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Wartsila, la Cisl chiede proroga della procedura di 6 mesi

Domani il ministro Giancarlo Giorgetti ha convocato le parti sociali al Mise per discutere dello stop produttivo annunciato dalla multinazionale

di Cristina Casadei

(Epa)

3' di lettura

In vista dell’incontro previsto per domani al Mise, dove il ministro Giancarlo Giorgetti ha convocato le parti sociali per discutere dello stop produttivo nel sito triestino della multinazionale finlandese Wartsila, la Fim Cisl chiede una presa di posizione netta tanto al ministro Giorgetti, quanto al ministro del Lavoro Andrea Orlando sui tempi della procedura e sul futuro industriale del sito.

La procedura di licenziamento collettivo avviata dalla multinazionale lo scorso 14 luglio, infatti, è regolata dalla nuova legge sulle dismissioni aziendali che prevede una durata complessiva di 90 giorni per trovare le condizioni atte a «garantire la salvaguardia del tessuto occupazionale e produttivo. Ma sono già passati 55 giorni», spiega Massimiliano Nobis della Fim Cisl. Per il sindacalista è «impensabile” che in soli 35 giorni si possa trovare soluzione a questa delocalizzazione che prevede il trasferimento della produzione di motori marini e dei propulsori per le centrali elettriche in Finlandia con il licenziamento di 451 lavoratori su 937 attualmente occupati nel sito produttivo. Un impatto che sarà ancor più grande se si considera anche l’indotto. La proroga di 6 mesi della procedura servirebbe «per aprire un tavolo e lavorare ad una soluzione industriale che mantenga gli attuali asset produttivi e occupazionali», continua il sindacalista.

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Sono circa 700 le persone convenute al presidio organizzato dai lavoratori della Wartsila di Trieste in piazza della Borsa, organizzato in occasione dello sciopero di 8 ore indetto in tutti gli impianti del Gruppo in Italia (Genova, Napoli, Taranto e Cuneo). ANSA/VALERIA PACE

Intanto dopo la manifestazione dello scorso sabato a Trieste che ha visto scendere in piazza lavoratori e imprese in difesa del tessuto produttivo della regione, c’è attesa anche per l’emendamento presentato dal Pd al dl Aiuti bis. Debora Serracchiani ha spiegato che il partito «ha depositato un emendamento per rendere più difficili le delocalizzazioni, nella forma più restrittiva che era stata già presentata dal ministro Orlando. Anche a fronte di recenti ingiustificabili decisioni come quella assunta da Wartsila di chiudere lo stabilimento di Trieste, confidiamo che le forze politiche convergano a difesa delle nostre capacità produttive e dell’occupazione. L’emendamento, a prima firma del senatore Misiani, ripristina una serie di condizionalità e sanzioni che mirano non solo alla salvaguardia dei livelli occupazionali ma anche riapre prospettive di cessione dell’azienda o di rami d’azienda con finalità di continuazione dell’attività».

Prosegue a oltranza e anche nel giorno di Ferragosto il presidio dei lavoratori della Wartsila di Bagnoli della Rosandra (Trieste), dopo che la multinazionale finlandese a meta' luglio ha annunciato a sorpresa la cessione della produzione all'interno dello stabilimento e il conseguente esubero di 450 dipendenti. (ANSA/ALICE FUMIS)

Una scelta che lascia perplesso Massimiliano Fedriga, governatore leghista del Friuli Venezia Giulia che la scorsa settimana ha presentato un ricorso d’urgenza al giudice del lavoro del Tribunale di Trieste contro la decisione di Wartsila di fermare la produzione, sollevando il tema della comunicazione e informazione della Regione da parte della multinazionale e l’illegittimità costituzionale. Fedriga spiega che «tutte le cose utili che possono andare nella direzione di evitare l’utilizzo della procedura sulla delocalizzazione, così come è stata scritta dal ministro del Lavoro Orlando, sono utili. Dopodiché purtroppo ho paura che i tempi a Roma siano molto stretti per fare operazioni di questo tipo, mi auguro però che lo si possa ovviamente fare». Sulla delocalizzazione, osserva Fedriga, «cerchiamo di tenere la partita più aperta possibile, proprio perché dobbiamo far sì che il sito produttivo di Wartsila continui a operare nel settore, che è una parte fondamentale della filiera produttiva italiana, anzi, una delle principali, perché sull’economia del mare penso che l’Italia, soprattutto con Fincantieri, possa dimostrare di essere leader globale».

Su Wartsila è intervenuto lo stesso leader leghista Matteo Salvini per il quale «ogni investitore straniero è benvenuto ma mettere norme che impediscano di guadagnare in Italia e poi licenziare in Italia, pagare e trasferire all’estero, mi sembra sia buon senso. Con Fincantieri il lavoro va avanti da mesi se non da anni. Dal 26 Settembre anche da questo punto di vista si potrà intervenire anche come normativa. L’Italia non può essere terra di conquista, non può essere terra di sbarco, di profitto e di fuga, non funziona così, in Francia non lo permettono».

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