Musei e biennali

Whitney Biennial, il grande risveglio della «Political art» americana

di Giuditta Giardini


4' di lettura

Dal 1932, anno della prima apertura al pubblico, la Biennale di arte americana del Whitney Museum di New York, continua a far parlare di sé. A curare l'edizione del 2017 dal 17 marzo all’11 giugno, la prima nel nuovo building progettato da Renzo Piano al culmine della High Line (Meatpacking District), sono Christopher Y. Lew e Mia Locks. Per più di un anno i due curatori hanno studiato e viaggiato tendendo occhi e orecchie verso i nuovi tumulti dell'arte. Il risultato è una biennale “politica” che spazia da macro-tematiche come le elezioni presidenziali americane, il movimento Black Lives Matter , la “questione nera”, quella sociale e le sparatorie di massa, alle micro-tematiche più individuali come il dramma del vivere quotidiano, gli abusi domestici, i debiti e le intime sofferenze. Tra i 63 artisti e collettivi presenti figurano a fianco di alcuni veterani, molte giovani promesse.

Whitney Biennal, il grande risveglio della  «Political art» americana

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A far discutere questa volta è stata, sin dal giorno dell'inaugurazione il 17 marzo, l'opera di Diane Schultz che spacca a metà la comunità artistica sul quesito: può un artista bianco farsi portavoce del “dramma nero”?
L'opera in questione è un olio del 2016, “Open Casket”, (non in vendita) che riproduce una foto datata 1955 del volto sfigurato del sedicenne Emmett Till rapito e linciato per aver flirtato con una ragazza bianca, riposto nella sua bara, lasciata volutamente aperta dalla madre (“let the world see what I have seen”) ( da Petzel , New York con quotazioni tra 70.000 -450.000 $).
Il giorno dell'apertura della Biennale al pubblico, l'artista afro-americano Parker Bright è rimasto in piedi di fronte al quadro con una t-shirt con su scritto “Black Death Spectacle” in segno di protesta. Tra gli altri artisti schierati a favore della rimozione dell'opera, Hannah Black in una lettera indirizzata al Whitney ha definito la questione “a black subject matter” off-limits per tutti gli artisti bianchi.

Facendosi portavoce del dubbio che assale la comunità artistica e più in generale il pubblico, lo stesso New York Times si domanda “ Should Art That Infuriates Be Removed? ” o è proprio lo scopo dell'arte “stimolare la riflessione sul presente” come sostengono, invece, i curatori della Biennale del Whitney?
Questo nuovo capitolo della political art comincia in concomitanza con la campagna elettorale per le elezioni presidenziali americane. Il profilo Instagram @dear_ivanka creato dall'artista Jonathan Horowitz (in asta il suo top lot è “Obama '08” battuto per 223.500 dollari lo scorso novembre dalla stima di 100-150mila $ da Christie’s New York) assieme ad alcuni colleghi è una raccolta di invocazioni ironiche indirizzate alla “First Daughter” americana. Il progetto ha avuto l'appoggio dell'artista ed attivista Marylin Minter, attualmente esposta (personale) al Brooklyn Museum , che dichiara “so che @dear_ivanka funziona, Ivanka non mi segue più su Instagram ora”. Sempre sull'onda di questo sentire, l'artista Richard Price avrebbe restituito ad Ivanka Trump i soldi pagati per l'acquisto di una delle sue opere, successivamente disconosciuta.

Mentre la maggior parte degli artisti americani sembra prendere le distanze dal neo-eletto presidente, pare invece che collezionisti e membri dei consigli di direzione dei principali musei della nazione abbiano raccolto più di 106 milioni di dollari per la cerimonia di insediamento del nuovo presidenti, strani casi della storia.

Tra gli artisti dall'impronta politica, visibili alla Biennale 2017 del Whitney, compare Smith Cauleen con i suoi banners macchiati di sangue e di lacrime, appesi al soffitto del museo in segno protesta per le uccisioni di massa della gente di colore. Gli stendardi motteggiano “we were never meant to survive” o intrigano con metafore “pigeons are black doves” (“Corbett vs. Dempsey”, Chicago, Kate Werble Gallery , New York - prezzo non ancora definito, prima prova per l'artista film-maker). Si spinge ancora più in là, l'artista Henry Taylor che in una delle varie tele esposte rappresenta il corpo inerme di Philando Castile, ripreso dal cellulare della sua ragazza, mentre veniva freddato da un colpo di pistola della polizia americana a Falcon Heights, Minnesota ( Blum & Poe , Los Angeles/New York/Tokyo quotazioni da 65.000 a 210.000 $). Una riproduzione dell'occhio di Sauron (Il Signore degli Anelli) dell'artista Puppies Puppies installata sulla facciata di fronte al museo sembra alludere alla presenza di un inquietante Big Brother, Pope.L in “Claim”, invece, inchioda 688 fette di mortadella a rappresentare la falsa stima di abitanti ebrei di Filadelfia (668.000 secondo l'artista, 250.000 in realtà) (da Mitchell-Innes & Nash , NewYork), mentre Frances Stark, giocando su un'opera del musicista punk Ian F. Svenonius, “Censorship Now!” (2015), ironizza sull'effetto benefico della censura sulla creatività artistica (da Gavin Brown's enterprise , New York).

Si aggiungono ai “politici” anche Deana Lawson, l'iraniana Tala Madani, Maya Stovall e Jordan Wolfson con il suo video “Real Violence” del 2017. La “sfumatura dark” di questo show che critica la politica del tempo è contrapposta al tentativo distopico di Raul De Nieves, che con la sua opera fatta di vetrate colorate e abiti barocchi, immagina un mondo migliore, un paradiso perduto, dove sono pace, amore e verità a governare. ( Company Gallery , New York, nessuna disclosure sulle quotazioni).

Un ringraziamento ad Anita Duquette, Whitney Museum Publications Manager, Rights & Reproductions

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