ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùIl contagio delle borse

Coronavirus, Wall Street: i giorni peggiori dal 2008. Crollano Tokyo e Shanghai

Tutti e tre i grandi indici Usa hanno ceduto oltre il 10% in pochissime giornate e si avviano a chiudere la settimana peggiore dalla grande crisi del 2008

di Marco Valsania


Coronavirus, l'Oms: l'epidemia è arrivata a un punto decisivo

5' di lettura

NEW YORK - A Wall Street la grande paura di spirali di epidemie da coronavirus e crisi economiche è tutta nei numeri.
I tre principali indici americani - Dow Jones, Standard & Poor’s 500 e Nasdaq - hanno sofferto giovedì la peggior perdita di sempre in termini di punti in una singola seduta.

Al di là dell’Oceano Pacifico non vanno meglio le cose, anzi: le Borse asiatiche affondano sotto il peso dei timori sulla diffusione accelerata dell’epidemia del coronavirus che ha ormai raggiunto quasi 50 Paesi partendo dalla Cina: Tokyo cede oltre 3 punti e mezzo ma era arrivata a -4,51%; in area -3% anche Shanghai e Hong Kong.

Pesante anche Seul (-3,35%), dopo che la Corea del Sud ha riportato altri 256 casi di infezione, fino al totale di 2.022, mentre le vittime restano 13. Male anche Singapore, a -2,83%, e Shenzhen, a -4,07%.

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Il Dow Jones è reduce dall’averne bruciati quasi 1.200, pari al 4,4%, portando il totale in quattro giornate a 3.200. E il declino del venerabile indice è salito al 13% in dieci giorni, il più brusco dal 2011. L’S&P non è stato da meno, anzi: ha ceduto giovedi’ la medesima percentuale, il 4,4% scendendo sotto la soglia psicologia dei tremila punti. E in sole sei sedute ha visto evaporare il 12%, battendo in ritirata da un massimo storico raggiunto il 19 febbraio ad una velocità che è stata da record assoluto. Anche se va ricordato che questo non equivale al crollo più rapido di sempre: il 19 ottobre 1987, ad esempio, perse in poche ore, non da valori massimi, oltre il 20 per cento. L’indice tecnologico Nasdaq ha da parte sua chiuso giovedì in ribasso del 4,6 per cento.

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Tutti e tre gli indici, con le nuove cadute, sono entrati a grandi passi in territorio di ufficiale correzione, vale a dire sono al centro di flessioni superiore al 10% dalle recenti vette. E Wall Street minaccia di chiudere la settimana peggiore dal 2008, dalla grande crisi finanziaria che divenne poi la più grave debacle economica dalla Grande Depressione. Solo da lunedì Dow e S&P sono in particolare scesi di circa l’11 per cento. Il prossimo traguardo negativo diventa adesso un mercato ribassista dell’Orso vero e proprio, che scatta se i ribassi diventano superiori al 20 per cento dai massimi.

In fumo un terzo dei guadagni sotto Trump
Ancora: in un batter d’occhio la Borsa americana ha ormai cancellato ben un terzo dei guadagni messi a segno da quando Donald Trump è stato eletto alla Casa Bianca nel 2016. Quei guadagni che il Presidente ama citare quale misura del proprio successo. A galoppare è adesso anzitutto il Vix, l’indice della volatilità o meglio del terrore basato sulle opzioni: si è impennato ai valori top in anni, a quota 39,2. I titoli decennali del Tesoro, bene rifugio per eccellenza, sono al contrario al centro di ondate di acquisti con i rendimenti precipitati a nuovi minimi dell’1,296 per cento.
La carneficina azionaria - parole testuali di alcuni operatori - ha punito un amplissimo ventaglio di titoli. Alcuni considerati rischiosi, e che fino a pochi giorni or sono in un clima di ottimismo andavano a ruba più di altri, più di altri. Tesla ha ceduto il 13% in una giornata. Virgin Galactic il 24 per cento. Tutti gli undici settori che compongono l’S&P sono scivolati in territorio negativo rispetto all’inizio dell’anno e in particolare il settore tecnologico, da tempo leader del mercato, ha visto evaporare in una seduta il 5,3% e il 12% da lunedì.

Tech, energia, consumi nel mirino
Tra i grandi nomi del tech Apple e Intel hanno perso il 6%, Microsoft e AMD oltre il 7%, Amazon e Alphabet circa il 5 per cento. Anche i titoli dell’energia, alla prospettiva di flessioni della domanda e dell’economia, sono stati scossi: Exxon Mobil ha ceduto il 6 per cento. Tra i martoriati titoli legati ai viaggi e ai trasporti, American Airlines ha perso il 7,7 per cento. In ritirata, attorno al 5%, anche colossi globali della finanza quali JP Morgan, Citigroup e Bank of America come leader nei beni di consumo del calibro di Procter & Gamble e Coca-Cola.

L’allarme di Goldman sui profitti
Goldman Sachs ha suonato l’allarme sull’impatto crescente del Covid-19 che assedia i mercati americani come internazionali. Ha previsto una crescita azzerata per gli utili della Corporate America nel 2020 e un possibile, ulteriore calo ravvicinato della borsa del 7 per cento. Ha inoltre ammonito che “una più severa pandemia può portare a effetti più prolungati e a una recessione negli Usa”. Metà delle società statunitensi in Cina, ha intanto rivelato un sondaggio dell’AmCham, si aspetta crolli delle entrate dal Paese asiatico, con un quinto che teme saranno più che dimezzate se l’epidemia proseguirà fino ad agosto. Citigroup, in un rapporto, ha ammonito che il nuovo coronavirus richiederebbe come “ottimali”, a livello mondiale, risposte di politica fiscale per aiutare l’economia e il business, citando in particolare un paese quale l’Italia “altamente esposto attraverso il canale del turismo”.

Una crisi di fiducia
Ma preoccupa anche la scarsa fiducia che finora ispira l’amministrazione Trump, quando si tratta della gestione di un possibile e probabile contagio negli Usa. Un informatore ha denunciato nelle ultime ore che numerosi dipendenti federali sono entrati in contatto con cittadini americani in quarantena in California dopo il rimpatrio dalla Cina senza adeguato equipaggiamento protettivo. In California sarebbero inoltre già 8.400 le persone monitorate per verificare se mostrano sintomi di possibili contatti con il virus. Ritardi nei test continuano, nonostante il Centro per il controllo delle malattie infettive Cdc abbia ampliato i criteri di chi ne avrebbe diritto dopo che che una donna poi risultata contagiata, il primo caso di trasmissione domestica in America, ha dovuto aspettare giorni per ricevere l’esame.

Confusione rimane infine al vertice della campagna contro il coronavirus, tra il ruolo vicepresidente Mike Pence, nominato da Trump alla sua guida, e quello di autorità sanitarie quali il Cdc. Trump ha promesso di chiamare all’appello rapidamente esperti nelle risposte alle minaccia alla salute pubblica, ma negli ultimi due anni ha decimato non solo i budget ma anche gli scienziati e i responsabili impegnati su fronte del rischio di epidemie e pandemie. Pence, oltretutto, quando era governatore dell’Indiana divenne noto per la sua strategia al cospetto dell’epidemia di Hiv: pregare.

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    Marco ValsaniaGiornalista

    Luogo: New York, Usa

    Lingue parlate: Italiano, Inglese

    Argomenti: Economia, politica americana e internazionale, finanza, lavoro, tecnologia

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