Il ministro Franco alla Camera

Web tax, il primo versamento dei 100 contribuenti digitali frutta all’erario 233 milioni

La risposta del ministro dell’Economia all’interrogazione M5S: 98 milioni sono arrivati da parte di 49 soggetti (40 società di capitali e 9 società non residenti)

di Marco Mobili e Giovanni Parente

(Blue Planet Studio - stock.adobe.com)

2' di lettura

La digital tax porta al debutto 233 milioni di euro nelle casse dell’Erario. A renderlo noto è stato il ministro dell’Economia, Daniele Franco, nel corso del question time alla Camera rispondendo a un’interrogazione presentata dal Movimento 5 Stelle (M5S). «Il termine per il pagamento della prima rata per l'imponibile anno 2020 è stato prorogato - ha spiegato il ministro - al 17 maggio 2021, fissando al 30 giungo il termine per invio della dichiarazione annuale».

Il numero dei contribuenti

Il ministro Franco è entrato anche nel dettaglio dei contribuenti: «A oggi sono stati ripartiti versamenti effettuati con modello F24 fino al 17 maggio per un importo di 98 milioni da parte di 49 soggetti, 40 società di capitali e 9 contribuenti non residenti, e sono stati rilevati alla Ragioneria generale dello Stato (Rgs) bonifici effettuati direttamente in Tesoreria per un importo di 135 milioni, complessivamente quindi il gettito dell'imposta sui servizi digitali per il 2020 ammonta a 233 milioni».

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Il meccanismo

La web tax italiana al primo anno di applicazione è costituita da un’aliquota al 3% sui ricavi tassabili delle grandi imprese del web. Si calcola al lordo dei costi e al netto dell’Iva e di altre imposte indirette. Sono tenute al versamento le imprese che, da sole o a livello di gruppo, l’anno precedente hanno avuto congiuntamente:

• ricavi almeno pari a 750 milioni di euro;

• ricavi derivanti da servizi digitali realizzati in Italia almeno pari a 5,5 milioni di euro.

La web tax colpisce anche le imprese non residenti in Italia, prive di una stabile organizzazione in Italia e privi di partita Iva, che nel corso di un anno solare hanno raggiunto requisiti dimensionali previsti e devono pertanto richiedere all’agenzia delle Entrate un numero identificativo per questa imposta.

Pubblicità e non solo

L’imposta si applica ai ricavi derivanti dalla veicolazione su un’interfaccia digitale di pubblicità mirata agli utenti, dalla messa a disposizione di un’interfaccia digitale multilaterale che consente agli utenti di essere in contatto e di interagire tra loro, anche per facilitare la fornitura diretta di beni o servizi, dalla trasmissione di dati raccolti da utenti e generati dall’utilizzo di un’interfaccia digitale.

In ogni caso l’imposta è dovuta solo se gli utenti sono localizzati in Italia e di conseguenza la territorialità dell’imposta prescinde da chi fornisce il servizio web.

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