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Welfare elettorale, promesse da quasi 25 miliardi a 8 milioni di elettori

I programmi: la Lega punta a cancellare la Fornero con Quota 41, Fi insiste con mille euro ai pensionati. M5S e Pd difendono il Reddito di cittadinanza

di Marco Rogari

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3' di lettura

La campagna elettorale non è ancora entrata nel vivo. Ma i partiti già da tempo guardano alle singole platee di elettori, considerando anche la loro situazione reddituale e lavorativa, per affinare le strategie da attuare con l’obiettivo di catturare consensi. E anche se nessuno ne parla apertamente, con il progressivo avvicinarsi della scadenza del 25 settembre, quando gli italiani saranno chiamati alle urne, si sta materializzando una sorta di ipoteca in formato Welfare sull’esito del voto. Anche perché più o meno tutte le forze politiche stanno cercando di occupare il maggiore spazio possibile all'interno di una sorta di triangolo previdenziale-assistenziale costituito da uno stop alla legge Fornero con la strada spianata a Quota 41, su cui punta forte la Lega, dall’irrobustimento degli assegni pensionistici fino a giungere al tetto dei mille euro per i pensionati più poveri, che è uno dei cavalli di battaglia di Silvio Berlusconi, e dalla difesa del Reddito di cittadinanza da parte di M5S e del Pd, che propone comunque miglioramenti, ma non da Iv e Azione.

E l’interesse della politica per questo “triangolo” non deve stupire, perché in questo caso il bacino di riferimento oscilla attorno agli 8 milioni di elettori. Ma ha anche una controindicazione, che viene accuratamente tenuta nascosta: il consistente appesantimento della spesa pubblica, che sarebbe non inferiore ai 25 miliardi già il primo anno per dare a tutti la possibilità di andare in pensione con 41 anni di contributi a prescindere dall'età anagrafica, di beneficiare di trattamenti previdenziali da almeno mille euro e, contemporaneamente, per mantenere il Reddito di cittadinanza nell'attuale configurazione.

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Conto salato

Un conto abbastanza salato, quello da pagare per la campagna elettorale sul Welfare, che potrebbe trasformarsi in un nuovo fardello per i conti pubblici, già in sofferenza per le ricadute della crisi energetica e del conflitto russo-ucraino e sempre alle prese con la palla al piede del nostro pesante debito pubblico. E che, tra l’altro, sarebbe destinato ad aggiungersi all’attesa impennata, dovuta soprattutto alla corsa dell’inflazione, del 7% della spesa pensionistica (circa 24 miliardi), indicata per il 2023 con chiarezza nelle ultime previsioni di finanza pubblica.

Pensioni, quanto costano le promesse

Ma, anche a dispetto della cruda realtà dei numeri, i partiti sembrano aver già tracciato la loro rotta. Secondo le stime ufficiali elaborate dall’Inps, la Quota 41 promessa dalla Lega, e che piace anche ai sindacati, per superare già dal prossimo anno la legge Fornero e agevolare il pensionamento a migliaia di lavoratori costerebbe oltre 4 miliardi il primo anno di attuazione per poi arrivare nel tempo a un picco di quasi 10 miliardi. Di proporzioni ancora maggiori sarebbe l’intervento caldeggiato da Forza Italia per portare a mille euro al mese gli assegni pensionistici più bassi. Dall'ultimo rapporto annuale dell'Inps emerge che alla fine del 2021 i pensionati erano 16 milioni per una spesa complessiva lorda di quasi 312 miliardi. Di questi, circa 5,12 milioni (il 32%) percepivano meno di mille euro mensili. E questa platea salirebbe ulteriormente a 6,4 milioni di soggetti (il 40% del totale) se non si considerassero anche le integrazioni al minimo e gli assegni sociali.

Per far lievitare tutte queste pensioni occorrerebbero, a seconda della modulazione e dei criteri individuati, da un minimo di 8-10 miliardi a un massimo di 18-20 miliardi, stando almeno ad alcune stime non ufficiali circolate nelle precedenti occasioni in cui questa operazione era stata proposta. Il centrodestra (ma non solo) sembrerebbe intenzionato a recuperare una fetta delle risorse necessarie da un significativo ridimensionamento del Reddito di cittadinanza. Che però è intoccabile per il M5S e le forze politiche più a sinistra, e soltanto migliorabile per il Pd, che per il dopo Quota 102 guarda a una flessibilità pensionistica in uscita sostenibile. Iv e Azione non sono però d'accordo e propongono un'ampia revisione.

Reddito e pensione di cittadinanza

L'ultimo monitoraggio dell'Inps, aggiornato a giugno 2022, indica in 1,15 milioni i nuclei familiari beneficiari di Reddito e pensione di cittadinanza con un coinvolgimento di 2,46 milioni di persone. Depurando da questa platea i cittadini stranieri non aventi diritto al voto e i minorenni (il 25% del totale), i soggetti con Rdc direttamente toccati dalla campagna elettorale sarebbero poco più di 1,6 milioni, concentrati soprattutto al Sud. Come è noto, lasciare così com'è questo sussidio avrebbe un costo non trascurabile per le casse dello Stato. Nel 2021 l'Inps ha erogato trattamenti per 8,4 miliardi, ai quali si sono aggiunti 431 milioni per le pensioni di cittadinanza e 2,2 miliardi per il reddito d'emergenza collegato alla pandemia. E con tutte queste cifre si troverà subito a fare i conti chi uscirà vincitore dalle urne. Anche perché il primo appuntamento nell'agenda del prossimo governo sarà il varo di una delicata legge di bilancio.

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