un gioco. La quarantena è anche una meravigliosa lezione di democrazia: la sua riuscita dipende dalla partecipazione di tutti. Se ci siamo sentiti in passato alienati ed estraniati dagli eventi, questa è l'occasione di riscoprire che tutto dipende da noi.

Se impareremo la lezione, non voteremo mai più per un candidato che non ci parla di sanità, di scuola, di ponti, di fabbriche. Con numeri (veri) e progetti (reali). Con dibattito aperto tra esperti. Voteremo non chi si vanterà di avere la migliore sanità d'Europa, ma chi saprà farla funzionare. Non chi ci spiega con dovizia di particolari perché è impossibile cambiare le cose, ma chi propone soluzioni per migliorarle. Non è un'utopia. Perché è vero che lo scopo dei politici è ottenere voti. Ma i voti glieli diamo noi. Basta concederli con la stessa prudenza e responsabilità con la quale oggi stiamo rispettando le regole della quarantena.

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