dl semplificazioni

Web tax, raffica di esenzioni: tlc, pagamenti, software, Consip

di Carmine Fotina e Marco Mobili


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(AdobeStock)

2' di lettura

Il decreto semplificazioni non è ancora a “quota 100” ma con i suoi 69 articoli con cui è uscito dall’esame delle Commissioni di Palazzo Madama può sempre andare in pensione. Ai 12 articoli con cui si è presentato ai nastri di partenza della conversione in legge al Senato il provvedimento, nato per snellire e sburocratizzare la vita di imprese e cittadini, ha chiuso il suo primo giro di boa con 57 nuovi articoli e 61 commi che sono andati ad integrare i 12 articoli licenziati d’urgenza dal Consiglio dei ministri a metà dicembre. Senza considerare che il decreto omnibus ha imbarcato altri due Dl: noleggio con conducente e rinnovi degli ordini circondariali degli avvocati. E in questo ginepraio di norme si registrano anche le prime grandi esclusioni dall’applicazione della nuova web tax: si va dalle comunicazioni ai servizi di pagamento, dal marketplace dei software e dei contenuti digitali (App store di Apple), da Borsa italiana al Mercato elettronico della Pa e alla Consip.

Con correttivo al Dl, che ora dovrà passare l’esame dell’Aula del Senato, viene riscritto il perimetro della digital tax prevedendo l’esclusione dal prelievo dei servizi digitali offerti attraverso un interfaccia «il cui scopo principale è quello di fornire ai suoi utenti contenuti digitali, servizi di comunicazione o servizi di pagamento» (si pensi al Pay pal). Sono esclusi poi anche i servizi di investimento e la cessione di dati realizzati attraverso una sede di negoziazione, nonché i servizi di concessione di prestiti da parte di un soggetto che fornisce servizi di crowdfunding autorizzati.

Si tratta di una prima ricalibratura della web tax introdotta dalla legge di Bilancio e che al momento, in attesa dei dettagli operativi che dovranno essere fissati dall’Economia entro il prossimo 30 aprile, sembra destinata a colpire non solo i grandi servizi del web, come il marketplace di Amazon o la pubblicità di Google e Facebook, ma anche i servizi digitali di settori della digital economy come quelli della ristorazione (Deliveroo o Just eat), del pernottamento come Booking o Airbnb, nonché quelli del trasporto da Uber a Mytaxi.

Sul fronte del commercio elettronico il decreto semplificazione interviene anche sulla riforma Iva dettata da Bruexelles, in vigore dal 1° gennaio scorso, sul commercio elettronico transfrontaliero con consumatori finali (Direttiva Ue 2017/2455). Per il biennio 2019-2020 si riducono gli obblighi Iva per le prestazioni di servizi di telecomunicazione, teleradiodiffusione forniti in formati digitali (cosiddette Tbe). A beneficiarne le imprese che per via delle ridotte dimensioni, prestano servizi Tbe a livello comunitario per importi annuali contenuti. L’emendamento al Dl semplificazioni fissa in 10mila euro l’importo delle prestazioni, nonché le modalità di esercizio dell’opzione e i requisiti necessari per ottenere la riduzione degli obblighi Iva.

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