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Wall Street al record, ma il rischio è la «sindrome di Babbo Natale»

La Borsa Usa è sui massimi storici, in attesa del taglio dei tassi Fed. Ma il rischio è che sotto “l’albero” della banca centrale nei prossimi mesi possano arrivare meno “regali” di quelli auspicati dalle Borse. Idem per la Bce

di Morya Longo


Ecco perché lo spread è crollato

3' di lettura

Potremmo definirla «sindrome di Babbo Natale». Quella che colpisce non pochi bambini, che restano delusi quando trovano sotto l’albero meno regali di quelli che avevano indicato nella letterina. Sui mercati finanziari il timore è più o meno lo stesso: dopo aver festeggiato per l’imminente arrivo di “Babbo Natale” (cioè le Banche centrali), ultimamente si è diffuso un certo timore: se Fed e Bce facessero quanto promesso, ma meno di quanto il mercato già sconta? Insomma: se sotto l’albero di Jerome Powell e Mario Draghi arrivassero meno regali dei tanti attesi dalle Borse?

Questo dubbio ha frenato questa settimana la corsa dei listini. È vero che Wall Street ha aggiornato anche ieri nuovi massimi storici (S&P sopra i 3mila punti e Dow Jones sopra i 27mila), ma nella settimana i due indici non hanno brillato come nelle precedenti. E le Borse europee - con l’eccezione di Milano - hanno chiuso la settimana tutte in calo: Eurostoxx - 0,86% in 5 giorni, Francoforte -1,95%. Il motivo è proprio da cercare nella sindrome di Babbo Natale: i mercati, che prezzano 4 tagli dei tassi Usa da qui al 2020 e nuovi Bazooka Bce, iniziano a temere di avere esagerato. E non mancano i report delle banche d’affari che mettono in guardia su questo fronte.

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Il discorso vale anche per Wall Street che venerdì ha aggiornato - per l’ennesima volta - i massimi storici. La corsa della Borsa Usa è infatti dovuta alle speranze - confermate in settimana dal presidente Jerome Powell - che la Fed sforbici i tassi d’interesse già a fine luglio. I futures danno per sicuro al 100% il taglio, con una probabilità dell’80% per 25 punti base e una del 20% per 50. Il mercato sconta molto di più nei mesi successivi: tre tagli da qui a fine anno e un quarto nel 2020. Questo è il problema: «Questa previsione è maggiore rispetto a quanto indicato dalla Fed, ma soprattutto è maggiore di quanto sarebbe giustificato dai fondamentali economici - osserva Andrea Delitala, head of advisory di Pictet Am -. A guardare l’economia sono giustificati due tagli, non quattro. A meno che gli Stati Uniti non finiscano in recessione, cosa che attualmente non è prevista». Insomma: nel migliore dei casi il mercato ha già scontato tutto, nel peggiore ha esagerato. Dunque il rischio di una delusione sotto “l’albero” è concreto.

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Ma i rischi a Wall Street non finiscono qui: c’è anche un’incognita sugli utili delle aziende. La crescita degli ultimi mesi a Wall Street è stata infatti tutta causata da un’espansione dei multipli, con il rapporto tra prezzo e utile (calcolato sui profitti degli ultimi 12 mesi) salito da 15,4 di dicembre, a 18 di fine maggio, al 19,7 attuale. Ora i conti delle aziende non devono deludere. Il problema è che rischiano di farlo: secondo le stime di Refinitiv i profitti delle imprese quotate a Wall Street dovrebbero scendere dello 0,4%, secondo quelle di Factset - pubblicate da Ft - del 2,8%. E alcuni settori, come quello delle materie prime e della tecnologia, potrebbero subire cali a due cifre.

La prova del nove arriverà presto, dato che gli Stati Uniti sono alla vigilia della stagione delle trimestrali. Come arriverà presto la prova del nove per la Fed. Il punto è che sono tante le prove che attendono Wall Street, a partire dagli sviluppi della guerra commerciale. Tante incognite, che un po’ stridono con quei massimi storici ostentati quasi tutti i giorni dalla Borsa Usa. Tante incognite che pesano anche sulle Borse europee che, pur in attesa di Draghi, questa settimana hanno chiuso deboli.

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    Morya LongoVicecaposervizio

    Luogo: Milano

    Lingue parlate: Italiano, inglese

    Argomenti: Finanza, mercati azionari e obbligazionari

    Premi: Vincitore del premio State Street 2018 – Giornalista dell’anno, autore del miglior scoop

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