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Wimbledon, la 40esima disfida «Fedal» incorona re Roger

di Alessandro Merli


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AP

3' di lettura

WIMBLEDON – Forse non sarà archiviata fra gli scontri leggendari fra Roger Federer e Rafael Nadal, come la finale di Wimbledon del 2008 e quella dell'Australian Open del 2017, ma la semifinale vinta dallo svizzero all'All England Club ha tutte le caratteristiche per trasformarsi in un classico dei quaranta scontri fra i due titani del tennis contemporaneo.

Ci sono voluti cinque match-point a Federer, in una partita che ha vissuto momenti esaltanti, per aggiudicarsi alla fine il diritto a giocarsi la finale domenica contro Novak Djokovic, che ci è arrivato invece quasi in sordina, cedendo anzi un set, contro pronostico, allo spagnolo Roberto Bautista Agut, che si è rivelato qualcosa di meglio di un comprimario.

La partita fra il numero uno del mondo e Bautista Agut era l'antipasto del pomeriggio. I due sono andati rapidamente un set pari, poi l'incontro si è praticamente chiuso al sesto gioco del terzo set, quando Djokovic ha strappato il servizio al rivale, che da allora non ha potuto che cercare di tenersi attaccato, invano, nel punteggio. Per lo spagnolo, che a causa degli inopinati progressi nel torneo, ha addirittura dovuto rinviare il matrimonio, resterà comunque una Wimbledon da incorniciare, mentre Djokovic si presenta in finale, inevitabilmente, da favorito. Si profila un altro potenziale classico: finora il conto è 25-22 per il serbo, che però negli ultimi anni non ha mai dovuto affrontare un Federer così in palla.

Il vero piatto forte della giornata, e forse di tutti i Championships, è stata comunque la semifinale fra gli eterni rivali Federer e Nadal, l'ennesima replica del “Fedal” (la numero 40), che qui non andava in scena proprio da quella mitica finale di undici anni fa, che il maiorchino fece sua dopo rinvii per pioggia, sospensioni, rovesciamenti di fronte, un quinto set finito 9-7. A tratti questa partita ha replicato il tennis eccelso, e le emozioni di quella. Federer è partito fortissimo, come sapeva di dover fare, contro un avversario che era apparso finora il più in forma dei Big 3. Prima palla, un ace di servizio. Fin dalle discussioni della vigilia, si era detto che la battuta di Federer sarebbe stata la chiave e contro Nadal ci sarebbe voluta una percentuale di prime palle sopra il 70%. Alla fine è stata il 68 (con 14 ace), ma è bastata. “Roger gioca dentro il campo, non ti dà il tempo”, ha detto alla fine un laconico Nadal. “E' stata una gioia giocare oggi”, ha commentato Federer, che, come sempre a Wimbledon, ha avuto il pubblico dalla sua. Dall'espressione in conferenza stampa, lo spagnolo non sembrava affatto d'accordo.

Il primo set è comunque arrivato fino al tie-break e solo allora da 2-3, con cinque punti consecutivi, Federer è stato in grado di vincere la resistenza di Nadal. Nel secondo set, però, lo spagnolo ha pareggiato rapidamente i conti con un 6-1. Forse troppo ansioso di sfruttare il vantaggio, lo svizzero ha esagerato con le discese a rete, anche quando non ne aveva i tempi giusti, e ne ha pagato il prezzo. Al terzo set, quindi, si riparte da zero, e a Federer basta un break, non senza aver rischiato di incassare un immediato contro-break, per portare a casa la partita 6-3. Nel quarto, il livello si alza da entrambe le parti. Federer strappa il servizio al terzo game. Al nono gioco, sulla battuta di Nadal, arrivano i primi due match-point, ma lo spagnolo li annulla con la sua nuova arma, due servizi ingiocabili, e chiude con un ace. Al decimo gioco succede di tutto. Federer offre l'opportunità del contro-break a Nadal con un clamoroso smash steccato. Conquista il terzo match-point con il serve-and-volley, classico tennis di Wimbledon, di quando l'erba del Centre Court era l'erba. Nadal lo annulla di nuovo alla fine di un durissimo scambio da fondo. Il quarto match-point lo svizzero se lo aggiudica con un ace, lo spagnolo lo infilza con un passante al prossimo punto. Federer fa servizio e dritto e quando una palla di Nadal va lunga, la semifinale è sua, con un 6-4 al quarto set durato quasi un'ora.

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