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Wimbledon, palcoscenico troppo grande: Berrettini si inchina a “re” Federer

È durata solo 74 minuti l'avventura di Matteo Berrettini sul campo centrale di Wimbledon contro Roger Federer, che qui è stato otto volte campione e si considera a giusta ragione il re di questo rettangolo d'erba

di Alessandro Merli


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3' di lettura

È durata solo 74 minuti l'avventura di Matteo Berrettini sul campo centrale di Wimbledon contro Roger Federer, che qui è stato otto volte campione e si considera a giusta ragione il re di questo rettangolo d'erba. Il tennista romano di 23 anni aveva detto alla vigilia di voler andare in campo per vincere, ma Federer non gli ha dato nemmeno il tempo di apprezzare dove si trovava: la fine è arrivata troppo alla svelta, 6-1, 6-2, 6-2. Il campione svizzero ha commesso solo 5 errori gratuiti in tutta la partita, l'italiano, il cui punto di forza è il servizio, si è trovato quasi sempre indietro anche sulla propria battuta. I due sono tuttora su due pianeti diversi, tennisticamente e mentalmente.

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Sarebbe ingeneroso tuttavia giudicare Berrettini da quel che ha fatto vedere oggi, annichilito da un campione che sul Centre Court non ha uguali e soprattutto dall'emozione dell'occasione: il primo set si è chiuso in 17 minuti. Il suo torneo è stato invece un altro passo importante di una crescita che nel 2019 è divenuta esponenziale: vittoria a Budapest, vittoria a Stoccarda sull'erba, semifinale a Halle, sempre sull'erba, dove già aveva sfiorato il primo incontro con Federer, il suo idolo d'infanzia, ottavi di finale per la prima volta in uno Slam a Wimbledon, dove avrà incontrato avversari non di primissimo piano, come Bedene, l'ormai ex Baghdatis e l'ostico Schwartzman, ma ha mostrato grande solidità, anche di testa. Non avrà il braccio di Fabio Fognini, ma neppure le mattane. Entrato nei Top 20 del mondo e classificato qui come testa di serie numero 17, Berrettini dopo Wimbledon scalerà ulteriormente la classifica. Il tennis italiano può crederci.

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Federer ha ottenuto il massimo risultato con il minimo sforzo, il che conta per uno come lui che, sulla soglia dei 38 anni, deve anche risparmiare le energie. Del resto, questo Wimbledon sembra, almeno finora, una rassegna dei soliti noti. Novak Djokovic, campione uscente, ha spazzato via in tre set il francese Ugo Humbert e Rafael Nadal ha fatto lo stesso con Joao Sousa, il primo portoghese della storia a raggiungere gli ottavi di Wimbledon. Se non fosse che Andy Murray sta ancora riprendedosi dai postumi di un'operazione, divertendosi in doppio misto con Serena Williams, gli altri tre che dominano ininterrottamente la scena del Centre Court dal 2003, il primo successo di Federer all'All England Club, sono tutti lì. La cosiddetta NextGen, la futura generazione di campioni, nel frattempo si è dissolta già nella prima settimana del torneo.

    A proposito di Serena, c'è qualcuno che ha il coraggio di scommetterle contro, dopo l'ecatombe delle teste di serie in un Wimbledon che riflette la totale instabilità del tennis femminile? Le più in palla sono Simona Halep, finora sempre incompiuta, la portabandiera di casa Johanna Konta ed Elena Svitolina. Ieri sono uscite di scena la numero uno (provvisoria) della classifica, Ashleigh Barty, e la nuova beniamina del pubblico, la quindicenne Cori Gauff, che ha ceduto alla Halep. Anche per lei, come per Berrettini, un Wimbledon da incorniciare.

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