Il capofila dei «falchi»

Weidmann lascia la Bundesbank dopo 10 anni: «È ora di voltare pagina»

di Isabella Bufacchi

Aggiornato il 20/10/2021 alle 16:00

3' di lettura

A sorpresa, il presidente della Bundesbank Jens Weidmann ha deciso di dimettersi dopo dieci anni alla guida della banca centrale tedesca. Il 53 enne ha chiesto al presidente della Repubblica federale Frank-Walter Steinmeier di essere sollevato dal suo incarico alla fine dell’anno, ha comunicato la Buba.

Weidmann lascerà la Bundebank il 31 dicembre 2021. Il vicecancelliere socialdemocratico Olaf Scholz, attuale ministro delle Finanze, ha indicato Natale come obiettivo per l’insediamento del nuovo governo di coalizione Spd-Verdi-Fdp. Nel governo “semaforo” prevalgono Spd e Verdi, che hanno posizioni più vicine alle colombe che non ai falchi in fatto di politica monetaria. E’ possibile che il prossimo presidente della Bundesbank, su indicazione di Scholz, rifletterà in qualche misura la linea più morbida rispetto alla coalizione uscente GroKo Cdu-Csu e Spd.

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In una lettera ai dipendenti della Bundesbank, Weidmann ha spiegato in grande dettaglio il motivo delle sue dimissioni: «Sono giunto alla conclusione che più di dieci anni sono un buon momento per iniziare un nuovo capitolo, per la Bundesbank e anche per me personalmente». Al momento non sono state fornite ulteriori spiegazioni.

Non si esclude che tra le motivazioni non dette da Weidmann ci sia la posizione in minoranza dei falchi all’interno della Bce: un peso, quello dei falci, che nella prospettiva di una politica monetaria accomodante a oltranza - in una fase post-pandemica mirata a un aumento degli investimenti pubblici per potenziare la crescita di Paesi super-indebitati - potrebbe calare ulteriormente.

Weidmann è stato nominato presidente della Bundesbank nel Maggio 2011.

Rivolgendosi ai colleghi nel Consiglio direttivo della Bce, Weidmann ha consigliato di non guardare unilateralmente ai rischi di deflazione, e di non perdere di vista i rischi potenziali dell’inflazione. Ha ringraziato la presidente della Bce Christine Lagarde per «l’atmosfera costruttiva e aperta» nelle discussioni a volte difficili negli ultimi anni. Ha sottolineato l’importanza della politica monetaria nella pandemia e il successo della conclusione della Revisione della strategia. «Il target di inflazione è più chiaro ora, è simmetrico. Maggiore attenzione deve essere data ai rischi sulla stabilità finanziaria e agli effetti collaterali. Un obiettivo di overshooting del tasso di inflazione è stato respinto».

Weidmann si è augurato, in prospettiva, che la Bce continui a rispettare il suo «stretto mandato», e che conservi la sua indipendenza, dalla politica fiscale e dai mercati finanziari.

La Bundesbank prevede che l’inflazione salirà fino al 5% alla fine dell’anno, per poi scendere dal prossimo anno. La Bce considera questo rialzo temporaneo.

La lunga lettera di addio
Nella lunga lettera ai dipendenti della Bundebank, Weidmann ha scritto che «l’ambiente nel quale operiamo è cambiato radicalmente e i compiti della Bundesbank sono cresciuti. La crisi finanziaria, la crisi del debito sovrano e adesso la pandemia hanno portato a decisioni in politica e nella politica monetaria che avranno effetti duraturi». E’ sempre stato importante per me, ha aggiunto, che si potesse sentire chiaramente la voce della Bundesbank orientata alla stabilità. «La riorganizzazione della supervisione bancaria in Europa ha portato a nuove strutture di vigilanza totalmente nuove, e ha rafforzato il ruolo della Bundesbank».

La reazione di Lagarde
La presidente della Banca centrale europea, Christine Lagarde, si è detta «immensamente dispiaciuta» pur rispettando la decisione di Weidmann, membro del Consiglio direttivo che ha ricoperto il più a lungo questo incarico.

«Sebbene Jens avesse opinioni nette sulla politica monetaria, sono sempre rimasta impressionata dalla sua ricerca di un terreno comune nel Consiglio direttivo, dalla sua empatia per i suoi colleghi dell’Eurosistema e dalla sua volontà di trovare un compromesso”, ha affermato Lagarde in una nota.

Di Weidmann ha messo in risalto il suo spirito costruttivo, la sua vasta esperienza e competenza, la sua ricerca per il consenso nel Consiglio, la sua empatia con i colleghi dell’Eurosistema.

Le dimissioni “tedesche” in Bce e Buba prima di Weidmann
Sabine Lautenschläger si è dimessa dal consiglio direttivo della Bce nel settembre 2019, come reazione all'arrivo di Fabio Panetta (una colomba) nell'Executive Board. Prima di lei, si erano dimessi nel 2011 il capo economista Bce Jürgen Stark e il presidente della Bundesbank Axel Weber.

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