IL FOCUS

Voucher, Governo pronto a stoppare il referendum

di Claudio Tucci

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2' di lettura

Il pronunciamento della Corte costituzionale apre ora la strada a due dei tre quesiti referendari promossi dalla Cgil: la richiesta di abrogazione tout-court della disciplina sul lavoro accessorio (i cosiddetti “voucher”), e, attraverso l’ennesima modifica al decreto Biagi del 2003 (il Dlgs n. 276), l’eventuale ripristino della responsabilità solidale “piena” tra committente e appaltatore (negli appalti e subappalti privati).

Il tema politicamente più sensibile, dopo le polemiche politiche di questi giorni, sono i “buoni lavoro” da 10 euro lordi, liberalizzati praticamente in tutti i settori dalla legge Fornero del 2012, e subito dopo registrati in costante crescita dai monitoraggi sul mercato del lavoro.

Il Jobs act ha innalzato il tetto massimo di reddito dei voucher, da 5mila a 7mila euro, confermando il secondo tetto dei 2mila euro di compensi a lavoratore, e introdotto, da ottobre, la tracciabilità piena dello strumento. In esito al monitoraggio sulla nuova tracciabilità, il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, ha dichiarato l'intenzione di un nuovo intervento: per ora sono allo studio diverse ipotesi, da una riduzione dei 7mila euro di soglia reddituale, a un accorciamento dei tempi di rimborso (oggi 12 mesi), sempre in chiave anti-abusi. Servirà comunque un confronto con le parti sociali. E proprio la Cgil, dopo l'ammissibilità del quesito referendario appena decisa dalla Consulta, ha subito alzato il tiro, aspettandosi dall'esecutivo, non semplici limature, ma interventi sostanziali sullo strumento.

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Più delicato il tema degli appalti, qui il governo sta ragionando se fare una modifica normativa, o lasciar cadere la questione, su cui saranno chiamati a esprimersi i cittadini. Il punto è che le norme incriminate risalgono al 2003 e negli anni sono state oggetto di una serie infinita di correttivi (a partire dal decreto Bersani del 2006) per restringere questa sorta di “responsabilità oggettiva” in capo all'impresa-madre. Le modifiche succedutesi nel tempo hanno raggiunto un certo equilibrio. Che ora è complicato scardinare.

Va detto, però, che eventuali modifiche normative sui due temi dei quesiti referendari non avranno l'effetto immediato di stoppare la consultazione referendaria: nuove regole infatti dovranno prima passare al vaglio dell'Ufficio centrale per il referendum della Cassazione, chiamato a verificare se gli eventuali interventi proposti siano aderenti alle istanze dei quesiti referendari. Solo in questo caso, si stopperà il referendum.

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