Wall Street e contagi

Wall Street, trimestrali migliori delle attese ma pesa l'ombra del coronavirus

Le trimestrali spesso battono le attese e a recessione dei profitti potrebbe finire. Ma nelle conference call cresce l'allarme per la nuova crisi cinese e globale

di Marco Valsania


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(AFP)

5' di lettura

New York - E' all'apparenza un paradosso. Gli utili delle aziende americane, tradizionale barometro di riferimento del mercato, sono incoraggianti. Anzi ben piu' incoraggianti delle anticipazioni. Ma nonostante questo Wall Street cede, con il Dow Jones reduce dalla seduta peggiore da agosto e i tre maggiori indici protagonisti dal gennaio piu' difficile dal 2016.

E' un paradosso che ha una nome: il coronovirus di Wuhan. Il suo contagio non si e' diffuso nei conti presenti o previsti - almeno non ancora - ma di certo si e' insinuato nelle conference call dei vertici aziendali. Numerosi colossi multinazionali - oltre una trentina - hanno esplicitamente menzionato a analisti e investitori il nuovo virus. E il potenziale di incertezza che genera, per le loro prospettive sui mercati o per le catene sempre piu' sofisticate e complesse di fornitori e produttori.

E' questa la battaglia, tra i numeri certi di ieri e oggi da una parte e le paure tutte da valutare di domani, che tiene con il fiato sospeso aziende e investitori e espone a brusche oscillazioni titoli e piazze finanziarie, oltretutto negli Usa gia' reduci da una lunga corsa.

Recessione dei profitti addio?
Cominciamo con le certezze. La Corporate America sta sorprendendo positivamente con i suoi bilanci, tanto da ribaltare forse attese di una continua recessione degli utili dopo tre trimestri di declini. Ancora solo qualche settimana fa, i pronostici unanimi erano di una flessione dei profitti relativi all'ultimo trimestre anche del 2%, 3% o 4 per cento. Adesso le societa' specializzate nel seguirne l'andamento fanno calcoli ben diversi: con quasi meta' delle imprese nell'indice Standard & Poor's 500 che ha ormai riportato o risultati, Refinitiv scommette che potrebbero in realta' alla fine salire dello 0,7 per cento. FactSet e' un po' piu' prudente, ma la flessione che ipotizza adesso e' dello 0,3% contro l'1,8% ancora la scorsa settimana.

Due terzi delle aziende battono le attese
La ragione e' che il 69% delle aziende sta sollevando il sipario su utili superiori alle anticipazioni, con, in aggregato, sorprese positive del 4,1 per cento. Anche nel fatturato il 65% delle aziende sta battendo le stime, seppure nell'insieme di un piu' modesto 0,6 per cento. Tra i settori, la tecnologia ma anche alcuni protagonisti dei consumi discrezionali hanno spadroneggiato, compensando la debolezza invece di comparti quali quello industriale e l'energia (il gigante Exxon Mobil ha deluso con profitti trimestrali scesi a 5,7 da 6 miliardi). Solo negli ultimi giorni performance particolarmente forti sono state messe a segno da Apple, Microsoft e Amazon - anche se qualcun altro ha segnato il passo (Facebook)

Coronavirus, oltre 30 colossi lanciano allarmi
FactSet vede anche la ripresa degli utili al momento continuare: potrebbero marciare tra il 3% e il 6% nel primo e secondo trimestre del 2020. E' qui che pero' subentra lo spettro della nuova epidemia e del suo oggi imprevedibile impatto, che dipendera' da gravita' e diffusione, per economia e aziende. I sintomi di preoccupazione sono trapelati in molteplici settori. Una rapida carrellata delle dichiarazioni al riguardo delle societa' statunitensi - in tutto come detto oltre una trentina - e' rivelatrice, comprese quelle che hanno surclassato le attese di performance. Sono foriere di possibili danni nei prossimi bilanci. Levi Strauss ha indicato di aver ormai chiuso meta' dei suoi negozi in Cina e preannunciato oneri nel breve periodo. Altrettanto ha fatto Starbucks. McDonald's ha sbarrato centinaia dei suoi 3.300 ristoranti cinesi immaginando che le ripercussioni sugli utili saranno “relativamente limitate”, ma solo se il virus sara' contenuto nel Paese. E ha definito la situazione “preoccupante”.

Un contagio dai viaggi all'hi-tech
Tra le societa' di viaggi e turismo, le compagnie aeree sono particolarmente colpite dopo che molte anche negli Usa, da Delta a United e American, hanno fermato del tutto i collegamenti con la Cina. Il predecessore virus Sars nel 2003 brucio' dieci miliardi di entrate per il settore globale; il nuovo virus minaccia di molto peggio, anche perche' oggi i viaggi internazionali con la Cina sono decuplicati rispetto ad allora, pari a 450 milioni di passeggeri in piu' all'anno. Per United la sola Cina rappresenta il 7% delle entrate per passeggero. Gli alberghi targati InterContinental e Hyatt hanno offerto cancellazioni gratuite ai clienti diretti in Cina che dovranno assorbire. Walt Disney ha bloccato i redditizi parchi tematici a Shanghai e Hong Kong.

Il ruolo della Cina, senza neppure contare un'estensione globale dell'epidemia, e' cresciuto enormemente non soltanto per il comparto dei viaggi. Il Paese rappresenta oggi il doppio dell'export di beni rispetto al 2003 - la sola provincia di Guandong ha esportato nel 2018 piu' di quanto allora non avesse fatto l'intera nazione. Tanto da poter addensare nuove ombre sull'economia globale proprio mentre sembrava poter dare segni di schiarite.

Tesla e Apple temono shock
Le societa' piu' d'avanguardia e innovative non fanno eccezione al nervosismo. Tesla, nel dare i conti, ha ammonito di ritardi di oltre una settimana nella produzione di vetture Model 3 a Shanghai, dove il suo stabilimento e' ora chiuso, e teme traumi anche per la catena di forniture alle sue attivita' in California. Il tutto con effetti nei conti del trimestre in corso. Alphabet ha chiuso gli uffici in Cina, Hong Kong e Taiwan.
Nell'hi-tech - esposto sia per la paralisi di un grande mercato che per i legami produttivi a doppio filo - anche Apple ha citato apertamente il virus quando ha riportato il suo bilancio da record: il ceo Tim Cook ha detto che l'azienda degli iPhone ha “chiuso un negozio e numerosi partner hanno a loro volta chiuso punti vendita; molti di quelli che restano aperti hanno ridotto gli orari”. Ancora: “Stiamo prendendo ulteriori precauzioni, lanciando approfonditi interventi di pulizia, effettuando frequenti controlli medici dei dipendenti. Le operazioni retail sono state afflitte al di la' dell'area di Wuhan”. Cook sta anche lavorando a piani alternativi in caso di paralisi produttive in vista del lancio di un nuovo iPhone i marzo. Apple, come in altri comparti aziende da Ford a Kraft Heinz, aveva inoltre fin da subito ristretto drasticamente ogni viaggio di business verso tutta la Cina.

Amazon, allarme per i partner
Amazon, per bocca del suo direttore finanziario Brian Oslavsky, ha avvertito di “osservare la situazione molto attentamente. Non abbiamo attivita' dirette a Wuhan, ma molti partner e venditori vengono dalla Cina”. La performance della sua piattaforma di e-commerce, insomma, che nell'ultimo trimestre ha brillato, potrebbe risentirne.
Da elettronica a telecomunicazioni e semiconduttori, i legami delle aziende Usa con la Cina sono intensi e potenziale simbolo oggi di vulnerabilita'. La stessa regione di Wuhan e' un centro per la componentistica tech oltre che per i trasporti. La differenziazione delle catene di forniture globali che era stata avviata in risposta alla guerra commerciale, per ridurre una eccessiva dipendenza dalla Cina, potrebbe rivelarsi poca cosa davanti alla crisi attuale se non sara' arginata.

Scosse per imprese manifatturiere gia' deboli
Particolarmente sotto pressione appare il settore manifatturiero, gia' debole in America e nel mondo, che potrebbe vedere le sue sofferenze aggravarsi. I colossi dell'auto, gia' al centro di frenate delle vendite, stanno approntando risposte d'emergenza a immaginabili traumi nelle supply chain. Caterpillar pronostica comunque continue flessioni nella domanda delle sue macchina movimento terra. Boeing e' reduce dalle prime perdite in vent'anni davanti alla crisi del suo velivolo 737 Max ma anche di frenate nella domanda cinese. La 3M aveva in programma licenziamenti e ristrutturazioni gia' prima del coronavirus di Wuhan. Se la crisi del nuovo virus rientrera' - o se sara' combattuto con efficacia - Wall Street potra' tornare a concentrasi su bilanci che si sono dimostrati di buon auspicio. Altrimenti il futuro, delle trimestrali e dei titoli di non poche aziende, potrebbe rimanere quantomai incerto.

UTILI SOPRA, IN LINEA O SOTTO LE ATTESE NEL QUARTO TRIMESTRE 2019
FATTURATO SOPRA, IN LINEA O SOTTO LE ATTESE NEL QUARTO TRIMESTRE 2019

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