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Webcam, microfono, sfondi: ecco il kit di sopravvivenza per la Dad

Un vademecum del Corecom Lombardia in soccorso a insegnanti e alunni alle prese, almeno fino al 7 gennaio, con la didattica a distanza

di Eugenio Bruno

Scuole superiori in presenza dal 7 gennaio, il piano di Conte

3' di lettura

Dotarsi di un buon microfono e di una connessione stabile. Tenere la webcam sempre accesa ma chiedere agli studenti di attivarla solo quando è il loro turno per parlare. Incentivare il lavoro di gruppo. Sostituire la vecchia lezione frontale con una didattica tripartita (spiegazione, ricerca del materiale, restituzione). Sono alcuni dei consigli che il Comitato regionale comunicazioni (Corecom) della Lombardia invia ai docenti che almeno fino al 7 gennaio (per le superiori) dovranno fare i conti con la didattica a distanza. Un vademecum che è stato presentato venerdì 4 dicembre - alla presenza di Marianna Sala, presidente del Corecom, e di Giovanni Ziccardi, sirettore dell’Information society law center della Statale di Milano - e che si rivela un kit di sopravvivenza anche per gli alunni. Grazie ad alcune semplici regole di buonsenso: dall’adozione di un look adeguato, come se ci si trovasse in classe, alla scelta di uno sfondo neutro, così da garantire la privacy della vita familiare alle loro spalle.

Come superare i problemi tecnici

Il primo suggerimento riguarda il microfono. Occorre verificare fin da subito di possederne uno, che si tratti di un auricolare o delle cuffie oppure un microfono separato, prima di allestire la postazione dedicata alla didattica a distanza. Spazio poi ad hardware e software. Sia assicurandosi che la connessione sia veloce e stabile e che il computer sia in buono stato, sia individuando un «referente tecnico» in grado di aiutare docenti e studenti su ogni questione attinente alla Dad. Grande attenzione viene inoltre dedicata alla webcam. È preferibile, secondo il Corecom, non chiedere di attivarla per tutta la durata della lezione, bensì limitarla alla verifica delle presenze a inizio lezione, alle attività di laboratorio e ai colloqui con il prof. Chiedendo magari di accedenderla “a sorpresa” per vedere se lo studente è ancora collegato. Sempre su “On” deve essere invece quella dell’insegnante, così come il microfono.

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Anche il web ha la sua «netiquette»

Il vademecum sottolinea quanto sia importante spiegare ai ragazzi che il solo fatto di non trovarsi fisicamente in presenza di altre persone non autorizza a tenere comportamenti scorretti. E anche il web ha la sua «netiquette». Con annesso il consiglio a stabilire modalità specifiche per l’appello di inizio ora oppure per gli interventi degli alunni durante la spiegazione (ad esempio, stabilendo che, se si desidera fare una domanda, bisogna prima comunicarlo in chat e attendere che il docente dia la parola). In quest’ottica anche il look ha la sua importanza. La raccomandazione, stavolta da girare agli studenti, è quella di prepararsi prima della lezione, vestirsi come se si stesse davvero andando in classe. Così come va prestata un minimo di cura all’inquadratura e allo sfondo. Magari usando di quelli predefiniti previsti dalle varie piattaforme, in modo da salvaguardare la privacy familiare.

Ridurre la vecchia lezione frontale al minimo

Tornando ai professori il ”manuale di sopravvivenza” si sofferma infine sulla nuova didattica digitale. Che non deve ricalcare quella frontale. Ogni ora di insegnamento, se possibile ridotta anche nella durata a 45 minuti o meno, andrebbe articolata in due o tre momenti distinti. E cioè, alla spiegazione classica potrebbe (e dovrebbe) seguire una parte di lavoro di gruppo per cercare (magari su internet) le informazioni con cui approfondire la lezioni e la “restituzione” da parte degli stessi ragazzi. Lo stesso discorso riguarda le verifiche. Meno peso ai voti numeri, più spazio alla partecipazione attiva. Una specie di rivoluzione per la nostra scuola. Chissà quanti docenti raccoglieranno l’invito del Corecom.

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