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Waterfront, a Barcellona in mostra i progetti sull’acqua

In 68 opere un percorso che racconta le sfide dell’architettura nel riconvertire spazi un tempo usati per le attività più tipiche delle aree portuali o marittime

di Paola Pierotti


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Harpa Reykjavik (© Nic Lehoux)

3' di lettura

Dagli ex gasometri trasformati in residenze a Copenhagen (le Gemini Residence progettate da MVRDV) all’headquarter di Unibank sempre nella capitale danese (Henning Larsen Architects), dal terminal crociere di Lisbona (architettura di Carrilho da Graça) al più recente MAAT, il museo di arte, architettura e tecnologia (progetto Amanda Levete), fino ai nuovi interventi a Marsiglia a partire dal Vieux Port di Foster+Partners ai Docks progettati dagli italiani ex 5+1AA (Alfonso Femia e Gianluca Peluffo).

Lungo l’elenco delle architetture europee che hanno tratto valore dalla vicinanza con l’acqua, del fiume o del mare. E la Fondazione Mies van der Rohe in collaborazione con Arquitectes per l’Arquitectura (AxA) ha scelto di dedicare al tema “Architectures on the waterfront”, una mostra allestita a Barcellona, al Museo Marittimo, aperta fino al 12 gennaio 2020.
Sono 68 le opere scelte per questa rassegna che richiama l’attenzione sulle opportunità offerte dall’architettura per riconvertire spazi un tempo usati per le attività più tipiche delle aree portuali o marittime, in primis l’industria, più recentemente restituite alla città. Case, uffici, spazi museali e culturali, nuovi pezzi di città mixed use.

Waterfront, la sfida della rigenerazione in Europa
Il comune denominatore in Europa riguarda le strategie, con ricadute sull’innovazione tecnologica (per attrarre nuovi settori produttivi capaci di creare valore aggiunto), sulla riqualificazione urbana (soprattutto quando si tratta di progetti di larga scala come sono attesi in realtà italiane da Porto Marghera a Taranto, passando per Bagnoli) e sulla promozione di una nuova immagine di città (come è successo in Spagna, da Valencia a Bilbao o in città come Liverpool, Amburgo e Genova).

«I grandi problemi dell’urbanistica di Genova derivano da una mancanza di progettazione – ha commentato sul tema il sindaco del capoluogo ligure Marco Bucci – e per questo si deve tornare a mettere in relazione l’acqua con lo spazio. L’acqua è anche un nuovo motivo di business, l’unica speranza per arricchire la città, è la nostra sfida insieme a quella ecologica». Genova, che ha cavalcato l’onda delle Colombiadi e nel 2004 è stata capitale europea della cultura, nel 2022 sarà sotto i riflettori per The Ocean Race e nel 2024 sarà città europea dello sport. «I grandi eventi sono un’opportunità – ha aggiunto Bucci – servono per la visibilità e la reputazione della città, la soddisfazione dei cittadini e la qualità di vita dello stesso sistema cittadino. Daremo particolare rilevanza agli sport acquatici, in modo che l’acqua rappresenti ancora una volta un plus per la nostra realtà».
La mostra allestita a Barcellona è stata curata da Francesc Muñoz, che ha contribuito con il suo sguardo critico alla rilettura dei materiali d’archivio del premio europeo per l’architettura contemporanea.

#WaterfrontArchitecture è l’hashtag di questa iniziativa che attraverso immagini, video e plastici porta all’attenzione storie di progetti, costruiti, che hanno saputo tessere nuove relazioni tra l’acqua e la città. Da Parigi a Madrid, da Barcelona ad Oslo. Tra le opere in mostra anche quattro architetture che hanno vinto il Premio (EU Mies Award): la biblioteca nazionale francese di Dominique Perrault (1996 – Parigi), il Kursaal di Rafael Moneo (2001 – Donostia/San Sebastian), la Norwegian National Opera and Ballet progettata da Snohetta (2009 – Oslo) e l’Harpa Auditorium and Congress Centre progettato da Henning Larsen Architects, Studio Olafur Eliasson con Batteríid Architects (2013 – Reykjavik). Una testimonianza di come la trasformazione dei waterfront sia stata centrale nelle grandi metropoli ma anche nei piccoli centri.

La sfida del «climate change».
L’attualità, con Venezia sott’acqua per l’eccezionale alta marea, richiama l’attenzione sulle sfide urgenti per il cambiamento climatico, tema trattato dai curatori della ricerca. Dall’innalzamento del livello del mare alle inondazioni fluviali, l’adattamento al clima diventa una priorità per i progetti del futuro, tanto quanto l’integrazione tra spazi pubblici e funzioni private legate soprattutto al consume e all’intrattenimento, così come la gestione del processo di globalizzazione evitando la banalizzazione dell’offerta.
La sfida? Il waterfront come un vero lavoratorio della città futura, a prova di clima.

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