IL RESPONSO DEI TESSERATI

Voto Spd, con il 66% vince l’ok alla “GroKo”. Merkel verso la riconferma

di Isabella Bufacchi

(REUTERS)

3' di lettura

Il disco verde dei socialdemocratici alla Grande Coalizione, ampiamente previsto dai pronostici e dagli ultimi sondaggi e atteso con la stessa trepidazione in Germania, Europa e nel mondo, aprirà la strada domani a un governo “GroKo” tra Cdu-Csu e Spd, il terzo di questo tipo e considerato il più europeista di tutte le precedenti larghe intese tra centrodestra e centrosinistra, con Angela Merkel riconfermata sulla poltrona di cancelliera il 14 marzo.

«Il mondo non ci aspetterà», aveva detto la Mutti della Germania, durante i lunghi mesi di ricerca di un governo di coalizione: e da lunedì, se la GroKo si farà, la lista delle questioni “calde” in attesa di un governo forte tedesco è lunga, dall’esito delle elezioni italiane alla minaccia dei dazi lanciata da Donald Trump su acciaio e alluminio (che fa tremare la Germania e che ieri la Merkel ha definito «molto pericolosa»), dal dossier Daimler-Geely al rafforzamento dell’integrazione europea con l’asse Berlino-Parigi mirato non solo all’aumento degli investimenti e alla questione di rifugiati e immigrati ma a una voce europea più forte nella geopolitica.

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Se tutto andrà come da copione, domani mattina l’Spd annuncerà il risultato del referendum tra i 463.723 tesserati, confermando la previsione di una larga maggioranza favorevole: l’ultimo sondaggio uscito ieri dava in netta ascesa i voti “ja”, pari a circa tre quarti degli iscritti con una ripartizione territoriale che faceva prevedere come “ragionevole” la vittoria dei sì. Nord e Sud favorevoli; Baviera incerta; Ovest cinquanta-cinquanta, Est non-favorevole, secondo la ricostruzione della Faz.

Proprio gli ultimi sondaggi sarebbero stati l’argomento più convincente per rimpolpare i consensi alla campagna pro-GroKo: l’Spd, reduce dal peggior risultato dal Dopoguerra con il 20,5% dei voti alle elezioni dello scorso settembre, ha visto il gradimento toccare il fondo al 15,5% verso fine febbraio, surclassato da Alternative für Deutschland salito al 16 per cento. L’ultima misurazione degli umori dell’elettorato ieri ha riportato l’Spd al 18%, per la prima volta in risalita, con l’Afd “distanziato” al 15 per cento, ma pur sempre il primo partito dell’opposizione e il terzo in Germania. Nuove elezioni adesso potrebbero essere letali per il futuro dell’Spd, stando ai commentatori politici.

Incassato il disco verde dei tesserati, l’Spd spingerà subito sull’acceleratore per imboccare in fretta la strada della risalita della sua popolarità. Prima decisione in arrivo sarà la nomina dei tre ministri “pesanti” socialdemocratici nella GroKo: alle Finanze non sono attese sorprese, con la conferma di Olaf Scholz, pragmatico e competente, che avrà in mano i cordoni della borsa in quello che potrebbe passare alla storia come il più generoso governo tedesco, con una cifra record da 46 miliardi tra maggiori spese (36) e tagli delle tasse (10).

Per il ministero del Lavoro circolavano ieri i nomi del ministro della Giustizia uscente Heiko Mass, avvocato, oppure Hubertus Heil, presidente del gruppo parlamentare, o Katarina Barley attuale ministro della Famiglia. Il ministero del Lavoro sarà chiave perché l’accordo GroKo prevede una stretta molto severa, voluta dall’Spd, all’uso dei contratti a tempo determinato. Le politiche dirompenti di sinistra su immigrazione e sanità incassano per contro una sconfitta: i ministri sono molto a destra, agli Interni il leader della Csu Horst Seehofer e alla Sanità Jens Spahn, il giovane dell’ala destra della Cdu che ha tentato di insidiare la leadership della Merkel, finora senza successo.

La vittoria del “nein” degli iscritti Spd, data per altamente improbabile e fortemente caldeggiata dalla corrente dei giovani, sarebbe un colpo di scena «disastroso» per la Germania, così lo definiscono i commentatori politici tedeschi: porterebbe il presidente della Repubblica federale Frank-Walter Steinmeier alla ricerca affannosa di un governo di minoranza, soluzione respinta dalla Merkel, oppure costringerebbe la Germania a tornare alle urne.

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