ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùLA CRISI DI GOVERNO

Crisi, al voto subito oppure no: i «partiti» trasversali in Parlamento

Salvini punta a tornare alle urne il prima possibile per i timori di un accordo tra M5S e Pd, che smentiscono contatti ma continuano a dialogare. Grillo detta la linea: «Cambiamenti, altro che elezioni».

di Riccardo Ferrazza


Crisi, Di Maio sfida Salvini: tagliamo prima i 345 parlamentari

3' di lettura

Ufficialmente il partito del non-voto non esiste ma è all’opera. Perché se da una parte c’è Matteo Salvini che pretende di tornare alle urne il prima possibile, dall’altra in pochi si dichiarano apertis verbis favorevoli a far slittare la data di nuove elezioni. In molti, però ci lavorano attraverso l’idea di un governo che potrebbe avere vari nomi (di transizione, tecnico, del presidente...) e un duplice scopo: mettere in sicurezza i conti pubblici con il varo della manovra che eviterebbe l’aumento dell’Iva e frenare la macchina leghista.

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Al voto subito
La fretta del capo del Carroccio sul calendario della crisi («L’unica cosa che mi aspetto è che il Parlamento si esprima il prima possibile, non dopo Ferragosto ma prima di Ferragosto» ha detto ancora stamattina) si spiega anche con questo: la certezza che il Movimento 5 Stelle farà di tutto per ostacolare la sua corsa verso nuove elezioni. Magari buttandogli tra i piedi anche la riforma pentastellata che riduce il numero dei parlamentari per la cui approvazione proprio oggi Luigi Di Maio ha lanciato un appello «a tutte le forze politiche».

Allungare la vita parlamentare
Chi potrebbe sostenere il progetto di un governo alternativo? A leggere le dichiarazioni sembrerebbe nessuno. L’ipotesi di un dialogo tra pentastellati e Pd è una «bufala», ha chiarito Di Maio, ribadendo che «il M5S non ha paura delle elezioni, anzi». È vero, però, che il grosso della truppa pentastellata, destinata a non rientrare più in Parlamento in caso di nuove elezioni (ma il limite del doppio mandato dovrebbe falcidiare anche i vertici), potrebbe essere tentata di allungarsi la vita. E Beppe Grillo ha fatto irruzione per dettare la linea: «Dobbiamo fare dei cambiamenti? Facciamoli subito, altro che elezioni».

I sospetti (respinti) sui renziani
In casa democratica viene ribadito che «non esistono le condizioni politiche per un altro governo, almeno con il Pd». Eppure anche a queste latitudini c’è chi non guarda con favore a nuove urne: come deputati e senatori renziani che temono di essere fatti fuori dalle liste dei candidati che saranno compilate dal nuovo segretario Nicola Zingaretti, favorevole al voto. Tutto smentito dall’ex premier: «Io non faccio accordicchi segreti». Ma il dialogo sotterraneo va avanti. Un segnale esplicito è arrivato da Giuliano Pisapia: l’ex sindaco di Milano e ora deputato europeo del Pd, in un’intervista a al «Corriere della sera», ha parlato di «un governo di transizione che prepari le elezioni e si incarichi di raddrizzare la barra economica salvandoci dal baratro». E tra le esperienze del passato cita il governo Dini, subentrato al primo esecutivo Berlusconi: quello del “ribaltone”.

Berlusconi, Meloni e l’obiettivo dell’alleanza rinnovata

E dalle parti del centrodestra? La situazione è questa: a non aver convenienza a un nuovo test con gli elettori è certamente Forza Italia, partito dilaniato dalla scissione operata dal presidente della Liguria Giovanni Toti (che ha già annunciato la candidatura del suo nuovo movimento, “Cambiamo”). Tra gli azzurri, però, si assicura che, finché Salvini terrà accesa la fiammella di una possibile alleanza che resusciti il centrodestra classico, dentro Fi terrà la linea di Silvio Berlusconi. Cioè voto subito.

«Votare nel minor tempo possibile» è anche la richiesta della terza componente dell’intesa, Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni accompognata anche in questo caso da una sollecitazione per il capo leghista: rinnovare l’accordo e farlo «prima del voto e non dopo».

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