LEGGI E FISCO

Wildenstein assolto per insufficienza di prove dall'accusa di frode fiscale

di Maria Adelaide Marchesoni

Guy Wildenstein

2' di lettura

Assoluzione per l'art dealer Guy Wildenstein dall'accusa di frode fiscale e riciclaggio di denaro. Lo stesso verdetto è stato pronunciato per altri sette imputati del caso, tra cui membri della famiglia e consiglieri. Come si ricorderà il dealer franco-americano era stato accusato di aver nascosto opere d'arte e diverse proprietà immobiliari della famiglia del valore di centinaia di milioni di euro in un labirinto di trust offshore al fine di evitare di pagare le tasse di successione all'epoca della morte del patriarca Daniel Wildenstein avvenuta nel 2001.
Il processo era iniziato lo scorso ottobre e l'assoluzione si basa su difetti dell'accusa in quanto non c'erano prove sufficienti per affermare con certezza che Wildenstein intenzionalmente avesse commesso frode fiscale in seguito alla morte del padre.

La causa contro Wildenstein era stata istituita solo nel 2011, 10 anni dopo la morte del patriarca e il giudice ha invocato la decisione che la legge non è retroattiva e non poteva essere applicata all'eredità derivante dalla morte di Daniel Wildenstein, o ad attività trasferite alla morte del fratello di Guy, Alec Wildenstein nel 2008.
“Quando Daniel Wildenstein morì non c'erano leggi e nessuna certezza sul fatto che i beni intestati a un trust dovevano essere tassati - ha dichiarato Hervé Temime, l'avvocato di Guy Wildenstein - la giustizia penale non può sostituire il legislatore”.
Le autorità fiscali francesi, nella loro accusa, sostenevano che il patrimonio imponibile della famiglia Wildenstein, ai fini fiscali, ammontava a 615,7 milioni di euro, un valore ben oltre 10 volte quello dichiarato dagli eredi.
Nel patrimonio, che comprende, tra l'altro, diverse proprietà immobiliari, vi sono numerose opere d'arte tra cui 19 dipinti di Pierre Bonnard per un valore di 64,9 milioni di euro custoditi nel Free Ports & Warehouses di Ginevra (facenti capo a un trust denominato Sylvia) e 281,3 milioni di euro di altri dipinti in capo alla Delta Trust che tuttavia, secondo l'accusa avrebbe dovuto possedere opere per 1,1 miliardi di dollari secondo le autorità fiscali.

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