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Vw, outlook in bilico. Non lascerà la Cina. E Diess dice di non temere Tesla

Ottimista il cfo Antlitz per l’anno in corso nonostante la guerra in Ucraina, ma il gigante tedesco ha già accusato il colpo sui volumi a causa della carenza di semiconduttori. Garantiti i flussi di cassa, per ora

di Alberto Annicchiarico

ID.3, la entry level di Vw, sulla catena di montaggio a Dresda (foto Reuters)

4' di lettura

In un altro momento della storia l’outlook sarebbe stato da lenti rosa. Ma la guerra in Ucraina cambia tutto. Il gruppo Volkswagen, secondo produttore mondiale di automobili con i suoi 8,9 milioni di vetture vendute nel 2021, ha comunque annunciato solide prospettive per il 2022 nel quadro del suo programma New Auto, senza nascondersi che il conflitto nell’Est Europa minaccia l’economia globale. Nessuno può sentirsi al sicuro, neppure un colosso come Volkswagen, tra l’altro ben presente anche in Russia. Il peso delle forniture da Russia e Ucraina è «molto rilevante» ha ammesso il ceo del gruppo Herbert Diess. Tutto dipenderà dalla durata e dagli sviluppi, ma evidentemente se la situazione si deteriorasse Diess ha ammesso che «l’outlook dovrebbe cambiare». il gruppo tedesco, intanto, mette mano alle sue strategie di hedging, ha illustrato il cfo Arno Antlitz.

Il calo del titolo

Titolo Volkswagen in lieve calo, in linea con l’indice di Francoforte, il DAX 30. Per la Borsa tedesca il rischio di ribasso è 3 volte superiore a Piazza Affari. I listini europei anche oggi hanno mostrato debolezza proprio per lo stallo dei colloqui tra Mosca e Kiev, le tensioni tra Stati Uniti e Cina e il balzo dei contagi nella stessa Cina, che ha innescato il crollo degli indici di Hong Kong e Shanghai.

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Volkswagen nel 2021 ha venduto ben 2 milioni di auto in meno rispetto a quanto pianificato a causa della ormai arcinota carenza di semiconduttori, ha ribadito il gruppo martedì, ammettendo che i nuovi colli di bottiglia in corso nella fornitura, i prezzi alle stelle delle materie prime e il conflitto in atto potrebbero minare la crescita del gruppo nel 2022, nonostante le ottime performance dei fiori all’occhiello, Audi e soprattutto Porsche, i marchi super premium che garantiscono i margini.

Ciò che conta, però, è che la volatilità delle materie prime sui mercati potrebbe continuare fino al 2026, secondo Volkswagen, esacerbata dall’aggressione russa ai danni di Kyiv, che ha fatto salire alle stelle i prezzi di materiali chiave per la produzione di automobili. Si pensi ad esempio al nichel, all’alluminio e al palladio. Il gruppo tedesco ha un sito di produzione russo a Kaluga, nonché unità di vendita e società finanziarie nel gigante dell’Est guidato dallo zar Vladimir Putin. Tali società potrebbero essere colpite indirettamente da ulteriori sanzioni. Non ci sono filiali o partecipazioni in Ucraina. In ogni caso, le attività commerciali del gruppo in Russia e Ucraina non sono state significative, secondo i vertici del gruppo. In effetti la quota di mercato è limitata.

I buoni dati del 2021 grazie al ritocco ai prezzi

Quanto ai dati, guardando al passato Volkswagen aveva riferito già venerdì di aver raddoppiato l’utile operativo nel 2021 a poco meno di 20 miliardi di euro (21,99 miliardi di dollari). Come è possibile, se i volumi sono calati sino a un minimo da dieci anni? Diciamo che tutte le case hanno messo mano ai listini (negli ultimi sette giorni, ieri compreso, Tesla ha ritoccato due volte al rialzo) e hanno puntato su un mix di prodotti più adeguato. Proprio sulla minaccia di Tesla, che vedrà uscire la prima vettura dal nuovo stabilimento di Grünheide, a 200 km da Wolfsburg, il 22 marzo, Diess ha detto la sua a margine dell’Annual 2022.

Il gruppo Vw e Tesla secondo Diess

«Penso che noi e Tesla siamo totalmente diversi. Tesla - ha commentato Diess - è pioniera nel settore, è partita da un foglio di carta bianco. Noi abbiamo 13 marchi. Certo, le auto stanno diventando dispositivi iperconnessi e qui dobbiamo imparare velocemente per essere competitivi. Ma possiamo imparare gli uni dagli altri ed io sono sempre curioso di apprendere novità. Noi abbiamo prodotti iconici come il microbus (ID.Buzz, che fa tornare il mitico Bulli, ndr).. Possiamo reinventarli per il nuovo mondo. Grünheide, dista solo 200 km da Wolfsburg. Abbiamo appena deciso di costruire un nuovo impianto all’esterno del vecchio per poter essere competitivi. Penso che sia bello avere la concorrenza!».

Consegne e ricavi in aumento a patto che...

Guardando al futuro, il gigante di Wolfsburg, con il suo ceo Diess ha rassicurato, durante l’Annual 2022 sulle forniture di semiconduttori che stanno mettendo pressione sulla produzione ma non al punto di bloccarla (la crisi russo-ucraina sta provocando rallentamenti e stop della produzione in diversi stabilimenti per mancanza di componenti e parti come i cavi per l’elettronica dei veicoli). Comunque, ha aggiunto Diess, è già allo studio una rilocalizzazione degli impianti nell’est Europa. Il gruppo Vw prevede tuttavia di aumentare le consegne del 5-10% nel 2022 e di aumentare i ricavi dell’8-13%, ha affermato il cfo Antlitz, anche se bisognerà fare i conti con i seri problemi in corso nella catena di approvvigionamento. In sede di bilanci la casa automobilistica tedesca ha registrato un aumento dei ricavi in ​​tutte le principali regioni nel 2021, inclusa l’Asia Pacifico, dove comunque si è replicato un calo delle vendite di unità. Per adesso i flussi di cassa sono garantiti.

Nessuno tocchi la Cina

Il mercato cinese, con i nuovi stop imposti dal ritorno di fiamma della pandemia, è un grosso punto interrogativo. Tuttavia Diess ha detto chiaro e tondo che Volkswagen non ha alcuna intenzione di farne a meno (anche se nel 2021 è stata surclassata nella produzione di veicoli elettrici dai campioni locali come Byd e dalla americana Tesla ma ha pressoché pareggiato con startup premium come Nio e Xpeng). Sul lato politico della questione «se dovessimo concentrarci soltanto in Paesi pienamente democratici dovremmo limitare la presenza al 10% dei Paesi nel mondo», ha tagliato corto il ceo. Business as usual, insomma.

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