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Winterkorn: «Non sapevo nulla del software truccato»

di Andrea Malan

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(Afp)


2' di lettura

Catenaccio su tutta la linea. Martin Winterkorn, ex amministratore delegato della Volkswagen, si è difeso di fronte alla commissione d’inchiesta del Bundestag dalle accuse relative al dieselgate: l’ex manager ha detto che non sapeva delle manipolazioni del software dei motori diesel per frodare i test sulle emissioni inquinanti: «Non è comprensibile per quale motivo non mi sia stata spiegata la situazione in modo tempestivo e chiaro». «Sono ancora alla ricerca di risposte» alle domande sollevate dal dieselgate, ha detto, rilevando che la questione «ha fatto infuriare le persone e anch'io sono furioso» per quanto successo.

Nella sua prima uscita pubblica dopo le dimissioni del settembre 2015, il 69enne Winterkorn - che era affiancato dai suoi avvocati - ha detto di non essere stato a conoscenza dei software truccati già nell’estate 2015, come gli viene rimproverato dalle autorità americane; a domande precise dei parlamentari tedeschi non ha voluto rivelare esattamente quando ne è venuto a conoscenza, trincerandosi dietro la riservatezza per le indagini in corso su di lui. Il manager ha aggiunto di non avere idea di quante persone possano aver partecipato alla truffa. Ha deplorato che la questione ha trascinato il gruppo nella peggiore crisi della sua storia. I costi del Dieselgate non sono ancora calcolabili esattamente, e quindi «è imperativo fare chiarezza completa», ha indicato Winterkorn, che ha rilevato che nel gruppo non vi è mai stato «un regime del terrore». Winterkorn ha anche detto «di non aver parlato con il Governo tedesco degli ossidi di azoto» (NOx) e »di aver lavorato per trovare la migliore soluzione nel rispetto di tutte le norme».

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L’ironia dei media tedeschi.
L’atteggiamento di Winterkorn è stato oggetto di ironia sui media tedeschi: la «Frankfurter Allgemeine Zeitung» lo ha definito «sfacciato»: «Non sapeva nulla, nessuno gli aveva detto nulla, nonostante la sua porta fosse sempre aperta. Chissà perché nessuno è mai entrato, si chiede l’innocenza in persona». Nonostante il suo leggendario amore per i dettagli, prosegue il commento, «nessuno ieri al Bundestag gli ha chiesto come mai non avesse fatto domande su come i tecnici motoristi potessero ottenere risultati impossibili».

Il rischio-risarcimenti.
La reticenza di Winterkorn è comprensibile. Ne va del suo destino giudiziario ma anche di quello della sua ex azienda, che nel caso emergano sue precise responsabilità sarebbe molto più esposta a cause di risarcimento da parte di consumatori e investitori. Sono 11 milioni al mondo le auto diesel del gruppo con emissioni manipolate. Volkswagen ha concordato di recente con le autorità americane un patteggiamento da 4,3 miliardi di dollari per porre fine alle accuse penali, oltre ad essersi impegnata a versare 17,5 miliardi di dollari a titolo di indennità in ambito Dieselgate.

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