movimento cinque stelle

Voto su Rousseau, passaggio obbligato dal contratto con la Lega al governo con il Pd

La piattaforma Rousseau ha debuttato nella formazione di un governo quando il 18 maggio 2018 venne approvato con il 94% dei voti il contratto con la Lega. Il 3 settembre 2019, dopo la crisi del governo gialloverde aperta dal Carroccio, la base del M5s è stata chiamata a decidere sulla nascita del governo giallorosso con il Pd: 63mila su 79mila votanti dissero sì

di Andrea Gagliardi

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Davide Casaleggio, presidente della Associazione Rousseau

4' di lettura

Proposte di legge, programmi elettorali, strategie politiche, candidati alle elezioni, dalle amministrative locali alle Europee, riorganizzazione del Movimento, ma anche leadership e alleanze politiche, dal contratto con la Lega all'accordo con il Pd: è vasta la collezione di temi su cui i sostenitori del Movimento Cinque Stelle hanno fatto ricorso al voto sulla piattaforma Rousseau, in rete dal 12 aprile 2016. Oggi, 11 febbraio, gli attivisti hanno ratificato l’appoggio del MoVimento al governo Draghi. I sì sono stati 44.177 (59,3%). I no 30.036 (40,7%). I votanti sono stati 74.537 su circa 119 aventi diritto. Questo il quesito: «Sei d'accordo che il MoVimento sostenga un governo tecnico-politico: che preveda un super-Ministero della Transizione Ecologica e che difenda i principali risultati raggiunti dal MoVimento, con le altre forze politiche indicate dal presidente incaricato Mario Draghi?».

Le posizioni nel Movimento

L’annuncio, tramite la presidente del Wwf Donatella Bianchi, che ci sarà il nuovo ministero della Transizione ecologica chiesto dal garante Beppe Grillo, ha consentito ai vertici del M5s di schierarsi con più argomenti a favore dell’ingresso nel governo. A partire da Luigi Di Maio («Voterò convintamente sì. Non esiste una maggioranza senza di noi. Semplicemente disimpegnarci dal governo vuol dire non dare una maggioranza e un governo a questo Paese»), dal presidente della Camera Roberto Fico («Voterò sì. Il momento delicato che il Paese sta vivendo ci impone un'assunzione di responsabilità»). e dal premier uscente Giuseppe Conte, che ha rinnovato l'endorsement a Draghi («Se fossi iscritto a Rousseau voterei sì»). Ma i mal di pancia non sono scomparsi. Alessandro Di Battista ha continuato a soffiare sul fuoco e a consigliare al massimo la via dell'astensione al governo Draghi. Mentre 13 parlamentati del Movimento (tra i quali Andrea Colletti e Elio Lannutti) hanno sottoscritto una nota in cui stigmatizzano la maniera in cui è stato formulato il quesito su Rousseau, definita «suggestiva e manipolatoria». E hanno parlato di votazione «tendenziosa e palesemente volta a inibire il voto contrario alla partecipazione del M5s al Governo Draghi».

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Piattaforma contestata

Prima della nascita di Rousseau, si votava sul blog di Beppe Grillo. Rousseau è una delle principali eredità del fondatore del M5s, Gianroberto Casaleggio: studiata come strumento di democrazia on-line, la piattaforma è finita anche nel mirino di hacker, di critici convinti che non sia un sistema effettivamente rappresentativo (bensì uno strumento di reclutamento, profilazione dati e raccolta fondi) e del Garante della privacy (che ha contestato tra l’altro come «le misure di sicurezza per il controllo delle operazioni di voto destino perplessità»). Davide Casaleggio in riferimento al voto sulla piattaforma Rosseau parla invece di «nuovo modello di partecipazione, un passo avanti importante verso un concetto di cittadinanza digitale che si sta sempre più affermando con grande interesse anche dall'estero per capire come questo modello sta funzionando». Ma sta di fatto sono sempre di più i parlamentari M5s insofferenti a Rousseau e ai suoi costi. E sono sempre meno le donazioni che arrivano dai parlamentari, che per «contratto» dovrebbero devolvere 300 euro al mese delle loro indennità.

Le principali votazioni

Il voto della base, ad ogni modo, non è mai andato contro l'opinione dei vertici. Con una eccezione. Nel gennaio 2014 sul blog gli attivisti votarono sì all'abrogazione del reato di immigrazione, malgrado la posizione opposta di Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio. In quasi 16mila si schierarono per la sua abrogazione, 9mila per il mantenimento. Un caso unico di rivolta della base contro i leader del M5s. La prima delle 335 consultazioni di Rousseau risale al 5 luglio 2016: con Lex Iscritti si scelgono due fra 129 proposte di legge che i “portavoce” stellati portano in Parlamento. Il 23 settembre del 2017 la base sceglie Luigi Di Maio come candidato premier per le elezioni del 2018. E scoppia il caso dell'hacker 'rogue0', che sostiene di aver votato decine di volte nelle primarie online.

Dal contratto con la Lega all’esecutivo con il Pd

Di fatto il sistema Rousseau debutta nella formazione di un governo quando il 18 maggio 2018 viene approvato con il 94% dei voti il contratto con la Lega per il governo gialloverde. Il 18 febbraio 2019 la consultazione serve a stabilire la linea sul caso Diciotti: in 52mila votano contro l'autorizzazione a procedere per l'alleato di governo Matteo Salvini. Il 30 maggio 2019 in ballo c'è la conferma di Luigi Di Maio come capo politico. Rousseau registra un record di partecipazioni: 56.127, con l'80% di “sì” (44.849), e il 20% di “no” (11.278). Il 3 settembre 2019, dopo la crisi del governo gialloverde aperta dalla Lega, la base del M5s è chiamata a decidere sulla nascita del governo giallorosso con il Pd: 63mila su 79mila votanti dicono sì. Il 21 novembre 2019 su Rousseau gli iscritti decidono che il Movimento 5 Stelle parteciperà con proprie liste alle competizioni elettorali regionali in Calabria ed Emilia Romagna. Nel 2020, il 14 agosto, in 39mila dicono sì alla modifica del mandato zero e in 29mila approvano le alleanze locali: passano quindi entrambi i quesiti posti agli iscritti M5s per chiedere l'azzeramento del primo mandato comunale e la possibilità di fare alleanze locali con altri partiti

Verso la nuova governance

Su Rousseau il 10 febbraio 2021 si è votato anche sulla nuova governance composta da 5 membri che archivia la stagione del capo politico. Il quesito, che introduce il nuovo organo, ha visto prevalere i sì con l'83,5% (24.340 voti) contro il 16,5% (4.793) dei no. A votare sono stati 29.133 iscritti. Per la modifica dello Statuto M5s, però, «poiché non ha partecipato alle votazioni almeno la maggioranza assoluta degli iscritti», si dovrà procedere con una seconda votazione.

Chi c'è dietro Rousseau?

Rousseau, la creatura tecnologica sviluppata dal cofondatore M5s Gianroberto Casaleggio, è stata donata nel 2016 dalla Casaleggio Associati all'Associazione Rousseau, di cui Davide è presidente, tesoriere e amministratore. Con lui, soci dell'Associazione omonima sono persone influenti nel Movimento: Pietro Dettori, ex dipendente della Casaleggio Associati, per anni autore materiale dei post sul blog di Beppe Grillo e da settembre 2018 componente dello staff di Di Maio a Palazzo Chigi; Massimo Bugani, numero uno del M5S in Emilia, consigliere comunale a Bologna e fino a inizio agosto vicecaposegreteria sempre di Di Maio; Enrica Sabatini, ex capogruppo M5S al comune di Pescara, psicologa e docente a contratto di Psicologia dell'apprendimento multimediale e simulativo all'ateneo D'Annunzio di Chieti-Pescara.

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