dopo el paso

Wall Street e stragi: Trump fa cadere i titoli dei videogiochi, non quelli delle armi

I titoli delle società del settore sono crollati dopo le dichiarazioni del presidente Usa che li ha presi di mira quali profeti della violenza in America all'indomani di una serie di stragi tra le più gravi nella recente storia del Paese

di Marco Valsania

El Paso e Daytona, weekend horror in Usa: due stragi e 29 morti

I titoli delle società del settore sono crollati dopo le dichiarazioni del presidente Usa che li ha presi di mira quali profeti della violenza in America all'indomani di una serie di stragi tra le più gravi nella recente storia del Paese


5' di lettura

New York - Nei terremoti di mercato di ieri sono passati quasi inosservati. Ma i titoli delle società di videogiochi hanno avuto ben poco di che divertirsi: sono scivolati tutti bruscamente, da Activision a Zynga, bruciando tra il 4% e il 6%, più della media pur pessima del 3% perso da Wall Street. E non per la regione che ha punito l'insieme dell'azionario - l'escalation dello scontro commerciale tra Stati Uniti e Cina. Sono inciampati su un altro ostacolo, umanamente se non economicamente più drammatico, sollevato da Donald Trump: la condanna del Presidente, che li ha presi di mira quali profeti della violenza in America all'indomani di una serie di stragi tra le più gravi nella recente storia del Paese . Non i produttori di armi vere, letali e pochissimo regolamentate: i giganti di pistole, fucili, mitragliatori d'assalto e caricatori ad alta capacità hanno invece, all'apparenza paradossalmente, guadagnato terreno sul parterre in una giornata nera.

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Sotto accusa, insomma, neppure in Borsa è finita la facilità eccessiva d'acquistare arsenali. Quelle armi da guerra di cui oggi si serve anche un estremismo di stampo ultra-nazionalista, suprematista bianco, razzista e di estrema destra con venature naziste le cui vittime sono aumentate del 35% solo l'anno scorso stando alla Anti-Defamation League. Che ieri Trump ha condannato ma che lo stesso Presidente è stato accusato d'aver tollerato e a volte legittimato con la sua cupa retorica contro immigrati e esponenti di minoranze. No, l'indice viene puntato sui videogiochi. «Bisogna cessare la glorificazione della violenza nella nostra società», ha detto Trump. «È troppo facile per giovani disturbati circondarsi di una cultura che celebra la violenza».

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L'associazione del settore - Entertainment Software Association - non ha accettato di assumersi simili responsabilità senza difendersi. Ha risposto sottolineando la peculiarità del problema di stragi e stragisti negli Stati Uniti. «Numerosi studi scientifici hanno stabilito che non esistono legami causali tra videogiochi e violenza - si legge nel suo comunicato - Oltre 165 milioni di americani si divertono con i videogiochi, come fanno miliardi di persone al mondo. Eppure altre società dove i videogiochi sono usati con la medesima intensità non fanno i conti con i tragici livelli di violenza che esistono negli Stati Uniti». Il chief executive di una delle aziende ieri punite dal mercato, il veterano dei media Strauss Zelnick di Take-Two, si è spinto oltre prendendo di petto Trump e altri leader repubblicani che gli hanno fatto eco: «Accusare il settore dello spettacolo è irresponsabile e irrispettoso delle vittime e delle loro famiglie. Gli spettacoli vengono consumati su scala mondiale, ma la violenza delle armi è tipicamente americana. Bisogna affrontare i problemi reali».

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Difficile dargli torto, nonostante una breve menzione da parte dell'attentare di El Paso, nel suo lungo e delirante manifesto anti-immigrati, di un videogioco guerresco - Call off Duty. Ma la realtà a volte conta poco - in politica come in Borsa. I titoli dei produttori di armi autentiche, così, ieri sono stati premiati dal mercato: American Outdoor Brands, la ex Smith & Wesson, ha guadagnato oltre il 2% come pure il produttore di munizioni Vista Outdoor. Sturm, Tiger & Co non ha sapito restare in rialzo ma ha limitato le flessioni all'1,5 per cento. Un premio, a ben guardare, non tanto paradossale: la scommessa degli investitori è su un'altra verità finora mai smentita; il fatto che, alla fine, spenta la retorica del dolore e delle promese di fare di più, non scattino severe strette sul settore delle armi e i suoi vati.

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Più probabile è che delle polemiche ne risentano piuttosto i videogames. Poco importa che le ricerche abbiano davvero messo in dubbio la tesi della Casa Bianca: la penetrazione dei videogiochi, anche di quelli violenti, negli Stati Uniti non è diversa da altre società occidentali che non soffrono di simili, continue epidemie di stragi. Non solo: l'effetto è considerato al più minimo stando alle analisi più recenti .

Uno studio dello stesso governo federale mostra che solo il 12% di attentatori nelle scuole era anche solo interessato a videogiochi violenti.

La demistificazione del ruolo dei videogiochi va di pari passo con quella di un'altra grande ragione citata da Trump per spiegare e combattere la violenza: la malattia mentale. Se è facile pensare che elementi di follia appartengano a gesti quali i massacri di El Paso e e Dayton, e se l'assistenza è sicuramente carente negli Usa, le ricerche attribuiscono a disturbi mentali soltanto il 4% delle uccisioni con armi da fuoco negli Stati Uniti . E mostrano che forse un 20% di stragisti esibisce forme di psicosi, percentuale certo più elevata della popolazione generale ma pur sempre un quinto del totale. Simili conclusioni ha raggiunto anche l'Fbi . Chi soffre di malattie mentali è molto più probabile sia vittima di violenza che perpetratore.

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Può essere inoltre ricordato che le denunce dell'immoralità di videogiochi, media e Hollywood da una parte, come l'invocare la pazzia dall'altra, sono da sempre cavalli di battaglia della lobby delle armi, la National Rifle Association. Dalle sue scuderie escono al cospetto di ogni strage, quando la facilità di impadronirsi di armi letali - i quasi 400 milioni di fucili e pistole, 120,5 per ciascun americano - sale sul banco degli imputati. «Sono le malattie mentali, non le armi, a premere il grilletto», ha ribadito Trump ieri dopo aver messo in croce i videogames. Mentre del partito repubblicano, che controlla il Senato e finora ha rifiutato di considerare nuove leggi restrittive, è stato cospicuo soprattutto il silenzio.

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è in questa tradizionale resistenza di Washington, oggi più ancora che della società americana, a riforme di vero controllo degli arsenali “civili” che trova spazio la caccia a capri espiatori. Quali, appunto, rischiano di diventare i videogiochi. Ed ecco che Activision Blizzard, il creatore di Call of Duty, ha bruciato fino ad oltre il 6% in una seduta. La rivale Take-Two Interactive Software, autrice di Grand Theft Auto, ha sofferto flessioni leggermente superiori. E ancora: Electronic Arts, che nel suo portafoglio di giochi ha Battlefield, è scivolata di quasi il 5% e Zynga di oltre il 5% durante la scorsa seduta. Produttori di console quali Sony e Nintendo e retailer come GameStop hanno a loro volta ceduto terreno per timori di cali nella domanda. Così come hanno fatto produttori di accessori, da tastiere a cuffie, quali Razer, Logitech e Turtle Beach. Una “punizione” di assai dubbio conforto e efficacia per le vittime e per le ferite della società americana.

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