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Warren Buffett, il lucky sperm club e l'era degli interessi zero

di Bernardo Bertoldi

Warren Buffett (Reuters)

4' di lettura

Greg Abel sarà il successore di Warren Buffett alla guida di Berkshire Hathaway, la più grande e più famosa holding di investimento al mondo.

La decisione merita due approfondimenti:
1) riuscirà Buffett a portare a termine il suo passaggio generazionale? 2) Riuscirà Abel, il nuovo CEO, ad adattare la holding al nuovo contesto competitivo? Warren Buffett ha sempre guardato con scetticismo al capitalismo familiare definendolo in più di un'occasione “the lucky sperm club” o spiegando la tenuta nel tempo dell'industria editoriale con due grandi istituzioni americane: “il monopolio e il nepotismo”. Buffett è stato, inoltre, un entusiasta sottoscrittore del Giving Pledge, iniziativa lanciata dal suo amico e co-investitore Bill Gates con lo scopo di lasciare la ricchezza a fondazioni e non ai figli. Nonostante questa posizione, nel 2017 ha annunciato che il suo successore nel ruolo di presidente di Berkshire sarà suo figlio Howard. “Howard, ha dichiarato Warren, non capisce nulla di investimenti e delle dinamiche competitive delle nostre partecipate, ma conosce e incarna i valori della nostra azienda; sarà il guardiano dei nostri valori”.

Buffett potrà non apprezzare alcune caratteristiche del capitalismo familiare ma sa che la cultura che lui ha impresso alla sua azienda è un fattore competitivo chiave. Berkshire è la più grande società di investimenti al mondo ma non ha un ufficio dalle parti di Wall Street e questo è un segno delle molte cose che ad Omaha si fanno in modo diverso.

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La holding, ad esempio, ha meno di trenta dipendenti, non offre stock option, non si occupa di ESG, non controlla in modo formale i suoi investimenti, etc. Inoltre, a differenza di tutti i gestori di fondi altrui, Buffett non guadagna per le commissioni ma perché possiede il 30% di Berkshire.

Quando Warren non ci sarà più, le pressioni per cambiare molte di queste cose facendo diventare Berkshire più uguale alle altre case di investimento saranno forti; riuscirà Howard a incanalarle verso una giusta evoluzione? Riuscirà senza essersi esercitato nel mestiere di suo padre? Riuscirà senza avere la credibilità e il potere che il possesso del 30% dell'azienda offrono a suo padre? Riuscirà solo con la carica di presidente a guidare e supportare Abel nel suo difficile compito?

Queste sono domande che ogni imprenditore si deve porre se vuole assicurare continuità alla sua azienda, se le sarà poste Warren? Si sarà reso conto che, volente o nolente, indicando Howard come presidente di Berkshire lo fa entrare nel “lucky sperm club”?

Abel, passando alla seconda considerazione, avrà bisogno di tutto l'aiuto possibile per adattare la holding al nuovo contesto competitivo. Buffett ha sempre usato l'analogia del fossato che protegge il castello per spiegare il vantaggio competitivo: il suo fossato è stato il float di Geico, la compagnia assicurativa di Berkshire. Il float è la somma che i clienti lasciano nelle casse dell'assicurazione dopo aver pagato il premio e prima dell'avversarsi del possibile sinistro.

La crescita di Geico, sin dagli anni 70, ha dato a Buffett un enorme liquidità da investire in un'epoca storica in cui il capitale era scarso e costoso e l'inflazione galoppante. Certo lui è stato un grande investitore, ma a differenza di altri non doveva raccogliere e remunerare i capitali da investire. Questo ha forgiato anche il suo stile di investimento, prudente e value oriented: il float è fatto di soldi che devi restituire anche se dopo anni, metterli troppo a rischio non è saggio. Così si spiega, ad esempio, la ritrosia di Buffett verso l'innovazione dai tempi della internet bubble sino alle crypto currencies: Berkshire ha bisogno di investimenti in settori stabili, tanto da non aver esitato a comprare più del 5% di Apple a prezzi non bassi appena le dinamiche del settore tech sono diventate più stabili. Il “vantaggio della liquidità” ha avuto il suo picco nella crisi del 2008, quando Buffett ha deciso al telefono e in pochi minuti di offrire il suo float per salvare Goldman Sachs e GE Capital. Qualche mese dopo, la FED di Bernanke ha inaugurato l'era dei quantitative easing e degli interessi zero e il fossato di Berkshire è sparito: i rendimenti dell'azienda senza più vantaggio competitivo si sono adagiati alla media del settore.

Abel ha il difficile compito ad adattare a questo contesto competitivo in evoluzione l'essenza imprenditoriale che Buffet ha impresso a Berkshire. Per farlo dovrà lavorare sulla struttura della holding, definire quale sia il vantaggio che questa offre alle aziende che possiede (i.e. parenting advantage) e come sa scegliere quelle in cui investire e quelle da vendere.

La lettera agli azionisti di Berkshire resta tra i milioni di libri e i miliardi di articoli che si scrivono (questo incluso) di gran lunga la miglior lettura disponibile (e non solo per rapporto qualità/prezzo: è gratis.

In una di queste, Buffet ha sostenuto l'utilità nelle holding per la loro capacità di investire in attività diverse e nuove affermando: “if horses had controlled investment decisions, there would have been no auto industry”. In un capitalismo che deve evolvere nella postpandemia, forse, Abel dovrebbe ripartire da qui.

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