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Webinar sulla valutazione delle politiche di coesione. Il ruolo della ricerca e dell'innovazione

Il 13 luglio sul sito del Sole 24 Ore e i canali social. Il webinar è organizzato nell’ambito del progetto Work4Future. L’Italia è il secondo paese in Europa per spesa di fondi strutturali provenienti dalla politica di coesione, di cui una buona parte per ricerca e innovazione

di Marco De Maggio e Giuliano Resce

4' di lettura

(Il Sole 24 Ore Radiocor) - L’Italia è il secondo paese in Europa per spesa di fondi strutturali provenienti dalla politica di coesione, di cui una buona parte per ricerca e innovazione: in che misura funzionano e chi valuta se le politiche pubbliche sono efficaci? Che ruolo hanno gli open data e i metodi di intelligenza artificiale nella valutazione delle politiche? Cosa vuol dire fare politica in ricerca e innovazione? Questi i temi che verranno affrontati in diretta web mercoledì 13 luglio alle ore 15 su www.ilsole24ore.com e canali social. Il webinar è organizzato nell’ambito del progetto Work4Future cofinanziato dalla Commissione Europea – Dg Regio e realizzato da Il Sole 24 Ore in collaborazione con OBC Transeuropa e CNR ISSiRFA.
La cultura della valutazione delle politiche pubbliche si è affermata in Italia in modo crescente negli ultimi decenni, proprio grazie all’impulso della politica di coesione che ne ha legittimato e valorizzato il ruolo nell’ambito dei Regolamenti dei Fondi Strutturali e nel disegno del quadro strategico di intervento a livello nazionale nei successivi cicli di programmazione. Negli stessi anni, mentre si consolidava la Rete dei Nuclei di valutazione degli investimenti pubblici e il Sistema Nazionale di Valutazione coordinati dal Nucleo istituito presso il Dipartimento per la Coesione, l’interesse da parte della comunità scientifica sul tema della valutazione delle politiche ha inciso positivamente sulla qualificazione di professionalità specializzate, attraverso programmi di master e dottorato delle principali università italiane, con particolare riferimento all’approfondimento di metodi di analisi quantitativa. L’attività valutativa si connota per essere propriamente un’attività di ricerca. I diversi approcci a cui il valutatore può far riferimento sono complementari ed applicabili sulla base delle specifiche esigenze, del tipo di intervento oggetto di osservazione, della domanda di valutazione a cui si intende rispondere, dell’obiettivo stesso della valutazione, se di carattere formativo, rendicontativo o di apprendimento.

Il metodo utilizzato

L’approccio alla valutazione di impatto, privilegiato nell’ambito della programmazione comunitaria, di tipo “controfattuale”, mira a isolare il cambiamento indotto dall’intervento pubblico attraverso l’analisi della differenza tra quanto osservato in seguito all’intervento e la situazione che si sarebbe verificata in mancanza dell’intervento, appunto controfattuale; si tratta pertanto di un approccio adeguato in presenza di interventi pubblici che seguono una logica lineare, con obiettivi e modalità attuative chiaramente definiti.La diffusione della cultura valutativa ha beneficiato di recente di due condizioni che ne hanno facilitato la pratica operativa. Qualsiasi sia l’approccio applicato, la valutazione si basa infatti su un’accurata ed impegnativa raccolta ed elaborazione di dati: entrambe le attività risultano sempre più facilitate dalla diffusione di strumenti orientati da una parte alla diffusione e condivisione di dati – per la politica di coesione il portale OpenCoesione ne rappresenta l’esempio più rilevante a livello nazionale – e dall’altra dai metodi di Machine Learning e Big Data Analytics che permettono di ottenere ed elaborare informazioni tempestive e geolocalizzate. La combinazione tra Big Data e algoritmi di Machine Learning sta aprendo possibilità inedite.

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Valutare gli investimenti in ricerca e innovazione

Agli investimenti in ricerca e innovazione viene riconosciuta una posizione di centralità nelle politiche di coesione, come leva di crescita e di competitività territoriale, in relazione ad obiettivi sfidanti fissati a livello europeo soprattutto a partire dal 2000. Determinare l’impatto di tali politiche è compito tutt’altro che semplice. Gli effetti delle politiche di ricerca e innovazione necessitano per loro natura di periodi di tempo medio-lunghi per tradursi in incrementi di produttività e crescita. Negli anni si è assistito ad un’evoluzione degli strumenti di policy, che ha fatto emergere strumenti sistemici di varia complessità: da quelli basati sul partenariato pubblico-privato e orientati a stimolare la collaborazione tra imprese e tra queste, l’università e le istituzioni, fino a quelli a carattere partecipativo e finalizzati all’innovazione aperta. Tale evoluzione rende sempre più determinante, ai fini degli esiti dell’intervento pubblico, la qualità dei soggetti coinvolti, intesa come la determinazione delle imprese e del territorio a fare investimenti complementari, e la capacità delle istituzioni di stimolare l’innovazione e la valorizzazione economica della nuova conoscenza. L’elemento peculiare della valutazione degli esiti degli interventi in ricerca e innovazione è la verifica e l’analisi dell’effetto addizionale dell’incentivo pubblico. Il concetto di addizionalità è stato indagato nelle sue tradizionali dimensioni di “input” e di “output”, evidenziando gli effetti dell’intervento pubblico sui problemi di scarsità del livello di investimenti in attività innovative e di sottoproduzione di innovazione da parte delle imprese. La diffusione di nuovi strumenti di policy e l’attualizzazione del concetto stesso di innovazione hanno fatto emergere in tempi più recenti una terza dimensione che si focalizza sul complesso degli aspetti comportamentali, relazionali e strategici dell’impresa: l’addizionalità comportamentale. Se l’innovazione comporta la creazione, la diffusione e l’applicazione di una nuova idea, le imprese che ne sono protagoniste saranno portate a cambiare i comportamenti, ad approfondire la conoscenza, a sviluppare nuove abilità, pratiche e procedurali, e quindi ad applicarli nei relativi contesti in cui operano. Nell’analisi dell’addizionalità comportamentale, l’interesse si sposta, dunque, sul complesso dei cambiamenti strategici e comportamentali indotti dall’intervento pubblico e si valuta, con gli approcci adeguati, la capacità dell’azione pubblica di attenuare la presenza di potenziali fallimenti di sistema che riguardano problemi di apprendimento, l’accumulazione di conoscenza e la mancanza o l’inadeguatezza di una rete di networking tra soggetti del sistema innovativo di riferimento

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