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Welfare culturale sfida gli effetti della pandemia

L'arte e la cultura al servizio della salute: uno studio fa il punto sui risultati. La Commissione Europea promuove un'azione preparatoria volta a costruire un programma di politiche e di strumenti economici

di Roberta Capozucca

5' di lettura

Se l'alleanza tra arte e salute si regge ormai su un corpo sempre più solido di evidenze scientifiche, è arrivato il momento di definire linee politiche e programmi d'intervento concreti. Nell'ambito dell'azione preparatoria “Bottom-Up Policy Development for Culture & Well-being in the EU”, è stato presentato lo scorso 24 novembre al Parlamento Europeo il report “CultureforHealth”: un documento che raccoglie le ultime evidenze in merito al ruolo della cultura e delle arti nel miglioramento della salute e traccia la strada per dare vita a un programma europeo sul tema.

Perché è importante il report di CultureforHealth

Con l'obiettivo di indirizzare la stesura di linee guida politiche a livello europeo, nazionale e regionale per rinsaldare il rapporto tra arte e salute, nel maggio 2021 la Commissione Europea ha lanciato l’azione preparatoria “Bottom-Up Policy Development for Culture & Well-being in the EU”. Culture for Health, il consorzio europeo che sta portando avanti quest'azione pilota, ha analizzato oltre 310 studi maturati nel periodo pandemico e 500 progetti, che sono raccolti nel CultureForHealth Report “Scoping review of culture, well-being and health interventions and their evidence, impacts, challenges and policy recommendations for Europe” con l'obiettivo di fornire raccomandazioni politiche e di traiettoria, dando indicazioni di obiettivi sulla base di diversi linguaggi e pratiche. La ricerca è inoltre accompagnata da sei progetti pilota che sono oggetto di studio per l'identificazione di pattern valutativi di impatto.
Dalla Danimarca sono stati selezionati due progetti, entrambi finanziati da un bando nazionale e orientati al trattamento della malattia: il primo “Culture in Hospitals” porta la musica dal vivo nei reparti intensivi degli ospedali come modalità di riduzione dello stress collegato al percorso di cura, mentre “Arts and Culture Togheter” ha l'obiettivo di riattivare segmenti di memoria cancellati nei pazienti affetti da demenza attraverso la fruizione culturale e la collaborazione con cinque realtà museali danesi.
Per la categoria prevenzione delle malattie, è stato selezionato “Music and Motherhood”. Il progetto, sviluppato dal Cluj Cultural Centre in Romania insieme all'OMS, si concentra sul miglioramento della salute mentale delle neo-madri attraverso un programma di sessioni di canto con l'obiettivo di alleviare i sintomi della depressione post-partum e impattare direttamente sul benessere dei neonati.
Nell'ambito della prevenzione della salute e del benessere sul luogo di lavoro, il progetto sloveno “Inclusion of Art in businesses and companies”, realizzato dal centro Društvo Asocaicija, mira ad incentivare l'introduzione della cultura nelle aziende come fonte di benessere. Il progetto ha sottoposto a 70 dipendenti un vasto programma di attività culturali a cui partecipare durante gli orari lavorativi, tra cui installazioni artistiche e interventi sul posto di lavoro, laboratori di danza contemporanea e residenze collaborative creative. Incluso nell'analisi anche il progetto promosso dall'Associazione bolognese Oltre, “Intergenerational social well being with participatory arts and culture: Social well-being laboratories”, che lavora sulle connessioni intergenerazionali attraverso laboratori di danza e musica e che sfocia in una vera e propria parata cittadina.

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Le raccomandazioni politiche

Come anticipato, l'obiettivo del report è quello di fornire delle traiettorie di indirizzo politiche d'intervento, che sono state raggruppate in quattro categorie:
1. Considerare la cultura parte integrante della strategia sanitaria dell’UE come investimento di prevenzione, in grado di abbattere i costi della cura della malattia, sostenere un accesso più equo alla salute e maggiore inclusione sociale.
2. Promuovere il riconoscimento delle attività culturali come complementari, non sostitutive, rispetto alle risposte mediche convenzionali e all’economia del benessere, sostenendo la ricerca, con particolare attenzione ai meccanismi di impatto e alle evidenze sui benefici delle attività culturali per la salute e il benessere. Si fa riferimento in tal senso ai sempre maggiori casi in cui la partecipazione ad attività artistico-culturali viene prescritta per problemi non clinici; gli studi svolti nel Regno Unito, dove questo programma è presente da almeno due decadi nell'ambito delle politiche sociali, rileva che per ogni sterlina investita nel programma ci sia stato un risparmio pro-capite di 2,30 £ sulla prescrizione di farmaci e di servizi non necessari, inclusi i ricoveri ospedalieri di emergenza.
3. Sviluppare programmi di studio interdisciplinari e intersettoriali, inserendo gli ambiti della cultura e del sociale nei percorsi degli operatori della cura.
4. Incoraggiare gli Stati membri, regioni, città e organizzazioni a delineare politiche integrate, destinando risorse umane e finanziarie alla promozione di questa prospettiva da incorporare nella missione delle istituzioni sanitarie, culturali e sociali locali.

Il nuovo progetto degli Uffizi

Nel frattempo in Italia, in occasione della Giornata internazionale dei diritti delle persone con disabilità, il 1° dicembre 2022, le Gallerie degli Uffizi hanno presentato un nuovo progetto di benessere culturale. Costruito assieme all'associazione toscana Cittadinanzattiva e il Coordinamento Regionale dei Gruppi di Autoaiuto, il progetto di museoterapia è rivolto a donne affette dalla fibromialgia, una patologia ancora poco conosciuta. L'iniziativa, che prevede una serie di incontri a porte chiuse per il gruppo selezionato con visite guidate organizzate per connettere il partecipante alle storie dietro le opere del museo, ha appena concluso la prima fase di sperimentazione di cui ora, grazie al contributo di medici e psicologi, si stano analizzando gli effetti sulla base dei questionari consegnati.

Il contesto

Tornato al centro delle agende politiche a seguito della crisi pandemica, il dibattito pubblico intorno alla salute ha assunto sempre i connotati biopsicosociali, con un forte accento sulla necessità di affrontare le grandi sfide emerse nell'ultima decade. La celerità e la profondità delle trasformazioni economico-sociali, lo scenario di forte instabilità politica, aggravato dal moltiplicarsi dei contesti di guerra e dalle crescenti preoccupazioni per l'ambiente, hanno contribuito e continuano a concorrere al diffondersi di paure e ansie, che sempre più spesso sfociano in disturbi mentali, spingendo ad inserire il tema tra le priorità strategiche del Work Plan 2023 della Commissione Europea. Come dichiarato dalla stessa Organizzazione Mondiale della Sanità nel primo e finora più importante rapporto scientifico realizzato sul tema, Report OMS 67 del 2019, una partecipazione regolare alle attività artistiche e culturali può rappresentare un fattore protettivo della salute e una leva di prevenzione efficace. Una vita ricca di arte e di cultura contribuisce alla capability – cioè pone le condizioni basilari affinché una persona possa essere e fare, ovvero avere le capacità e l'agibilità individuali e collettive (empowerment) –, allo sviluppo di una health literacy, alla promozione di relazioni generative e solidali importate soprattutto per paesi in inverno demografico come l'Italia, al potenziamento della creatività e della capacità di affrontare e gestire i problemi e le sfide della vita. La relazione tra arte e salute, che sta definendo un nuovo concetto di welfare a base culturale, alimenta e sollecita la necessità di ri-disegnare politiche sociali e modelli di servizio sanitari. Come però sottolinea Catterina Seia, presidente di CCW-Cultural Welfare Centre: “la salute è un fenomeno complesso, multifattoriale e multiattoriale. Il welfare culturale non lo fa da solo il mondo della cultura, ma la cultura, senza piegarsi alle falle delle politiche sociali, può avere un ruolo costitutivo nella ridefinizione dei perimetri d'azione dei servizi sanitari e sociali con l'obiettivo di affrontare, in una prospettiva integrata, il contributo potenziale al benessere delle persone e delle comunità. Insieme, uscendo dal proliferare di progetti, con orizzonti temporali e impatti limitati”. Questo cambio di prospettiva offre, in un certo senso, la possibilità di ridisegnare l'offerta culturale sulla base delle sfide sociale contemporanee, superando le difficoltà del settore di ingaggiare pubblico in quanto va ad agire direttamente sulla domanda. Se di cultura non sembra mai di esserci bisogno, di welfare e benessere sì.

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