mercati volatili

Wall Street in tensione ora cerca risposte anche dall’indice degli architetti

di Marco Valsania


Ap

3' di lettura

NEW YORK - Una nuova “architettura” per l’economia e la Borsa. Assieme a curve dei rendimenti obbligazionari, a termometri di paura e volatilità, a dati espliciti sulla salute dell’espansione e dei profitti aziendali, la caccia di Wall Street a previsioni attendibili per il futuro, in un momento di grande volatilità e incognite, scova nuovi indicatori. In questo caso, letteralmente, l’indice degli architetti. O meglio l'ABI, l'Architecture Billings Index (Abi). Una scala costruita attraverso un sondaggio tra 700 società promosso dall'associazione professionale di settore Aia e che misura il fatturato dei progetti non residenziali, il cosiddetto Work-on-the boards.

La sua importanza deriva dal nesso stretto che sembra avere con gli orizzonti del mercato, grazie alla capacità di aprire una finestra sulla salute del comparto immobiliare, tuttora una fetta molto influente dell’economia e oggi ritenuto particolarmente sensibile e legato a doppio filo alle prospettive dell’espansione. Porta alla luce, secondo i suoi fautori, anche la performance di un vasto indotto, di chi offre servizi, prodotti e materiali ai piani edilizi.

A tenerlo sott'occhio sono così marchi della finanza, quali la banca Wells Fargo, accanto ad aziende industriali del calibro di Johnson Controls. Nonchè una pattuglia crescente di economisti e analisti di Borsa, che gli affidano una capacità predittiva con nove-dodici mesi di anticipo. Commenti sul suo andamento compaiono sul sito specializzato per gli investitori Seeking Alpha, sovrapponendo la performance dell’indice non solo con quella dell’economia ma con grafici dell’andamento della piazza azionaria una volta introdotto uno sfasamento di diversi mesi - sovrapposizioni che, nonostante le pecche di gioventù dell'Abi, nato solo a metà degli anni Novanta, appaiono piuttosto accurate. È una fama inedita per l’indicatore, che può appunto vantare un curriculum relativamente succinto, è passato solo attraverso un paio di recessioni e crisi e aveva conosciuto finora un uso limitato.

Adesso, nelle presentazione fatta dalla stessa associazione degli studi di architettura, viene invece ritenuto un segnale in grado di mostrare «la forza o ripresa nell'economia se positivo o di debolezza e rovesci in arrivo se negativo». L'indicatore è calcolato con una formula che somma la percentuale di società che riporta aumenti del fatturato con metà di quelle che riportano una situazione invariata, stimata come una variazione compresa entro il 5% delle fatture.

Ma cosa dice oggi, con più esattezza, questo indice? Parla di incertezza, al momento maggiore di quella riflessa in superficie da altre statistiche e forse per questo sta acquistando credibilità più diffusa e in sintonia con timori striscianti. A ottobre, ultima lettura disponibile, è scivolato appena sopra quota 50, soglia di demarcazione tra ottimismo e pessimismo, tra contrazione e crescita delle fatture. Per l’esattezza è stato di 50,4 punti, in declino dai 51,1 punti del mese precedente. Un complementare indice che misura i contratti di design è stato pari a 52,5, sempre sopra quota 50 ma a sua volta in calo da 54,1. Fotografando una situazione riassunta in questo modo: l'outlook rimane “positivo” ma «sebbene ci sia ancora crescita, il suo passo è stato altalenante nel corso dell’anno». Una società rappresentativa nella ragione occidentale del Paese ha parlato di «indebolimento generalizzato», un'altra sulla costa orientale di «domanda stabile ma ridotta di servizi», una terza nel Midwest di impatto di dazi e tensioni commerciali che potrebbe «inibire la crescita nei prossimi due anni», una quarta nel sud di costi che rallentano lo sviluppo.

Il sondaggio viene condotto su scala nazionale senza trascurare alcuna area. Anche se alcuni critici non mancano: sottolineano, ad esempio, che la sua gestione difetterebbe di adeguati controlli e verifiche sulla compilazione delle risposte da parte degli studi di architettura.

A corroborare la cautela proposta dall’indice cominciano tuttavia ad affiorare sintomi di difficoltà particolari nel settore immobiliare anche residenziale - da solo un sesto dell'economia statunitense - in realtà-guida. Una di queste è stata di recente la zona di Dallas in Texas, stando a un'inchiesta del Wall Street Journal. Sede di contee tuttora in robusta crescita economica e occupazionale, il suo housing market soffre al contrario di flessioni, pari al 3,6% nelle vendite di abitazioni in ottobre, nutrite da prezzi e costi dei mutui considerati eccessivi.

Nei sobborghi della cittadina di Frisco, i costruttori in affanno stanno tagliando i prezzi di fino a 150.000 dollari. Alcuni per stimolare un interesse latitante offrono agli agenti immobiliari incentivi che vanno da borse di Luis Vuitton a biglietti per il Super Bowl del football americano tariffa aerea compresa. Finora senza successo.

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