ELEZIONI PARLAMENTARI

Voto in Libano, avanza il movimento sciita Hezbollah

di Roberto Bongiorni

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Il primo ministro libanese Saad Hariri attende i risultati delle elezioni parlamentari. (Afp)


3' di lettura

L'unico dato certo per ora è la (deludente) affluenza. Sotto il 50 per cento. Ancora meno delle ultime elezioni politiche, nove anni fa, quando si era fermata al 54 per cento. Un segno che i libanesi si sono disaffezionati a un classe politica incapace di dare loro delle risposte concrete e immediate. E in questo periodo di emergenze ve ne sono davvero molte e gravi: a cominciare dalla guerra civile siriana, con un conflitto tra Israele e Iran che incombe sulla Siria, all'anemica economia, tenuta in piedi, quasi per miracolo, dalle strategie dell’illuminato governatore della Banca centrale del Libano, Riad Salameh.

I sondaggi, e i primi risultati diffusi fino ad ora – per i dati ufficiali preliminari si attende il pomeriggio – indicano tuttavia un trend chiaro e netto; il movimento sciita degli Hezbollah, l'alleato di ferro dell'Iran, si è ulteriormente rafforzato. Il blocco sunnita del premier Saad Hariri ha invece perso terreno.

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Era nell'aria , lo si vedeva anche nei seggi a Beirut, che Hezbollah, il partito sciita, fosse più compatto e organizzato delle altre coalizioni. Ma la sua affermazione potrebbe andare oltre le attese. La coalizione che li vede insieme all’altro partito sciita, Amal, e al Movimento patriottico libero guidato dal presidente della Repubblica, il cristiano Michel Aoun (questa in verità un'alleanza tutta da verificare), oltre ad alcuni candidati “indipendenti”, avrebbe ottenuto la maggioranza in Parlamento: 67 su 128 seggi. Sarebbe una grande novità.

La nuova e complessa legge elettorale, che ha introdotto un sistema proporzionale, avrebbe invece sfavorito la coalizione del sunnita Saad Hariri , il ricco businessman che fino allo scorso settembre era apertamente sostenuto dall'Arabia Saudita prima che la monarchia saudita lo richiamasse a Riad chiedendogli di rompere il Governo di unità con Hezbollah. Saad, figlio del più volte primo ministro Rafik, assassinato il 14 febbraio del 2005 sul lungomare di Beirut, avrebbe perso diversi seggi a favore degli altri partiti sunniti rivali.

Alla fine comunque sarà probabilmente ancora lui il primo ministro del Libano. E il prossimo Governo dovrà necessariamente essere un Esecutivo di unità nazionale. Perché, al fine di spartire in modo equo i poteri tra le diverse confessioni religiose, la legge prevede che il premier deve esser comunque un sunnita, il presidente della Repubblica un cristiano e il capo del parlamento uno sciita. E che i 128 seggi del Parlamento debbano essere divisi a metà tra musulmani e cristiani.

Quanto alla compagine cristiana, le “Forze libanesi” guidate da Samir Geagea - la formazione politica più avversa alla Siria, all'Iran e naturalmente agli Hezbollah -, avrebbero più che raddoppiato i seggi arrivando a 15.
Da segnalare il piccolo passo compiuto dalle candidate donne indipendenti, appoggiate dalle organizzazioni civili. Nonostante lo spazio mediatico molto più ristretto rispetto a personaggi più blasonati, sono riuscite a entrare in Parlamento. Una famosa giornalista armena è già sicura della vittoria, un'altra giornalista dovrebbe vincere nella sua lista. Il numero delle donne salirà così a 7-8. Ancora molto poche, ma il doppio rispetto al 2009.

Se questi primi risultati dovessero essere confermati nella giornata di oggi il verdetto sarebbe un boccone amaro per Stati Uniti, Israele e Arabia Saudita, che considerano Hezbollah un’organizzazione terroristica.
Volenti o nolenti il Partito di Dio è un soggetto determinante della politica libanese. Forse provare a parlarci sarebbe più utile che combatterlo.

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