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Week end culturale/ Napoli e il Museo Archeologico

Ultimi appuntamenti a Napoli il 7 e il 13 al Museo Archeologico per la rassegna di “Fuoriclassico. La contemporaneità ambigua dell'antico” una rassegna, il cui tema si pone in rapporto ideale con Ovidio (a duemila anni dalla morte) e con Vico (a 350 anni dalla nascita: Vico insegnò proprio nella sede attuale del Museo Nazionale), promossa dal MANN e dal suo direttore Paolo Giulierini, con le associazioni 'A Voce alta e 'Astrea. Fuoriclassico allude soprattutto alla necessità di ‘liberare' i classici, antichi e moderni, dal ‘monumento' nel quale li costringiamo, marmorizzandoli, fissandoli una volta per tutte in una forma autorevole e intimidatoria. Giovedì 7 giugno (ore 18) uno dei maggiori studiosi di Ovidio (ordinario di Letteratura latina a Siena e alla New York University), Alessandro Barchiesi, terrà una lezione dal titolo Metamorfosi a teatro. Ovidio e lo spettacolo della trasformazione, nella quale proporrà anche una riflessione conclusiva sul tema generale del ciclo. Alla voce di Elena Bucci sarà affidata la lettura di Ovidio e in particolare del mito dei pirati Tirreni trasformati in delfini e di quello di Atteone. mercoledì 13 giugno (ore 17,30) con un incontro, promosso in collaborazione con l'Institut Français de Naples, dedicato all'abuso dell'antichità classica da parte del regime hitleriano. Interverrà Chapoutot, professore di Storia contemporanea all'Università di Paris-Sorbonne e autore de Il nazismo e l'Antichità (Einaudi, 2017). Alberto Crespi, critico cinematografico e autore/conduttore di Hollywood Party su Radio3, racconterà invece – ovviamente proiettandone delle sequenze – il film di Leni Riefenstahl Olympia, girato durante le Olimpiadi berlinesi del 1938 ed esempio perspicuo dell'appropriazione ‘retorica' dell'antichità classica da parte della propaganda nazista. La rassegna si arricchisce anche di contrappunti visivi. Dall' 8 giugno infatti si potrà ammirare la mostra dello scultore gardenese Aron Demetz (ha anche partecipato alla Biennale di Venezia). Demetz (Vipiteno, 1972) conduce da oltre vent'anni una ricerca che fa da ponte fra antico e contemporaneo. Le sculture, realizzate espressamente in occasione di questa mostra in varie dimensioni e materiali, costituiscono un complesso installativo che interagisce con le opere classiche ed egizie che abitano il MANN. In particolare Demetz ispira alle collezioni Farnese ed Egizia del Museo Archeologico di Napoli le impostazioni dinamiche e posturali delle sue sculture. Demetz è considerato uno dei maggiori scultori italiani. In questa mostra l'artista ha interrogato le radici della tradizione occidentale sia artistica che culturale. In un museo dalle collezioni archeologiche importanti come quelle del MANN il rischio era di confrontarsi con l'autorialità del “capolavoro” ma invece con le sue sculture Demetz coinvolge lo spettatore in un dialogo ideale con le opere del museo e contestualmente lo emancipa dall'ammirazione contemplativa suscitata dal capolavoro classico.

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