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Wartsila delocalizza la produzione di motori per navi: 450 esuberi a Trieste

La decisione rientra in un piano di riorganizzazione della produzione a livello europeo per migliorare la competitività. Per Fim, Fiom e Uilm è inaccettabile

di Cristina Casadei

2' di lettura

Il gruppo Wärtsilä delocalizzerà la produzione di motori diesel 4 tempi del sito di Bagnoli della Rosandra, vicino a Trieste, riportandoli a Vaasa in Finlandia. La decisione avrà un forte impatto occupazionale sui 970 addetti dell’impianto: la metà, 450, sono infatti a rischio. Nel sito triestino il gruppo si concentrerà su Ricerca&Sviluppo, vendita, assistenza e formazione, project management, sourcing.

La società ha spiegato che la decisione è stata presa per rafforzare «la competitività e creare una struttura in grado di garantire una crescita futura», con la consapevolezza dell’impatto che ci sarà sulle persone e sulle loro famiglie. Per questo, la società in una nota parla di impegno «fin da subito a collaborare con le organizzazioni sindacali e le Istituzioni per individuare tutte le possibili soluzioni per supportare le nostre persone». Nello stabilimento triestino, comunque «il Gruppo sta valutando la possibilità di futuri investimenti legati allo sviluppo di tecnologie per carburanti sostenibili». La nuova organizzazione non avrà impatto sul portafoglio motori di Wärtsilä e «la supply chain rimarrà in gran parte immutata, compresi i fornitori italiani».

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L’annuncio ha creato molta preoccupazione sia tra i politici che tra le parti sociali, anche per via del numero di lavoratori coinvolti. Il Presidente di Confindustria Alto Adriatico Michelangelo Agrusti ha criticato la scelta, definendola «un’azione improvvida». Il sindaco di Trieste Roberto Dipiazza ha detto laconicamente: «Ne parleremo». Dure invece le reazioni dei sindacati. «La decisione annunciata questa mattina dalla multinazionale Wärtsilä, di trasferire tutte le attività produttive dei grandi motori navali da Trieste in Finlandia, è un grave atto industriale che denunciamo e contrastiamo. La scelta dell’azienda brucia a 450 posti di lavoro, su un totale di 960. Sono tutti lavoratori altamente qualificati e competitivi che hanno sempre realizzato ottimi risultati», dice il segretario generale della Fim-Cisl, Roberto Benaglia. Dalla Fiom parlano di un contesto «di vuoto di politica industriale». La scelta andrà «rispedita al mittente, e dimostra ancora una volta l’inefficacia della legislazione italiana nel contrastare lo strapotere delle multinazionali ed impedire le delocalizzazioni produttive», dice Luca Trevisan, segretario nazionale Fiom-Cgil, che nelle prossime ore, insieme a Fim e Uilm e la Rsu, dice che verranno concordate «tutte le iniziative di mobilitazione necessarie a respingere i licenziamenti e difendere l’occupazione». Per la Uilm, il segretario generale Rocco Palombella e Michele Paliani, coordinatore Uilm del settore della cantieristica navale considerano «inaccettabile la decisione della multinazionale Wartsila di avviare la procedura di licenziamento per 451 lavoratori del sito di Trieste e di delocalizzare la produzione di motori per navi nel suo stabilimento in Finlandia. Stiamo parlando di uno stabilimento centrale per il Gruppo in Italia, dove ha quattro siti in cui occupa in totale 1.150 persone, di cui 973 a Trieste, con rilevanti opportunità e prospettive produttive, anche grazie alla vicinanza al porto commerciale. Rimandiamo al mittente questo atto scellerato, comunicato con una modalità inqualificabile, ovvero un collegamento in videoconferenza di pochi minuti».

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