regole e internet

Web tax, la Francia sfida i colossi: una partita da mezzo miliardo all'anno

di Biagio Simonetta


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3' di lettura

Se l'Europa non si muove, la Francia fa da sola. È un po' quello che sta succedendo relativamente alla web tax, la famosa tassa che dovrebbe portare più equità fiscale (ma anche «sociale» per dirla con le parole di Margrethe Vestager) in fatto di imposte ai giganti del web. Mentre in Europa la discussione pare essersi arenata sulle divergenze fra i diversi stati membri, c'è chi si muove in autonomia.
La mossa di queste ore riguarda la Francia, con una proposta in consiglio dei ministri che riguarda proprio la tassazione dei big digitali. Un pacchetto di norme che, se approvato dal parlamento (la votazione è in aprile, ma vista la maggioranza del governo Macron sembra una formalità), imporrà nuove tasse per aziende come Google, Amazon, Facebook e Apple. La proposta, presentata dal Ministro delle Finanze, Bruno Le Maire, prevede un'imposta del 3% sulle imprese che hanno un giro d'affari mondiale di almeno 750 milioni di euro, dei quali 25 in Francia. Le stime del governo transalpino parlano di un recupero fiscale di circa 500 milioni di euro all'anno.

Le Maire, in un'intervista a Le Parisien, ha fatto intendere che questa tassa riguarderà 20 società, per lo più americane (i giganti della Silicon Valley), ma anche cinesi, spagnole, inglesi e tedesche.
«Un sistema di tassazione per il XXI secolo – ha detto il ministro – deve essere costruito su ciò che ha valore oggi, e questo è il dato». Parlando delle big tecnologiche, Le Mair ha le idee chiare: «Questi giganti usano i tuoi dati personali e ne traggono un profitto significativo, senza pagare la loro giusta quota di tasse». Il ministro ha sottolineato come si tratti di un fatto di giustizia fiscale, dato che le big pagano più o meno il 14 punti percentuali di tasse in meno rispetto alle piccole e medie imprese europee.
Una volta approvata, l'imposta francese si applicherà retroattivamente dal 1 gennaio del 2019. Al ministero delle finanze parigino si aspettano entrate fiscali per 400 milioni di euro nel 2019, che saliranno a 650 milioni entro il 2022.

Le reazioni del mondo tech
La notizia di una web tax francese ha scatenato immediatamente le reazioni del mondo tecnologico. Google e Facebook, interpellate dal Wall Street Journal, hanno dichiarato di pagare tutte le tasse dovute in tutti i Paesi in cui operano. Secondo alcuni imprenditori del settore tech, invece, questo nuovo disegno di legge minerebbe gli sforzi del governo Macron di creare un Paese a misura di startup. «Sembra una chiara battuta d'arresto rispetto agli sforzi che il governo francese sta facendo per avere un Paese di startup», ha detto Pia d'Iribarne, partner della società di venture capital Stride.VC al Financial Times. Lo stesso quotidiano londinese ha dato voce a Benedikt Blomeyer, manager del gruppo di lobby Allied For Startups: «Se stai cercando di creare una startup in Francia – ha detto Blomeyer - questa tassa ti sta dicendo di limitare il tuo raggio d'azione o di non farlo in Francia».

La Computer & Communications Industry Association, un gruppo con sede negli Stati Uniti che rappresenta Amazon, Google, Facebook e altre società tecnologiche, sostiene che la tassa francese verrà trasferita dai grandi giganti della tecnologia agli intermediari più piccoli e alla fine ai consumatori, ferendo l'economia francese: «La Francia dovrebbe lavorare per ottenere una riforma fiscale internazionale, invece di intraprendere azioni unilaterali che rischiano di minare gli sforzi globali», ha detto al WSJ Christian Borggreen, vicepresidente per l'Europa della CCIA.

Lo stallo europeo
Intanto in Europa lo stallo potrebbe protrarsi ancora a lungo. L'accordo per una web tax europea è per ora fallito a causa dell'opposizione di stati come Irlanda, Svezia e Danimarca. L'idea di Bruxelles era ed è, di fatto, molto simile a quella che entrerà in vigore in Francia: tassazione per le imprese digitali con un fatturato di almeno 750 milioni di euro a livello mondiale e di almeno 50 milioni di euro a livello europeo. Aliquota, anche qui, al 3%. Giova ricordare che anche in Italia, nella Legge di Bilancio 2019, è presente una web tax con parametri simili: imprese con fatturato globale superiore ai 750 milioni di euro e utili generati in Italia superiori ai 5,5 milioni. Segno che mentre l'Europa sonnecchia, gli stati membri fanno fa soli.

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