MERCATI e dazi

Wall Street, fuga dalle azioni: in agosto vendite per 10 miliardi di dollari

Nel mese di agosto la Corporate America ha venduto azioni per 600 milioni di dollari al giorno in media. Il conto parla di un sell-off di almeno 10 miliardi di dollari nelle ultime quattro settimane

dal nostro corrispondente Riccardo Barlaam


L'economia cinese rallenta, crescita del Pil "solo" +6,2%

4' di lettura

NEW YORK - Agosto è stato un mese decisamente caldo per i mercati finanziari. La retorica che arriva sia dagli Stati Uniti che dalla Cina sui negoziati per la trade war che riprenderanno ha dato un po' di respiro alle Borse negli ultimi giorni di agosto. Ma a Wall Street il bilancio del mese per gli indici azionari chiude in negativo: -2,47% il Nasdaq e -1,87% sia il Dow Jones che lo S&P 500 (dalla seduta del 31.7 al 29.8).

Il tema ricorrente è la fuga dalle azioni e la corsa verso asset più sicuri come i bond e l'oro, per le incertezze legate alla guerra commerciale, gli attacchi alla Fed di Trump, la frenata di Germania e Cina, l'esito della Brexit, la crisi italiana e i timori di una recessione in arrivo negli Stati Uniti.

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Ondata di vendite
Il chief investment officer del ramo wealth management di Ubs, Mark Haefele, che gestisce 2,4mila miliardi di asset, ha inviato una nota ai clienti in cui informa che la banca nelle ultime settimane ha ridotto del 5% il peso delle azioni sul totale del portfolio.
La Corporate America ha venduto azioni in media per 600 milioni al giorno in agosto, secondo i dati di TrimTabs che misura la liquidità a breve sui mercati Usa. Il conto finora parla di un sell-off di almeno 10 miliardi di dollari. Nomura sostiene che prima di dicembre ci sarà uno scivolone simile a quello del giorno del crack Lehman. JPMorgan ha raddoppiato le indicazioni di cautela fino alla riunione della Fed di metà settembre e invita a non comprare titoli azionari, nonostante le basse quotazioni inviterebbero a farlo. Troppo rischioso.

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Soffre anche la borsa cinese
In sostanziale parità nel mese a Milano l'indice Ftse Mib, mentre l'Ftse 100 ha registrato un calo del 5,3 per cento. Nello stesso periodo la Borsa di Shanghai ha perso l'1,42%. Lo yuan si è deprezzato enormemente sul dollaro nel periodo. Dopo aver superato la soglia simbolica dei 7 dollari, livello rimasto per anni, ad agosto il deprezzamento dello yuan si aggira sul 4%. Per avere un termine di paragone contro il dollaro, il valore a fine febbraio scorso era pari a 6,687. Una discesa inarrestabile. Già all'inizio di questa settimana, infatti, l'escalation della guerra dei dazi tra Stati Uniti e Cina aveva pesato sulla valuta di Pechino, scivolata ai minimi in 11 anni fino a 7,15 per dollaro, il punto più basso da febbraio 2008.
Non va meglio ai titoli di stato. Per i bond cinesi il calo del rendimento è stato del 2,6% nel periodo. Le obbligazioni cinesi secondo l'indice aggregato globale di Bloomberg-Barclays sono “the biggest losers”, quelle che hanno perso di più.

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L'escalation della guerra commerciale in Cina si fa sentire più che altrove. Le prospettive sono tutt'altro che buone considerando i nuovi dazi americani del 15% che da domenica primo settembre partiranno su 300 miliardi di export cinese. L'ultima tranche rimasta fuori dalle barriere tariffarie di Trump riguarda 3.800 prodotti, tra cui molti di largo consumo: vestiti, pantaloni, magliette, tv, telefonini, libri, carne, formaggi, giochi.
Gli analisti cercano di decifrare quali saranno le prossime mosse della banca centrale cinese, la People's bank of China. Ma non è facile intuirle. La debolezza valutaria potrebbe essere sfruttata come una sorta di cuscinetto con il dollaro per attutire l'impatto dei dazi sull'economia.

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Alta volatilità per i bond
Il mese di agosto è stato il più volatile degli ultimi tempi per il mercato dei bond Usa. Sempre per lo stesso motivo: i timori di una frenata economica Usa sulle tensioni per la guerra commerciale Usa-Cina. Il rendimento dei titoli di stato a 10 anni è sceso di almeno 50 punti base in un mese dal 2%, scendendo al livello corrente attorno all'1,5%. Di solito il mercato dei Treasury viene descritto come “stabile”, “affidabile”, addirittura “noioso” dagli analisti per la scarsa mobilità. Agosto non è stato un mese normale. Il rendimento dei titoli a lungo termine ha avuto uno dei maggiori cali dei tempi recenti - non succedeva dal gennaio 2015 - a fronte di un aumento della domanda che ha spinto in alto i prezzi e ridotto i tassi. I T-bond a 30 anni mercoledì sono scesi ai minimi di rendimento di sempre, all'1,91 per cento. Facendo da apripista al calo dei rendimenti dei titoli di stato a lungo termine un po' in tutto il mondo: il rendimento dei bond a 10 anni del Giappone è sceso questa settimana a un nuovo minimo negativo da tre anni. Mentre il rendimento dei titoli di stato a 10 anni di Germania e Francia ha toccato un nuovo record al ribasso. E in Italia il tasso dei titoli di stato a dieci anni è sceso sotto l'1% per la prima volta in assoluto.
Negli Stati Uniti i tassi a lungo termine sono diminuiti così tanto da essere superati dai rendimenti dei titoli a breve a 3 mesi e a 2 anni. L'inversione dei rendimenti, come è noto, è per gli investitori un segno inequivocabile di una possibile, prossima recessione.

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