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William Blake, ribelle incompreso

di Nicol Degli Innocenti


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3' di lettura

Un tributo a un grande artista, ma soprattutto un inno al potere dell'immaginazione. La grande retrospettiva che Tate Britain dedica a William Blake è un omaggio a uno dei personaggi più visionari, originali, individualisti e ribelli della storia d'Inghilterra.
Organizzata in ordine cronologico, la mostra ripercorre la sua tormentata carriera di pittore, incisore e poeta fuori dagli schemi, destinato a restare ai margini della vita culturale, artistica e sociale dell'epoca ma a diventare poi un'ispirazione per artisti in tutti i campi dalla sua morte nel 1827 a oggi.

La prima delle oltre 300 opere in mostra è Albion Rose del 1793, ispirata dall'Uomo Vitruviano di Leonardo, una rappresentazione della mitica nascita dell'Inghilterra. L'immagine di un uomo nudo in piedi su una roccia, con le braccia aperte davanti a un cielo con tutti i colori dell'alba, è un inizio spettacolare ma anche fuorviante. L'ottimismo nei toni e nel messaggio è l'eccezione nelle opere di Blake.

Figlio di un bottegaio di Soho che aveva faticosamente ma orgogliosamente recuperato i soldi per far studiare disegno al figlio, riconoscendo il suo precoce talento, Blake era riuscito ad approdare alla Royal Academy ma era durato poco.

William Blake alla Tate Britain

William Blake alla Tate Britain

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Troppo poco accademico, troppo ribelle, troppo originale e deciso a seguire la sua personale visione dell'arte, Blake ha lottato per tutta la vita per farsi apprezzare. Per sbarcare il lunario ha passato le sue giornate stampando illustrazioni altrui per libri, lavorando la sera e la notte alle sue opere e alle sue poesie. Per entrambe utilizzava le sue visioni, i suoi sogni, le sue allucinazioni e a volte i suoi incubi.
I suoi disegni, che restano originali e immediatamente riconoscibili, sono popolati da figure idealizzate di uomini e donne con muscoli degni di Michelangelo, da angeli e démoni, da creature divine e creature mostruose, da personaggi biblici e mitologici, da streghe e draghi.
La sala più commovente della mostra è del tutto immaginaria. Una gigantografia dell'interno di St Martin's in the Fields, la chiesa in Trafalgar Square che Blake frequentava, con una sua opera ingrandita come pala d'altare. Era quello che l'artista avrebbe voluto: un'opera di grandi dimensioni in un degno contesto, come i pittori del Rinascimento italiano che tanto ammirava. E' restato un sogno.
A guardare la ricchezza e complessità delle immagini dei suoi disegni o incisioni, i suoi quadri densi di dettagli, è evidente che erano intesi come studi per grandi affreschi o opere di grandi dimensioni. Nella realtà però tutti sono rimasti di piccole se non minuscole dimensioni e nessuna delle sue opere è mai stata scelta come pala d'altare o per una commissione pubblica.

Una delle rivelazioni della mostra è il ruolo cruciale della moglie Catherine, ritratta in un delicatissimo disegno, che non solo lo ha sostenuto emotivamente e psicologicamente nei molti anni bui, ma lo anche assistito colorando le sue stampe e, dopo la sua morte, completando i suoi disegni. “Ho goduto poco della compagnia di Mr Blake, perché era sempre in Paradiso”, disse Catherine.
Ossessionato dalle sue visioni e dalla determinazione di lasciare un segno indelebile, Blake ha lavorato in continuazione, vivendo più in Purgatorio che in Paradiso. Non a caso ha voluto illustrare la Divina Commedia di Dante. Appassionato credente nell'importanza dell'arte e nella visione individuale dell'artista, archetipo del genio incompreso, è ora considerato il padre dei grandi Romantici. Un artista fuori dal tempo che resta un'ispirazione per gli artisti di oggi. Un artista che sognava in grande, la cui grandezza è ora riconosciuta.

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