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«Watchmen», la serie Tv spiegata con l’America di Trump (e i suprematisti)

I giustizieri mascherati di Alan Moore tornano nella nuova produzione di Hbo che rilegge le dinamiche del graphic novel con gli occhi degli Usa di oggi, tra armi facili e tensioni razziali. E Trump, grande oppositore della fusione tra At&t e Warner, diventa bersaglio

di Francesco Prisco


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Una scena della Serie Tv Hbo «Watchmen» che prende di mira il suprematismo bianco (Ap)

3' di lettura

Che siate fan o non sappiate nulla del fumetto capolavoro da cui è tratto, fa poca differenza. Watchmen, la nuova attesissima serie Tv di Hbo partita lunedì 21 ottobre su Sky Atlantic in versione originale con sottotitoli italiani, è pensata per spiazzare. E provocare. Come Westworld, forse addirittura di più: c’è dentro la politica, con il colpo d’occhio storicizzante che caratterizza tutti i prodotti del franchise Watchmen. E c’è dentro l’America di Trump con i suoi rigurgiti acidi di sovranismo.

Dalla Guerra Fredda alla questione razziale
Non è la trasposizione del graphic novel di Alan Moore e Dave Gibbons uscito a metà anni Ottanta per Dc Comics e neanche una specie di versione expanded film del 2009 diretto da Zack Snyder che, pur restando nel solco del plot originale, si prendeva non poche licenze. È una storia che si inserisce nell’universo di Watchmen per raccontare la contemporaneità di un’America che ha perso i propri punti di riferimento. Una contemporaneità in cui i Watchmen, vigilantes mascherati, supereroi in calzamaglia animati da una personalissima idea di giustizia, sono chiamati a offrire contributo a un ordine pubblico tutt’altro che stabile, con regole d’ingaggio tutte da verificare. Il Watchmen originario era un pretesto per raccontare la Guerra Fredda che volgeva al suo epilogo, quello della serie Tv di Hbo concentra il proprio sguardo sulla questione razziale, fuoco su cui numerosi Steve Bannon hanno soffiato in questi anni. Tutta energia cinetica per il trumpismo.

GUARDA IL VIDEO. Il trailer della serie «Watchmen»

C’era una volta a Tulsa
E come nel Watchmen originario la fiction si alterna a fatti storici: si parte dai disordini razziali di Tulsa del 1921, quando i bianchi rasero al suolo 35 isolati della seconda città dell’Oklahoma per dare la caccia ai neri e distruggere le loro attività commerciali. Un bambino nero si salva, allontanandosi dalla città con mezzi di fortuna. Nella Tulsa del 2019 quel bambino è un vecchio in carrozzella, ma il problema razziale è ancora esplosivo: merito del Settimo Cavalleria, società segreta di campagnoli bianchi suprematisti che alle vecchie maschere del Ku Klux Klan preferiscono quelle di Rorschach, il più pazzo e giustizialista tra i Watchmen immaginati da Moore.

Regina King alla presentazione di «Watchmen» (Afp)

La giustizia di Sorella Notte
Essì, perché tra i disordini di Tulsa e quello che accade nella serie Tv c’è in mezzo la vicenda del graphic novel, rispetto alla quale la nuova produzione Hbo si pone quasi come una specie di sequel. E un surreale Jeremy Irons nei panni di Ozymandias è lì per ricordarcelo. Nella Tulsa del 2019 pure i poliziotti devono girare mascherati per evitare rappresaglie e vendette trasversali sui propri cari. Su questo scenario si muove la pasticciera ed ex poliziotta Angela Abar (Regina King) che di notte, dismesso il grembiule, veste i panni della vigilante afro Sorella Notte.

La «vendetta» di Hbo
L’azione abbonda, la critica sociale è caustica, malgrado non tutti i passaggi della storia, nella prima puntata, appaiano facilmente decifrabili. È un’America senza Trump, quella del nuovo Watchmen, ma non senza trumpismo che, anzi, nel racconto distopico della serie Tv appare perfino estremizzato. Curiosa la storia certe volte. «The Donald» era stato acerrimo oppositore della fusione tra At&t e Warner, per la quale nel 2018 è arrivato il disco verde del giudice federale. Una fusione che ha consentito al gigante delle Tlc At&t di mettere le mani sui Warner Film Studios e la Cnn, oltre che sulla stessa Hbo. E adesso l’America di Trump - quella delle armi facili, delle stragi al supermarket e delle tensioni sociali alimentate ad arte - diventa il principale bersaglio di Hbo. All’insegna dello stesso interrogativo che stava alla base del Watchmen originale: «Who watches the watchmen?» Chi controlla i controllori?

Riproduzione riservata ©
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    Francesco PriscoRedattore

    Luogo: Milano

    Lingue parlate: italiano, inglese

    Argomenti: economia della cultura e dell'entertainment, musica, libri, cinema, cultura, società

    Premi: Premio Giornalistico State Street 2018 - Categoria: Innovation

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