studio Knight Frank

Whisky e diamanti blu: ecco come spendono i più ricchi del pianeta

Sono aumentati del 4% nell’ultimo anno (e lo faranno anche in futuro), Londra è la loro capitale ma puntano sul Sud Est asiatico: la società britannica fa l’identikit degli individui con un patrimonio di almeno 30 milioni di dollari

di Chiara Beghelli


Ventidue milioni di paperoni hanno il 50% della ricchezza finanziaria mondiale

4' di lettura

Nel 1915 lusso significava anche potersi comprare il terreno con le rovine di Stonehenge: lo fece sir Cecil Chubb, che lo acquistò per regalarlo alla moglie Alice. Tre anni più tardi la coppia lo avrebbe donato alla nazione, ma intanto la società di intermediazione e consulenza immobiliare Knight Frank metteva in curriculum uno degli affari più importanti della sua storia, iniziata nella Londra vittoriana del 1896.

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Abituata a maneggiare grandi fortune da oltre un secolo, la società da 13 anni pubblica un interessante Wealth Report, che con vari indici, statistiche, analisi dei suoi consulenti in tutto il mondo, traccia la mappa degli investimenti degli abitanti più ricchi del pianeta, per orientare magari anche quelli dei meno ricchi.

La popolazione esaminata è quella degli Uhnwi (Ultra high net worth individuals), formata da coloro che hanno un patrimonio netto di almeno 30 milioni di dollari. Nel 2018 erano 198.342, aumentati del 4% rispetto ai 12 mesi precedenti, cifra che nei prossimi cinque anni salirà del 23%, cinque punti in più del +18% del periodo 2013-2018. Nel 2023, dunque, gli ultra ricchi saranno circa 250mila.

La maggior parte di loro vive oggi in Europa (oltre 70mila), con la Germania primo Paese con 14mila seguita da Gran Bretgna con 12.500, mentre l’Italia è a 4.800. Ed è la Germania, insieme all’Est Europa, il Paese che nel Vecchio Continente registrerà la più importante crescita anche nei prossimi cinque anni: fra il 25 e il 30%, proprio come la Cina, la Corea del Sud e Taiwan. La nazione che però ne ha di più in assoluto sono gli Stati Uniti, con oltre 47mila Uhnwi, un dato però stagnante, come accade in gran parte dell’Europa, in Giappone, Sud America e Africa. In quest’ultima area, Sud Africa e Kenya sono i Paesi con la più alta concentrazione.

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L'Asia continuerà a essere il vero traino della ricchezza globale, con un aumento di ultra ricchi stimato fra il 25 e il 30%: e non solo con la Cina (dove oggi ci sono circa 9.900 di loro) ma anche l’India (con poco più di 1.900), Indonesia, Filippine, Vietnam: insomma, quel Sud Est del continente dove l’economia globale sta correndo più veloce.

Brexit o non Brexit, la capitale di questo popolo oggi è Londra, che nel 2018 ha scavalcato New York con il numero più alto di Uhnwi, 4.944, +582 negli ultimi cinque anni. Londra ha anche la più alta concentrazione di hotel a cinque stelle, ma New York ha il record di miliardari, 94. Eppure, nota il report, l’Italia va tenuta d’occhio come nuova meta di attrazione per i ricchi, grazie all’avvio del progetto “res non dom”.

Il report offre anche consigli sulle nuove città dove investire, dove i prezzi degli immobili sono ancora contenuti rispetto alle possibilità di rialzo. La maggior parte di esse sono accomunate da un elemento: la presenza di hub tecnologici. È il caso di Bengalore, considerata la Silicon Valley dell’India, come della cinese Hangzhou, la città sede di Alibaba e di altri 26 “unicorni” (aziende la cui valutazione è stimata in almeno un miliardo di dollari), o di Stoccolma (dove è nato Spotify), di Cambridge e Boston con i loro campus d’eccellenza.

Ancor più nello specifico, lo studio prevede quali saranno i quartieri “cool” per gli investitori, non solo privati: c’è Wynyard Quarter, ad Auckland, sede della prossima America’s Cup, oppure la zona di Alabang, a Manila, che vuole diventare la Beverly Hills della capitale filippina; ancora, lo Yangpu Riverside di Shanghai, dove si stanno ristrutturando 70 antichi siti industriali. Ci sono poi classici come Pasadena a Los Angeles o l’11esimo arrondissement di Parigi e Chelsea a Londra, ma anche l’italiana Lucca, con la sua campagna e i ristoranti d’eccellenza.

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Oltre le proprietà immobiliari, il Wealth Report offre anche un’analisi degli altri tipi di investimenti che stanno attirando i capitali dei più ricchi del pianeta: «Ci attendiamo un aumento del bere in particolare», si legge, trainato dall’aumento del 580% nell’ultimo decennio del “Knight Frank’s Rare Whisky 100 Index”, dall’apertura di nuovi voli diretti fra Edimburgo e Pechino, un aumento del 40% anno su anno delle vendite di Scotch in India e Cina, e dagli 1,2 milioni di sterline spesi per una bottiglia di Macallan del 1926, dipinta a mano da Michael Dillon, all’asta da Christie’s. Gli investimenti in questi “spirits” aumenteranno di ben il 582% nei prossimi cinque anni.

Sempre nell’ambito del bere, i Grand Cru delle quattro “r” (Raveneau, Romanée-Conti, Roumier e Rousseau) trascineranno le vendite dei Bordeaux, ma c’è da tenere d’occhio anche i piccoli produttori d’eccellenza del Piemonte e della California, poiché i collezionisti asiatici stanno puntando su esclusività e autenticità. I vini aumenteranno dunque del 147% nei prossimi cinque anni, anche se quest’anno l’interesse verso di essi è aumentato solo del 9%, la stessa percentuale calcolata per l’arte, il cui acquisto simbolo è stato quello di u n’opera di David Hockney battuta per 90 milioni di dollari, la cifra più alta mai spesa per un artista vivente. Il consiglio degli esperti, però, è di tenere d’occhio le opere di artisti afroamericani e di artiste, gruppi entrambi sottovalutati.

Attraenti anche le auto classiche, con l’indice Hagi (che misura l’andamento di 50 modelli di 19 marchi) cresciuto del 2,5% nel 2018, e i diamanti colorati, soprattutto quelli blu (con alcuni che hanno segnato +12% del valore in un anno), mentre quelli gialli sono calati e i rosa sono rimasti stabili. Da non sottovalutare, infine, le monete: nei prossimi cinque anni gli investimenti segneranno +193%, superando gli evergreen orologi (+173%).

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