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Wall Street da record nei tre anni di Trump. Nel 2020 rallenterà, ecco perché

La presidenza di «The Donald» finora è stata positiva per le Borse: i tre indici hanno guadagnato dal 44% al 62%. Ma nell’anno elettorale gli Stati Uniti rallentano. È stato così nelle ultime cinque elezioni

dal nostro corrispondente Riccardo Barlaam

Trump tradito dalle urne, cresce la paura per il 2020

4' di lettura

NEW YORK – L’America di Trump è un paese diviso in due polarizzato verso i due estremi. È come un enorme sandwich: East and West Coast, le due fette di pane, sono le parti più progressiste del paese. Il contenuto del panino, è l’interno enorme del paese, che sostiene senza tentennamenti le politiche conservatrici di Donald Trump. Ma com’è l’America davvero a un anno dalle elezioni presidenziali del 3 novembre 2020? E quali sono le prospettive per i mercati finanziari, in questo quadro divisivo e incerto?

Paese bloccato
Nessun analista vuole sbottonarsi. Sono troppe le variabili. La fotografia attuale parla di un paese bloccato. L’esecutivo spinge le sue politiche. Ma il potere legislativo, con la Camera a guida democratica, blocca tutte le decisioni, in attesa di ratifiche che non arrivano. Tanto più ora con l’indagine sull’impeachment che entra nel vivo.

I record di Wall Street
La politica è ferma ma Wall Street continua a macinare record, spinta dalle trimestrali, dalla disoccupazione ai livelli minimi da 50 anni, e dalle attese per la pace con la Cina. Nelle ultime due settimane i tre indici hanno ritoccato più volte i massimi. L’ultimo venerdì con un «triplete», record rivisto nella stessa giornata da tutti e tre gli indici.

Tre anni crescita per gli indici
È innegabile, dati alla mano, che la presidenza Trump finora sia stata positiva per le borse. In tre anni, dall'8 novembre 2016 all’8 novembre 2019, l’indice S&P 500 ha guadagnato il 44,29%. Il Dow Jones è salito del 50,72%. L’indice Nasdaq è volato al 62,9%. Il motore che ha spinto la crescita è stato soprattutto il taglio delle imposte societarie di Trump dal 35% al 21% , partito a gennaio 2018 che ora però, dagli ultimi dati congiunturali, sembra aver perso l'effetto traino.

La difesa di Trump
Trump appare sempre più concentrato in una rabbiosa difesa dalle accuse dei democratici. I suoi sostenitori nei rally elettorali in giro per l’America profonda, al cappellino rosso con il logo Make America Great Again hanno aggiunto le magliette con la scritta «Read the trascript»: leggete la trascrizione. In riferimento alla telefonata con il presidente ucraino Volodymyr Zelensky al centro dell’inchiesta per l’impeachment. Le accuse dem sono diventate la bandiera dei sostenitori di Trump, che assieme al loro leader ritengono di essere vittime di una gigantesca montatura, «la caccia alle streghe» di cui parla sempre nei comizi.

Big tech contro Elizabeth Warren
Il fronte democratico tanto frastagliato spaventa le corporation e Wall Street: gli ultimi sondaggi mostrano il sorpasso di Elizabeth Warren sul candidato centrista John Biden. Le big tech vedono la professoressa del Massachusetts come il fumo degli occhi. Mark Zuckerberg ha detto che sarebbe una tragedia se dovesse conquistare la nomination. Un endorsement inaspettato è arrivato anche da Bill Gates: se dovesse decidere tra i due ha detto che non esiterebbe a votare Trump.

La rimonta democratica
Questa settimana i democratici hanno conquistato due importanti stati repubblicani, la Virginia e il Kentucky nel turno elettorale locale. A rendere ancora più complicato e incerto il quadro è la quasi certa discesa in campo di Michael Bloomberg nelle file democratiche, 18esimo candidato per tentare di conquistare la nomination.

Le primarie di Bloomberg
L’editore miliardario e filantropo è stato tre volte sindaco di New York, ed è ancora rimpianto. Due volte repubblicano, la terza da indipendente. E' un moderato, non ama Trump e ha preso la tessera dei democratici poco prima delle elezioni mid term. Bloomberg piace a Wall Street. Piace alle big tech. Potrebbe far convergere sulla sua figura consensi dai due partiti, così polarizzati verso gli estremi. Prima però deve riuscire a conquistare la nomination democratica, affatto scontata, perché il ramo radicale del partito non lo ama.

La frenata nell’anno elettorale
Di solito nell'anno elettorale l'economia americana rallenta. Perché l'amministrazione si ferma, i mercati si mettono in attesa di capire che cosa succederà e le aziende rimandano le scelte di investimento. Nelle cinque elezioni americane, dal 2000 al 2016, l'indice S&P 500 ha avuto andamenti che rispecchiano questa tendenza, in due casi addirittura è arrivato ad avere il segno meno.

Le ultime cinque presidenziali
È stato così nel 2000 con la conquista del primo mandato di George W. Bush arrivato alla Casa Bianca alla fine dell'onda della bolla di Internet: in quell’anno l’indice S&P (dal primo gennaio al martedì 7 novembre) perse il 2,5%. È stato così pure nel 2008, quando Barack Obama vinse le elezioni presidenziali la prima volta nel pieno della crisi subprime e l'indice che raggruppa l’andamento delle prime 500 aziende americane perse il 31,5%. E' andato un poco meglio con il secondo mandato di Bush, nel 2004 (+1,4%) e con il secondo mandato di Obama, passata la crisi nel 2012 (+13,6%). Nell’anno delle ultime elezioni 2016, quello di Hillary Clinton e della vittoria a sorpresa di Trump, l’S&P dal primo gennaio al primo novembre aveva guadagnato un più modesto 3,3%.

Le prospettive per il 2020
Nel 2020 si preannuncia già un rallentamento più accentuato dell'economia americana, per gli incerti della trade war e per il blackout tra potere esecutivo e legislativo. Trump ha già detto che non ci sarà un accordo complessivo con la Cina, la questione del riequilibrio tra le due potenze resta uno dei punti del suo programma politico per le prossime elezioni e per il prossimo quadriennio se riuscirà, come pare, a conquistare il secondo mandato.

Taglio tasse alla middle class
Wall Street potrebbe essere aiutata nell’anno elettorale dalla «Phase one» dell’accordo con la Cina che verrà firmato nelle prossime settimane con grande probabilità, e da un nuovo taglio delle tasse, questa volta per i redditi delle classi medie, che l’amministrazione sta studiando e che Trump pensa di lanciare a inizio anno per spingere la sua corsa verso la Casa Bianca.

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    Riccardo Barlaamcorrispondente da New York

    Luogo: New York, USA

    Lingue parlate: inglese, francese

    Argomenti: economia, finanza e politica internazionale

    Premi: Premio Baldoni (2008), Harambee (2013), Overtime Film Festival (2017)

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