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Will Smith sfida se stesso in «Gemini Man»

<br/>Tra le novità in sala il nuovo film di Ang Lee e l'ultimo lavoro del regista giapponese Hirokazu Kore-Eda, «Le verità».

di Andrea Chimento


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Gemini Man

2' di lettura

Ang Lee prosegue il suo percorso sperimentale con «Gemini Man», film tra i più attesi del weekend in sala.
Come per il suo precedente «Billy Lynn: Un giorno da eroe», il regista taiwanese ha optato per i 120 fotogrammi al secondo (una velocità molto diversa dai classici 24 fotogrammi al secondo) e per un 3D ad altissima definizione.

Le novità in sala

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L'apparato visivo, così, è indubbiamente all'avanguardia e riesce a incuriosire, ma ciò non basta a nascondere la banalità di una trama incentrata su un assassino professionista, che lavora per i servizi segreti americani ed è pronto ad andare in pensione quando si troverà invischiato in un complotto più grande di lui. A dargli la caccia sarà un ragazzo straordinariamente abile e incredibilmente simile a lui.

Will Smith veste così un doppio ruolo e l'effetto speciale più impressionante è proprio quello relativo al ringiovanimento del noto attore americano.
Peccato che, oltre a una tecnologia altamente suggestiva, ci sia davvero ben poco per cui appassionarsi in questo film che, paradossalmente, risulta fuori tempo massimo e poco attuale, soprattutto a causa di un canovaccio narrativo che sembra uscito da un prodotto degli anni Novanta.
Col passare dei minuti, infatti, «Gemini Man» fatica sempre più a coinvolgere e arriva a una parte conclusiva raffazzonata e scritta in maniera grossolana.
Mediocre anche la prova di Will Smith, alla sua prima collaborazione con il regista de «I segreti di Brokeback Mountain» e «Vita di Pi».

Decisamente più riuscito è il nuovo lungometraggio di Hirokazu Kore-Eda, re gista giapponese che si è cimentato col suo primo film in lingua francese, «Le verità».
Scelto come titolo d'apertura dell'ultima Mostra di Venezia, il film ha per protagonista Fabienne, un'anziana attrice transalpina, che riceve la visita dagli Stati Uniti della figlia, accompagnata dal marito e dalla figlioletta. Il ricongiungimento, dopo il lungo periodo di lontananza, sarebbe l'occasione per celebrare la pubblicazione dell'autobiografia di Fabienne, ma frizioni e incomprensioni di vecchia data non tardano a manifestarsi.
Dopo la Palma d'oro vinta a Cannes con il bellissimo «Un affare di famiglia», il grande regista nipponico conferma tutta la sua bravura e il suo tocco delicato e di rara sensibilità.
Rispetto ai suoi film migliori mancano alcuni guizzi realmente degni di nota, ma è complessivamente un'operazione elegante e raffinata, dotata di una scrittura notevolissima e di alcuni dialoghi capaci di rimanere impressi a lungo.
Grande merito va anche dato a un cast in ottima forma: assistiamo a una vera e propria gara di bravura tra Catherine Deneuve e Juliette Binoche, che si confermano tra le più intense interpreti del cinema europeo contemporaneo.

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