mezzo secolo per due capolavori

«White Album» e «Beggars Banquet»: il 1968 (in bianco) di Beatles e Rolling Stones

di Francesco Prisco


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3' di lettura

Dici anni Sessanta e pensi a nomi, cose, fiori e città tutti rigorosamente a colori: Warhol, psichedelia, papaveri, Swinging London e compagnia cantante. Difficilmente ci ricordiamo che nell’anno più importante di quel fenomenale decennio - il 1968 del Maggio Francese e della Primavera di Praga - le due principali uscite discografiche delle due maggiori band in circolazione arrivarono sugli scaffali completamente vestite di bianco: i Beatles il 22 novembre diedero alle stampe il doppio omonimo passato alla storia come White Album, i Rolling Stones il 6 dicembre risposero con Beggars Banquet.

Quando i Beatles andarono in Bianco
Bianchi, ma per motivi profondamente diversi. I Fab Four riuscirono nell’incredibile operazione di infilare gli appunti sparsi del loro mistico viaggio in India dell’inverno precedente in quattro facciate di Lp, il primo pubblicato sotto l’effige della loro neonata etichetta Apple. Nessun filo logico tra un brano e l’altro: soltanto la smisurata grandezza di John, Paul, George e Ringo, la voglia di fare e strafare, farsi e strafarsi, ciascuno con le proprie composizioni, la propria sensibilità, i propri collaboratori.

Quando in bianco ci andarono gli Stones
Gli Stones il «bianco» lo accettarono loro malgrado: l’idea orginale era copertinare il disco con un cesso pubblico di chissà quale live club, dove il «Bob Dylan’s Dream» corrispondeva con lo sciacquone e l’amore («Love») era la silhouette di una mano ricalcata goffamente. Controcanto perfetto per un’opera che doveva ambiziosamente intitolarsi Beggars Banquet, quasi come la Beggar’s Opera che ispirò Brecht, e ancora più ambiziosamente aprirsi con Sympathy for the Devil, messa in blues del Maestro e Margherita di Bulgakov. Vaglielo a spiegare agli inglesi della Decca e agli americani della Abkco, impegnati nella produzione: un cesso in copertina? Neanche per sogno. Alla fine si ripiegò su un involucro bianco che «censurava» l’immagine originaria e beffardamente riproduceva le caratteristiche di un invito a cena: «Rolling Stones Beggars Banquet - R.S.V.P.». Invito per un particolarissimo «banchetto da straccioni».

Gli Esher Demos
Mezzo secolo di due capolavori che, proprio in questi giorni, tornano in versione Deluxe, entrampi ri-editati da Universal Music, prima major del mercato globale che, 50 anni dopo, ha riunito nel proprio portafoglio il repertorio delle due più grandi rock and roll band di sempre. Nel caso dei Beatles, si è lavorato sul solco di quanto già fatto l’anno scorso per il 50ennale di Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band e questa è la prima volta che il White Album è stato remixato e presentato con demo aggiuntive e sessioni di registrazione. Per creare i nuovi mix audio stereo e surround 5.1 per l’opera Giles Martin, figlio del grande George, e il mix engineer Sam Okell hanno lavorato con un esperto team di ingegneri e specialisti del restauro audio presso gli Abbey Road Studios di Londra. Tutte le nuove versioni del White Album includono il nuovo mix di stereo di Martin, realizzato partendo direttamente dai nastri di sessione originali a quattro e otto tracce e, per realizzare il nuovo mix, Giles ha usato come guida il mix stereo originale dell’album prodotto da suo padre. In totale si è trattato di recuperare le 30 tracce originali affiancaldole a 27 demo acustiche e 50 versioni alternative, la maggior parte delle quali mai pubblicate prima dora. Per capirci: ci sono dentro i leggendari Esher Demos, le incisioni su quattro piste che Lennon e McCartney fecero a ridosso del viaggio in India, «appuntandosi» armonie e melodie nuove.

Il nuovo «Beggars Banquet»
Per Beggars Banquet Universal propone una nuova edizione limitata celebrativa con il vinile dell’album con copertina apribile, il 12 pollici di Sympathy For the Devil con, sul retro, l’ologramma dell’originale «Toilet Cover». Nella confezione è inclusa anche una replica del raro flexi disc pubblicato originariamente solo in Giappone con un’intervista telefonica del 1968 a Mick Jagger. L’album, il primo degli Stones prodotto da Jimmy Miller, è stato rimasterizzato da Bob Ludwig, con cutting realizzatosempre agli Abbey Road Studios. L’edizione in vinile 180 grammi contiene il codice per scaricare digitalmente l’album.

Due idee di «Revolution»
Chiedeteci tutto su questi due dischi, purché non ci chiediate di scegliere tra l’uno e l’altro: sarebbe chiedere a un bambino di scegliere tra mamma e papà. Ciascuno contiene una propria visione del mondo che, nel 1968, era anche una visione del concetto di rivoluzione. Revolution secondo i Beatles: «Vogliamo tutti cambiare il mondo/ ma quando mi parli di distruzione/ Sai che non puoi contare su di me». Roba da Street Fighting Man per gli Stones: «Cosa può fare un povero ragazzo/ Se non cantare per una band rock and roll/ Perché nella sonnolenta città di Londra/ Non c’è posto per chi lotta per strada». Visioni che sono un pezzo imprescindibile della nostra storia.

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