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WeWork rinvia l’Ipo «almeno» al mese prossimo e cancella il road show

Accolta dal gelo dei grandi investitori con i quali si sta incontrando, WeWork ha deciso di posticipare il suo atteso collocamento azionario iniziale di almeno alcune settimane. E, sospettano alcuni analisti, alla fine quel ritardo potrebbe diventare anche assai più lungo

di Marco Valsania


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2' di lettura

New York - Accolta dal gelo dei grandi investitori con i quali si sta incontrando, WeWork ha deciso di rinviare «almeno al mese prossimo» il suo atteso collocamento azionario iniziale di almeno alcune settimane. E, sospettano alcuni analisti, alla fine quel ritardo potrebbe diventare anche assai più lungo.

Il colosso specializzato negli spazi per uffici condivisi, soprattutto per aziende della new economy, stava ormai da alcuni giorni considerando il da farsi, dopo aver riscontrato crescente scetticismo sul proprio modello di business e sulla propria governance da parte di potenziali soci in vista di un Ipo previsto originalmente per la prossima settimana. Adesso avrebbe rotto gli indugi, stando a quanto rivelato dal Wall Street Journal, arrivando a una drammatica decisione: quella di prendere tempo, di aspettare almeno fino alla meta' del mese prossimo per uno sbarco sul mercato, al Nasdaq.

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Nell'ultimo round di finanziamenti WeWork aveva raggiunto una valutazione da 47 miliardi. Un valore che oggi appare un miraggio e che nei fatti si è più che dimezzato. Da quanto affiorato, vertici aziendali e banche coinvolte si sono resi conto che WeWork e' scivolata al più tra i 15 e i 20 miliardi di dollari, o anche al di sotto.

Per correre ai ripari, il gruppo ha di recente annunciato cambi nella governance, con una maggior indipendenza del board e una riduzione del potere di voto del co-fondatore e amministratore delegato Adam Neumann. Ma queste mosse sono parse tardive e non sono bastate a rassicurare gli investitori.

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    Paura c'è inoltre per la performance finanziaria: WeWork ha riportato perdite per 1,61 miliardi di dollari l'anno scorso. Una cifra quasi equivalente alle sue intere entrate, pari a a 1,82 miliardi. E al cospetto di un'economia in rallentamento e' probabile che i business della societa' ne risenta.

    Accanto alle sfide specifiche di WeWork ci sono anche le condizioni della Borsa, più nervosa e avversa al rischio, ad apparire oggi meno favorevoli a facili debutti. La scorsa settimana la startup SmileDirectClub ha sofferto il peggior sbarco a Wall Street dell'anno per una societa' valutata oltre un miliardo: un calo del 28% nella prima giornata di contrattazioni del titolo.

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