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Wartsila: accordo siglato nella notte, in arrivo a Trieste navi per carico motori

Produzione garantita fino al 30 settembre del prossimo anno. Ministro delle Imprese Urso: «Firmato accordo per garantire continuità produttiva siti e rilancio». Il sindacato autonomo Usb non firma e proclama uno sciopero

Orlando a lavoratori Wartsila: "Lottano per difesa industria del Paese"

4' di lettura

È arrivato alle 1:40 di questa mattina l’accordo tra Wartsila e sindacati (ma non con l’Usb, che anzi proclama uno sciopero il 2 dicembre) che mette fine al blocco delle consegne dei motori realizzati dal sito di Bagnoli della Rosandra a Trieste. Già in queste ore i primi cargo (il primo è il “Deo Volente” partito nei giorni scorsi da Spalato) fanno capolino in rada presso il Porto di Trieste per la ripartenza delle attività di consegna.

E se i sindacati hanno garantito di riportare il sito produttivo alla normalità, l’azienda, che nel suo report trimestrale di settembre aveva annunciato costi aggiuntivi per 75 milioni di euro nell’arco dei primi 9 mesi dell’anno per via della vertenza in corso, si è impegnata al mantenimento degli attuali livelli occupazionali del sito produttivo fino al 30 settembre 2023 anche con l’utilizzo di ammortizzatori sociali funzionali ad accompagnare il subentro di un nuovo soggetto, nella rosa di soluzioni che il ministero e l’advisor della società hanno presentato in sede di trattativa.

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Previsti a marzo contratti di solidarietà

Da marzo tuttavia è già previsto l’utilizzo di contratti di solidarietà per gestire il calo delle commesse legato all’abbandono del sito produttivo da parte di Wartsila. L’azienda si è impegnata nel contempo ad investire 5 milioni di euro di fondi propri nello sviluppo dell’area R&D e Service che rimarrebbe, nei piani di Wartsila, a Trieste, anche in seguito all’abbandono delle attività di produzione.

Urso: «Firmato accordo per garantire continuità produttiva siti e rilancio»

«Firmato nella notte l’accordo Wartsila per garantire la continuità produttiva degli stabilimenti e per monitorare il processo di salvataggio e di rilancio. Questa è la mission del Ministero delle Imprese». Lo dichiara il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, commentando la sottoscrizione dell’intesa.

Rodà (Uilm): si va verso una forma di ripresa della normalità

«La società, il ministero delle Imprese e del Made in Italy, e i rappresentanti della Regione Friuli Venezia Giulia hanno messo per iscritto la propria volontà di accompagnare il percorso di reindustrializzazione con una serie di momenti di confronto presso lo stesso Mimit. Il primo di questi è previsto a marzo 2023 - spiega il segretario della Uilm Uil di Trieste e Gorizia Antonio Rodà. - Con la sigla di questo accordo si va verso una forma di ripresa della normalità. Seppure a tempo determinato. Ora è necessario più che mai che il Governo esercito il proprio ruolo per fare in modo che le possibilità di reindustrializzazione diventino certezze. Chiediamo un piano industriale credibile che sia un elemento di garanzia per l’occupazione e la tenuta industriale del territorio».

Le speranze di una buona riuscita del progetto di reindustrializzazione sono legate anche al fatto che il sito di Bagnoli della Rosandra può vantare, oltre agli spazi significativi e al know how delle maestranze, una posizione logistica molto interessante, con una banchina propria sul porto e un collegamento ferroviario che lo connette all’Interporto di Trieste e alla rete ferroviaria nazionale.

Nobis (Fim Cisl): l'intesa impegna il governo a sostenere percorsi di reindustrializzazione per il sito di Bagnoli

Il segretario nazionale della Fim Cisl Massimiliano Nobis, spiegando che l'intesa impegna il governo a sostenere percorsi di reindustrializzazione per il sito di Bagnoli, che possono arrivare da interlocuzioni, con potenziali operatori interessati alla fabbrica, intraprese sia dall’azienda che dallo stesso governo da presentare a Fim, Fiom, Uilm entro il 31 marzo 2022. «Riteniamo - ha sottolineato Nobis - questo accordo importante per valutare con più tempo le possibili ipotesi di reindustrializzazione. La ripresa dell’attività lavorativa per noi rimane funzionale solo all’obiettivo di trovare una continuità lavorativa con nuova attività industriale che possa valorizzare professionalmente gli attuali 337 dipendenti di Warstila. Misureremo la volontà della multinazionale nel rimanere nel sito triestino, con parte dell’attuale attività produttiva, dal piano industriale triennale che ci dovranno presentare entro il 31 gennaio. Un accordo quello raggiunto che trova sostengo e garanzia degli impegni presi con le importanti firme di Governo e Regione Friuli Venezia Giulia».

Rosolen (Lavoro Fvg): «Firma consente possibile accesso agli ammortizzatori sociali conservativi»

«La firma dell’accordo - ha dichiarato l’assessore al Lavoro della Regione Fvg Alessia Rosolen - consente alla Regione e al Governo, per quanto di loro competenza, di valutare con le parti sociali e Wartsila Italia il possibile accesso agli ammortizzatori sociali conservativi per assicurare la prosecuzione dell’attività produttiva negli impianti di Bagnoli della Rosandra, mentre organizzazioni sindacali e Confindustria si attiveranno per assicurare gli ammortizzatori sociali ai lavoratori dell’indotto. Questo accordo è il punto di partenza del processo di reindustrializzazione certamente più praticabile con stabilimenti in ordinarietà produttiva».

Usb non firma l’accordo e proclama lo sciopero

Voce fuori dal coro, quella del sindacato autonomo Usb, che non ha firmato l’accordo e invita i lavoratori a scioperare venerdì 2 dicembre. «Dopo una manifestazione con 15.000 persone in piazza, una mobilitazione straordinaria e continua da parte delle lavoratrici e dei lavoratori per difendere i propri posti di lavoro - si legge in una nota dell’Usb - ci sarebbe sembrato normale e anche doveroso che un qualsiasi accordo da sottoscrivere con Wartsila Italia Spa contenesse a chiare lettere la garanzia della salvaguardia totale dei posti di lavoro. Quello invece sottoscritto nella notte al Ministero delle Imprese e del Made in Italy, non è nient'altro che il lasciapassare garantito all'azienda per l'uscita immediata dei motori, delle forniture e per la conseguente chiusura della produzione di motori sancita nero su bianco il 30 settembre 2023 dopo l'intervento degli ammortizzatori sociali».

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