ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùLA STAGIONE DELLE TRIMESTRALI

Wall street è da record ma adesso rischia il passo indietro sugli utili

di Marco Valsania


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2' di lettura

La recessione dei profitti potrebbe essere alle porte negli Stati Uniti. Mentre l’espansione mostra acciacchi che dovrebbero convincere la Federal Reserve a mettere presto mano ai suoi arsenali di politica monetaria, la Corporate America si appresta a fare i conti con questi tempi più duri. Le aziende nello Standard and Poor’s 500, nonostante l’indice sia reduce da record, secondo gli analisti minacciano di riportare dalla settimana entrante un declino negli utili del 3% per il secondo trimestre dell’anno. Sommata al calo dello 0,3% sofferta tra gennaio e marzo, la flessione si protrarrebbe a due trimestri consecutivi per la prima volta in tre anni. Le entrate delle principali società dovrebbero contemporaneamente essere lievitate del 3,7%, un andamento parso a sua volta di recente indebolito.

Indice di Wall Street Standard and Poor’s 500

Gli allarmi di bilancio si sono susseguiti, hanno avvertito FactSet e il suo senior analyst John Butters che segue stime e annunci aziendali, aggravando timori di declini che a fine marzo erano limitati allo 0,5 per cento. In tutto 88 società, il 77% di coloro che hanno offerto una “guidance”, cioè previsioni compiute, hanno tagliato le stesse, un pessimismo inedito dal 2006.

Non è detto che lo spettro della recessione dei profitti si materializzi. Factset stessa precisa che se le aziende rispetteranno la tendenza a battere i pronostici, aiutata dai ridimensionamenti delle anticipazioni, il secondo trimestre sarà in grado di mostrare a segno in realtà utili al passo dell’1 per cento. Le nubi sulle performance, tuttavia, non si diraderebbero per ora: quell’incremento sarebbe comunque il secondo più debole dalla metà del 2016. Anche se resta intatta la scommessa su una graduale ripresa nel resto dell’anno, con ulteriori declini nel terzo trimestre seguiti da un ritorno alla crescita al 6% nell’ultimo scorcio del 2019 che accelererebbe al 13,5% nel secondo trimestre 2020.

Alcuni settori, pur nella generale frenata, nei tre mesi appena conclusi dovrebbero aver fatto meglio di altri. Tra questi le banche, che tengono a battesimo la stagione dei bilanci domani con Citigroup seguita martedì da JP Morgan, Goldman Sachs e Wells Fargo e poi da Bank of America e Morgan Stanley: i profitti, soprattuto dei colossi, potrebbero crescere, complessivamente almeno dello 0,5% seppur ridimensionati dall’1,4% ipotizzato in precedenza, con utili per azione in rialzo dell’11% stando a Refinitiv. Sostegno arriva da posizioni finanziarie ormai solide, confermate dagli stress test della Federal Reserve, da contenimenti dei costi e da allentamenti nella regolamentazione, che compensano il più arduo clima economico, nel trading e sui tassi d’interesse. La sanità appare destinata a riportare un incremento-leader del 2,1%, seguita da utilities, servizi di comunicazione e immobiliare. Sotto pressione, al contrario, il comparto industriale in calo dell’1,7%, i consumi essenziali e discrezionali (che comprendono il gigante dell’e-commerce Amazon), l’energia e soprattutto l’information technology, attesa a scivoloni dell’11,9%, e i materiali di base, in caduta del 16,6 per cento. Il comparto tech dovrebbe risentire di sfide nei semiconduttori, particolarmente esposti alle guerre commerciali, e nell’hardware. Più ottimistiche le previsioni per il segmento comunicazioni e media che oggi ospita protagonisti Internet quali Facebook, Alphabet e Netflix.

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