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Week end fuori casa? Solo last minute. Ma c’è chi ha già prenotato per Capodanno

Una rilevazione sui flussi turistici nel post-lockdown curata da H-benchmark evidenzia timidi segnali di ripresa per il turismo a Natale e la fine dell’anno

di Giambattista Marchetto

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Fuochi d’artificio a Hong Kong (REUTERS/Soe Zeya Tun)

Una rilevazione sui flussi turistici nel post-lockdown curata da H-benchmark evidenzia timidi segnali di ripresa per il turismo a Natale e la fine dell’anno


3' di lettura

Il turismo sposta l'asse sulle prenotazioni last minute, ma Capodanno potrebbe trainare la risalita. È questo il cambio di paradigma più significativo registrato dalla rilevazione sui flussi turistici nel post-lockdown curata da H-benchmark.

Il gap nelle prenotazioni anticipate

Il dato generale rilevato su un campione di circa 20mila camere di hotel dalla piattaforma web di Hospitality Data Intelligence leader in Italia - che offre in tempo reale, alle strutture ricettive e alle destinazioni turistiche, informazioni strategiche per la valutazione dei principali indicatori di performance – mostrava nella stagione estiva 2020 un'importante flessione rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. E le proiezioni sull'autunno-inverno risultano ancora in rosso (se paragonate al pre-Covid), ma il trend potrebbe essere in recupero proprio grazie alle prenotazioni a corto raggio.«Mai come quest'anno la finestra di prenotazione (ovvero quanto prima gli ospiti prenotano il soggiorno) è stata così ristretta – evidenziano gli analisti di H-benchmark - Mediamente, infatti, gli ospiti hanno aspettato gli ultimi giorni prima dell'effettiva data si soggiorno per prenotare, con importanti aumenti di volumi di prenotazioni sotto data».

E quest'ultimo punto può essere utile per dare un'interpretazione ai primi dati sulla prossima stagione autunnale. Se dunque il gap tra il prenotato di quest'anno e quello dello scorso anno è molto ampio, può parzialmente rincuorare la categoria il fatto che, sotto data, quello stesso gap sia stato decisamente meno ampio nell'estate rispetto alle date a +20-30 giorni.

Capodanno porta ossigeno

Le proiezioni per i prossimi mesi sono dunque in rosso, ma con possibilità di rimbalzo. Per il mondo terme, nel periodo ottobre-novembre le prenotazioni sono a -75% rispetto al 2019 e per il ponte dell'8 dicembre la copertura prenotata è solo del 10% (rispetto al 30% dell'anno scorso). «Tuttavia, visto il trend riscontrato dalla fine del lockdown in poi, ci aspettiamo che molte prenotazioni arriveranno all'ultimo, sotto data», osservano gli analisti. Bene invece il Capodanno, con un 28% di prenotato (in linea con il 2019). Anche per la montagna – dove la stagione invernale dovrebbe iniziare il weekend del 21-22 novembre - ad oggi si registra un -55% di prenotazioni sul periodo 21 novembre-31 marzo, ma la tendenza last minute vale anche qui. Per il ponte dell'8 dicembre ha già prenotazioni il 25% degli hotel e il 30% dei clienti ha già riservato un posto per Capodanno. Più complessa la situazione per le città d'arte. Il periodo ottobre-dicembre segna un -85% di prenotazioni e non si notano picchi di attenzione né per il ponte dell'8 dicembre né per Capodanno. «L'occupazione on the book è sempre sotto al 10%, fatta eccezione per le date in cui sono programmati eventi internazionali o fiere per la primavera 2021, quando si registrano picchi anche del 30% - riferiscono da H-benchmark - Da inizio settembre abbiamo notato un aumento delle prenotazioni business che arrivano principalmente dal mercato italiano e dai Paesi europei limitrofi, che hanno in parte risollevato l'occupazione di alcune città di media grandezza. Grande sofferenza e pochissime variazioni di occupazione, invece, per le grandi città d'arte che vivono principalmente di turismo europeo ed extraeuropeo». L'unica speranza è dunque per una risalita sotto data, Covid permettendo.

Ripartenza dal 2023

Guardare il bicchiere mezzo pieno non è facile, in questo frangente. «Il 30% di prenotazioni in montagna per Capodanno non fa ben sperare, perché solitamente siamo al 50% - rimarca Marco Michielli, vicepresidente nazionale e presidente veneto di Federalberghi –. Prendiamo il dato per buono perché c'è questa tendenza al sotto data, ma il Capodanno non sembra comunque incoraggiante».Una preoccupazione che deriva anche dai risultati dell'estate: la montagna è quella che ha lavorato meglio, raggiungendo il 60% dell'operatività del 2019, mentre il mare si è fermato al 50%. «Ma con questi dati si fa fatica a pareggiare il bilancio», osserva Michielli. Il vero schianto è avvenuto per le città d'arte: Roma, Milano, Firenze, Verona viaggiano al 15% del giro d'affari che sviluppavano pre-Covid, mentre Venezia “festeggia” tra poco un anno di crisi nera iniziato con la grande acqua alta. Male anche le terme, che sono state mal percepite «pur essendo le strutture migliori, avendo in house anche uno staff medico a garanzia», mentre i laghi hanno pagato un alto indice di dipendenza dalla clientela internazionale.

Le aspettative non sono rosee. «Posso affermare che dopo 6 mesi dal giorno in cui verrà messo in commercio il vaccino riparte il turismo - conclude Michielli - Probabilmente torneremo ai livelli del 2019 solo nel 2023, perché il 2021 sarà problematico e il 2022 potrebbe esser l'anno dello scollinamento. Il nostro settore dovrà ripensarsi e c'è bisogno di un piano strategico con la partecipazione del Governo, come è accaduto in Spagna. Dobbiamo puntare su un innalzamento del livello qualitativo dell'offerta, aumentando la selezione della clientela».


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